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Atto a cui si riferisce:
C.4/09768 [Disposizioni relative al trattamento di fine rapporto]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata mercoledì 3 agosto 2011
nell'allegato B della seduta n. 512
All'Interrogazione 4-09768 presentata da
MASSIMO DONADI
Risposta. - In riferimento all'atto di sindacato ispettivo in oggetto indicato, inteso ad accertare quali iniziative intendano assumere i Ministri interrogati al fine di evitare che i pubblici dipendenti subiscano sperequazioni rispetto ai dipendenti privati per quanto attiene l'anticipazione del trattamento di fine rapporto, si rappresenta quanto segue.

In via preliminare è necessario precisare che, in linea di principio, già la legge 8 agosto 1995, n. 335, di riforma del sistema pensionistico, aveva introdotto - all'articolo 2, comma 5 - anche per i dipendenti pubblici assunti in regime di trattamento di fine rapporto, con almeno 8 (otto) anni di servizio, la facoltà di chiedere l'anticipazione del trattamento di fine rapporto ai sensi dell'articolo 2120 del codice civile (ovvero nei casi di acquisto di prima casa per sé o per i propri figli, spese sanitarie per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche).


Di fatto, tale facoltà, normativamente prevista, non appare tuttavia esercitabile per effetto della mancata adozione della normativa di attuazione, da emanare attraverso gli accordi negoziali della contrattazione del lavoro (articolo 2, commi 6 e seguenti, legge 335/1995).
Successivamente, l'articolo 7 della legge 8 marzo 2000, n. 53, in materia di misure per il sostegno della maternità e della paternità, ha disposto che «Oltre che nelle ipotesi di cui all'articolo 2120, ottavo comma, del codice civile, il trattamento di fine rapporto può essere anticipato ai fini delle spese da sostenere durante i periodi di fruizione dei congedi di citi all'articolo 7, comma, della legge 30 dicembre 1971, n. 1204. (...). L'anticipazione è corrisposta unitamente alla retribuzione relativa al mese che precede la data di inizio del congedo. Le medesime disposizioni sì applicano anche alle domande di anticipazioni per indennità equipollenti al trattamento di fine rapporto, comunque denominate, spettanti a lavoratori dipendenti di datori di lavoro pubblici e privati».
Tuttavia, l'articolo 4, commi 4 e 5, del decreto-legge n. 185/2008 (cosiddetto «decreto anti-crisi»), come convertito dalla legge n. 2 del 2009, nei riformulare il testo del citato articolo 7 della legge n. 53 del 2000, ha operato un rinvio ad un decreto interministeriale, da adottarsi su proposta dei Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per definire i requisiti, i criteri e le modalità applicative delle disposizioni in materia di anticipazione del trattamento di fine rapporto in riferimento ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Poiché, com'è ovvio, l'emanazione di tale decreto implica effetti sugli equilibri di finanza pubblica, si è ritenuto opportuno rinviare, per tali aspetti, alla competenza del Ministero dell'economia e delle finanze - dipartimento della ragioneria generale dello Stato.

Quest'ultimo dipartimento, debitamente interessato, ha comunicato quindi a questa amministrazione, che, sotto il profilo degli effetti finanziari, la citata legge n. 53 del 2000 ha stabilito, per le predette anticipazioni, una copertura complessivamente pari a 3,1 milioni di euro annui.
Pertanto, al fine di dare attuazione alla disposizione in oggetto, così come sollecitato anche dal presente atto di sindacato ispettivo, sono state indette due riunioni, rispettivamente in data 26 maggio 2011 e 10 giugno 2011, alle quali hanno partecipato le diverse amministrazioni interessate con propri rappresentanti (dipartimento della funzione pubblica, Ministero dell'economia e delle finanze-IGESPES, Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed INPDAP).
Il dato principale emerso da tale approfondimento, su cui hanno concordato tutte le amministrazioni, è quello della assoluta inadeguatezza dei fondi a disposizione: pur riducendo al massimo i criteri e i presupposti (ad esempio concedendo l'istituto alle sole ipotesi di «congedi parentali» facoltativi, per i mesi non retribuiti) il finanziamento previsto dalla legge coprirebbe solo l'1 per cento dei potenziali richiedenti, ovvero 340 dipendenti su un totale di 44.876 possibili interessati.
In base ai calcoli effettuati, ad avviso della ragioneria generale dello Stato l'importo di 3,1 milioni di euro dovrebbe, pertanto, essere elevato almeno a 100 milioni di euro per poter dare adeguata copertura all'istituto.
Un'applicazione coerente dell'istituto non può, quindi, prescindere da un rifinanziamento del fondo finalizzato all'attuazione della norma; tale rifinanziamento che, peraltro, non rientra nelle competenze di questa amministrazione va in ogni caso valutato alla luce della manovra finanziaria, approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 30 giugno. Com'è noto, il provvedimento, volto a far fronte alle esigenze di riequilibrio finanziario imposte dalla Unione europea, ha previsto una consistente riduzione delle dotazioni di spesa delle amministrazioni pubbliche che rende complesso il reperimento delle risorse necessarie da destinare alle finalità di cui sopra.

Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.