• Testo risoluzione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00676 [Accordo con il Marocco in merito a misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca]



La XIII Commissione,
premesso che:
la proposta di decisione del Consiglio europeo, relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il Regno del Marocco, concernente misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca, dispone sostanziali modifiche all'accordo di associazione tra la Comunità europea e il Marocco in merito a disposizioni tariffarie e concessioni, conformemente ai termini della tabella di marcia «Euromed» del 2005;
il Consiglio europeo ha inteso vincolare l'approvazione della proposta di decisione ad un parere del Parlamento europeo;
la Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, con 24 voti favorevoli, 14 contrari e 2 astensioni, ha chiesto alla Commissione per il commercio internazionale (INTA), competente per le questioni legate agli accordi internazionali, di non sostenere l'accordo così formulato tra l'Unione europea ed il Regno del Marocco sancendo di fatto una bocciatura dei termini dell'accordo in questione;
lo stesso accordo, se da un lato rafforza la posizione degli esportatori europei sul mercato marocchino dei prodotti agricoli ed in particolar modo di quelli trasformati, tanto da prevedere la liberalizzazione immediata del 45 per cento (valore delle esportazioni) degli scambi dell'Unione europea, del 61 per cento dopo 5 anni e del 70 per cento entro 10 anni, dall'altro lato, invece, stabilisce la liberalizzazione immediata del 55 per cento delle importazioni provenienti dal Regno del Marocco, prevedendo un aumento delle concessioni nel settore ortofrutticolo e disponendo, altresì, che le produzioni marocchine possano accedere al mercato comunitario in periodi diversi rispetto a quelli di commercializzazione europea, provocando, di conseguenza, gravi ripercussioni sui prezzi di mercato di alcuni prodotti sensibili come pomodori, fragole, zucchine, cetrioli, aglio e clementine;
l'entrata in vigore del presente accordo, nei termini così fissati, potrebbe provocare una situazione di concorrenza sleale non solo con riferimento ai prezzi di entrata di alcuni prodotti le cui presunte irregolarità sono già state denunciate dall'OLAF ma anche e soprattutto con riferimento alla compatibilità con le vigenti normative europee di qualità sul lavoro e sull'ambiente;
l'esito del voto in Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo riflette le preoccupazioni manifestate dagli agricoltori europei, soprattutto da quelli dei Paesi mediterranei, in merito all'impatto che tale accordo potrebbe avere sul settore agricolo ed in particolar modo su quello dell'ortofrutta già esposto ad una pesante crisi, tanto che questo timore è riecheggiato con forza anche nella risoluzione sull'agricoltura ed il commercio internazionale adottata dal Parlamento europeo l'8 marzo 2011;
uno dei principali elementi di forza delle produzioni ortofrutticole europee è rappresentato dagli elevati standard qualitativi e produttivi che, al tempo stesso, rappresentano un impegno per i produttori in termini di costi e sacrifici, tanto che per lo stesso settore italiano si prospetta una situazione allarmante in grado di destabilizzare ulteriormente una già difficile realtà produttiva e di mercato,


impegna il Governo:


ad attivarsi in sede comunitaria per rivedere un accordo che, sulla base della presente formulazione, danneggerebbe gravemente un comparto, quello ortofrutticolo, che pur essendo la punta di diamante del sistema agricolo nazionale, sta già attraversando un forte periodo di crisi;
a richiedere all'Unione europea, in sede di revisione o di formulazione di accordi commerciali con Paesi terzi, di tenere nella dovuta considerazione non solo il rispetto del principio della necessaria liberalizzazione degli scambi commerciali e quindi dei mercati ma anche la protezione dei settori economici e dei diritti dei lavoratori e dei consumatori;
ad evitare uno squilibrio dei periodi di commercializzazione sui mercato comunitario per evitare gravi ripercussioni sull'andamento dei mercati e a scongiurare il pericolosissimo rischio di un ulteriore incremento della volatilità del prezzi agricoli;
a vigilare affinché l'Unione europea, nel predisporre gli accordi commerciali con i Paesi terzi, eviti di scambiare le concessioni sul settore agricolo per favorire quelle relative all'industria.

(7-00676)«Dima».