• Testo interrogazione a risposta orale

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Atto a cui si riferisce:
S.3/02375 [Causa tra Unicredit e la Provincia di Pisa]



LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

in un articolo pubblicato il 7 settembre 2011 in prima pagina su "Finanza e Mercati" dal titolo: "Derivati, il Tribunale gela Unicredit", Sofia Fraschini riporta una sentenza del Tribunale di Milano, che ancora una volta ha censurato i derivati avariati collocati, durante la gestione di Profumo, presso enti locali e piccole e medie imprese spesso ridotte all'insolvenza;

si legge nel citato articolo: «Doccia fredda per Unicredit nella causa derivati con la Provincia di Pisa. Secondo il documento consultato da F&M, il giudice del Tribunale di Milano Silvia Brat ha respinto la richiesta della banca di portare in aula prove testimoniali e ha appoggiato l'ente locale avviando la verifica dei costi occulti che sarebbero stati caricati dalla banca su un derivato da 80,14 milioni. Un titolo stipulato in due tranche nel 2011 e in scadenza nel 2015. La querelle tra Unicredit e Pisa ha avuto inizio nel 2009 quando l'amministrazione ha annullato gli atti in autotutela dopo aver calcolato in 1,2 milioni i costi di transazione e i margini di intermediazione. Saltata ogni soluzione transattiva tra le parti, la questione è approdata al Tribunale di Milano nel 2010. "E oggi - commenta a F&M il direttore generale della Provincia, Giuliano Palagi - si trova a un punto di svolta. La decisione del giudice di nominare consulenti tecnici dimostra infatti la validità della nostra decisione di annullare in autotutela i contratti. Inoltre, siamo fiduciosi, perché il riconoscimento dei costi occulti potrebbe dimostrare che i derivati erano viziati e quindi portare al definitivo annullamento del contratto". Aspettando di conoscere l'esito della verifica, il 17 novembre, per la Provincia di Pisa - e anche per tutti gli enti locali italiani - resta ancora aperta un'altra partita che potrebbe innescare un'ondata di cause per almeno 30 miliardi tra banche ed amministrazioni. Si tratta dell'ormai famoso contenzioso tra la Provincia di Pisa e l'accoppiata Dexia-Depfa per il quale l'amministrazione toscana sta aspettando da oltre tre mesi la sentenza dal Consiglio di Stato.Un vero e proprio giallo poiché pare che il verdetto sia stato scritto, ma la pubblicazione del provvedimento sia stata bloccata. Sul piatto c'è il potenziale riconoscimento della caducazione del contratto e un quindi un precedente che, se confermato, rappresenterebbe un'occasione per tutti gli enti locali. Difficile non pensare che la mancanza di una normativa sui derivati (annunciata e mai arrivata) e la complessa situazione delle banche italiane non abbiano influito sulla mancata decisione. In ogni caso, "aspettiamo fiduciosi" spiega Palagi annunciando l'invio di una lettera di sollecitazioni al Consiglio di Stato. "La Provincia deve sapere come muoversi - ha concluso - in questo difficile momento finanziario in cui eventuali accantonamenti devono almeno essere programmati",

si chiede di sapere:

se risulti che Unicredit, sotto la censurabile direzione di Profumo, allontanato con una liquidazione di 40 milioni di euro con oscure motivazioni, abbia collocato caterve di derivati presso imprese ed enti locali con sistemi incentivanti e premialità di vantaggio per quei dirigenti, come Mereghetti, sempre coperto dall'ex amministratore delegato, che consumavano la futura "truffa" e che finora non hanno ancora pagato il conto;

se la querelle tra Unicredit e la Provincia di Pisa non debba indurre il Ministro dell'economia e delle finanze a rafforzare la disciplina sanzionatoria volta a disincentivare casi come quello di Unicredit e gestioni come quelle dell'ex amministratore delegato Profumo che, a giudizio dell'interrogante, invece di essere conteso come "salvatore della Patria" dovrebbe rispondere penalmente per gli enormi danni inflitti alle piccole e medie imprese ed agli enti locali super indebitati;

se i costi occulti non siano la dimostrazione lampante di derivati viziati, con la nullità totale del contratto, ovvero la possibilità di un suo annullamento;

se risulti la ragione per cui non sia stato ancora pubblicato il verdetto da parte del Consiglio di Stato;

quali misure urgenti il Governo intenda adottare per garantire che banchieri avidi ed irresponsabili, a cominciare da Profumo, indagati da alcune Procure della Repubblica, possano pagare per i comportamenti truffaldini con l'aggravante della serialità.