• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05838 [Esplosione in un sito nucleare francese, tra Avignone e Nimes]



BIANCHI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in data 12 settembre 2011, intorno alle ore 11,45, a Marcoule, nei pressi delle città di Avignone e Nimes, regione della Linguadoca-Rossiglione (Francia), è avvenuta un'esplosione in un sito nucleare, esattamente all'interno di un forno del centro di trattamento scorie radioattive "Centraco" appartenente alla società "Socodei", in seguito alla quale un operaio è morto a causa delle ustioni riportate ed altri quattro dipendenti sono rimasti feriti;

la centrale dista dai confini italiani poco più di 200 chilometri, e precisamente 242 chilometri da Ventimiglia, 257 chilometri da Torino e 342 chilometri da Genova e quindi in linea d'aria la distanza tra zona dell'incidente ed il confine con le regioni italiane di Piemonte e Liguria è relativamente breve;

in seguito a degli accertamenti avvenuti sul luogo dell'incidente, fonti governative francesi hanno smentito l'ipotesi di fuga radioattiva dal sito nucleare verso i territori italiani;

il Dipartimento della protezione civile italiana insieme all'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (ISPRA) hanno approntato una serie di azioni di monitoraggio radioattivo lungo tutta la zona italiana confinante con la Francia;

tale monitoraggio ha per il momento escluso presenze anomale di radioattività,

si chiede di sapere:

quali siano state esattamente le azioni preventive adottate dal Dipartimento della protezione civile e dall'ISPRA per monitorare a fondo l'eventuale presenza di radioattività eccedente i normali livelli tollerati;

quanto tempo sia intercorso esattamente tra l'incidente nella centrale francese e la smentita da parte di fonti governative ufficiali francesi sulla presenza di fuga radioattiva;

quali siano esattamente i piani previsti dal Dipartimento della protezione civile in caso di fuga radioattiva per la salvaguardia delle popolazioni residenti nelle zone maggiormente a rischio a causa della loro vicinanza alla frontiera con la Francia e di conseguenza ai siti nucleari di quest'ultima, e cioè delle popolazioni di Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta.