• Testo mozione

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.1/00708 [Emergenza umanitaria nei paesi del Corno d'Africa]



La Camera,
premesso che:
la drammatica situazione che sta sconvolgendo il Corno d'Africa, in particolare Somalia, Kenya ed Etiopia, e che sta rapidamente estendendosi verso Burundi, Gibuti, Sud Sudan e Uganda, sta assumendo dimensioni impressionanti. Secondo gli operatori si tratta della più grande catastrofe affrontata dall'Africa negli ultimi 60 anni, un dramma che supera per gravità e portata anche la carestia che colpì l'Etiopia tra il 1984 e il 1985 e provocò un milione di morti;
l'emergenza coinvolge oltre 12 milioni di persone in Somalia, Gibuti, Etiopia e Kenya, dove la carestia ha già causato migliaia di vittime. Il tasso di mortalità è pari a due vittime al giorno e quello di malnutrizione è al 30 per cento. La Somalia è il Paese più devastato: sono 3,7 milioni le persone colpite dalla crisi, con 3,2 milioni che necessitano di assistenza immediata;
secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) sono circa mille le persone disperate che ogni

giorno fuggono dalla siccità e dalla carestia che ha colpito le regioni del sud della Somalia e arrivano a Mogadiscio in cerca di aiuto. Secondo i dati dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nel solo mese di luglio 2011, sarebbero oltre 20.000 gli sfollati che sono giunti nella capitale somala. In queste regioni la distribuzione degli aiuti umanitari da parte delle organizzazioni non governative è stata ostacolata dagli Shabaab, gruppi di estremisti islamici che controllano le zone;
continua inesorabile anche l'esodo dal Paese di rifugiati stremati dalla fame e dalla guerra. Nei campi di rifugiati a Dadaab in Kenya continuano ad arrivare circa 1.500 rifugiati somali ogni giorno. Sono 60.000 dall'inizio del 2011 e 100.000 se si considera l'intero Kenya. Il flusso di somali prosegue anche verso l'Etiopia: a Dollo Ado giungono centinaia di profughi al giorno. Da gennaio 2011 sono arrivati in 74.000. Le condizioni di sovraffollamento e le conseguenze della siccità e delle successive alluvioni che hanno colpito queste zone del Corno d'Africa hanno, pertanto, prodotto una situazione insostenibile. Le Nazioni Unite hanno anche lanciato l'allarme sui possibili rischi di contagio in alcuni campi dell'Etiopia, in particolare in quello di Dollo Ado, dove si sono verificati casi di morbillo; sono, infine, stati accertati anche casi di colera a Mogadiscio, tanto che le associazioni umanitarie temono la diffusione di un'epidemia;
in questa vicenda drammatica i soggetti più colpiti sono i bambini: secondo l'Unicef la metà dei 3,7 milioni di persone colpite dalla crisi è costituita da minori di 18 anni, con un quinto della popolazione che ha meno di 5 anni. In totale, si stima che circa 554.000 bambini siano affetti da malnutrizione grave. Secondo le valutazioni riportate dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sarebbero 10 al giorno i bambini con meno di 5 anni che muoiono nel campo profughi di Kobe a Dollo Ado. La malnutrizione resta la principale causa dell'alta mortalità, ma l'insorgenza delle epidemie rischia di aggravare il problema;
nel corso del vertice straordinario del G20 alla Fao tenutosi nel luglio 2011 per discutere le misure da adottare per affrontare la crisi del Corno d'Africa, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha dichiarato che per far fronte alla carestia in Somalia servono 1,6 miliardi di dollari,


impegna il Governo:


a chiarire la posizione dell'Italia circa gli aiuti stanziati per fronteggiare la catastrofe umanitaria che sta sconvolgendo i Paesi del Corno d'Africa, prevedendo eventuali incrementi degli stessi dovuti alla gravità e al protrarsi della crisi;
ad essere promotore di iniziative volte a mantenere alta l'attenzione e a sensibilizzare l'opinione pubblica e l'intera comunità internazionale sul dramma in atto nei Paesi africani coinvolti, attraverso conferenze, incontri e campagne di informazione;
a mantenere un canale privilegiato e di continua collaborazione con gli operatori umanitari e le organizzazioni non governative, al fine di monitorare costantemente l'evolversi della situazione.
(1-00708)
«Mosella, Lanzillotta, Pisicchio, Tabacci, Vernetti, Brugger».