• Testo mozione

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.1/00458 [Tutelare e garantire i diritti dei lavoratori frontalieri in Svizzera]



RIZZI, TOMASSINI, ROSSI Paolo, LEONI, MONTANI, ZANETTA, MONTI, GARAVAGLIA Massimo, VALLI - Il Senato,

premesso che:

in data 2 luglio 2011 su invito delle Comunità Montane del Piambello e delle Valli del Verbano numerosi sindaci e rappresentanti istituzionali hanno condiviso ed approvato un primo documento a sostegno del lavoro frontaliero, poi inviato ai massimi rappresentanti del Governo Italiano;

numerosi consigli comunali, provinciali e regionali hanno approvato mozioni e ordini del giorno sulla delicata situazione in atto, a sostegno e stimolo di rapporti costruttivi con la Svizzera, a tutela del frontalierato, dell'accordo sui ristorni e di altre tematiche inerenti;

dalle Province di Varese, Como e Verbano Cusio Ossola oltre 50.000 cittadini residenti si recano quotidianamente in territorio svizzero a prestare la propria opera professionale, da anni molto apprezzata per qualità e quantità;

il salario percepito viene tassato integralmente oltre frontiera;

la legge 26 luglio 1975, n. 386, ha sancito l'accordo tra Italia e Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine, firmato a Roma il 3 ottobre 1974;

tale compensazione è stata fissata nella misura del 38,8 per cento del totale versato dai frontalieri e viene ristornato annualmente al Ministero dell'economia e delle finanze;

tali fondi vengono successivamente trasferiti, peraltro, con notevole ritardo, ai Comuni di confine, alle rispettive Comunità Montane o alle Province, in base a parametri e percentuali ben definiti; l'utilizzo dei fondi è rigidamente disciplinato da quanto previsto dalla vigente normativa in vigore;

tenuto presente che:

gli accordi assunti tra Stato italiano e Confederazione elvetica nel 1974 sono stati siglati con lo scopo principale di garantire copertura economico-finanziaria a fronte del mancato introito di tasse e imposte sul reddito di lavoratori che, seppur lavorando all'estero, usufruiscono comunque di servizi e di infrastrutture pubbliche nel proprio Comune di residenza;

i destinatari finali di tali ristorni, Comuni di confine, Comunità Montane e Province, utilizzano i fondi dei ristorni frontalieri per erogare servizi e realizzare infrastrutture pubbliche a servizio dell'intera collettività;

i fondi hanno permesso la realizzazione di opere pubbliche e viarie che hanno garantito migliori condizioni di vita ai frontalieri ed ai loro familiari con un beneficio tangibile per il territorio di residenza, confrontato quotidianamente con diverse situazioni di vita, infrastrutture ed opportunità offerte dalla vicina Svizzera;

considerato che:

i lavoratori frontalieri sono stati recentemente oggetto di campagne diffamatorie;

il 30 giugno 2011 il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha bloccato il versamento del 50 per cento dei fondi derivanti dall'imposizione fiscale alla fonte dei lavoratori frontalieri in violazione degli accordi stipulati tra Governo italiano e Governo federale elvetico;

i fondi derivanti dal ristorno dei frontalieri rappresentano una consistente ed indispensabile fonte di finanziamento per far fronte alla gravosa crisi che attanaglia gli enti locali e vanno altresì a compensare i maggiori disagi sopportati dai Comuni a ridosso del confine italo-svizzero;

rilevato che:

i lavoratori frontalieri sono sprovvisti di ammortizzatori sociali, fatta salva l'indennità di disoccupazione disposta dalla legge n. 147 del 1997, che garantisce prestazioni insufficienti e discriminanti sia rispetto ai lavoratori svizzeri, sia rispetto a coloro che lavorano in Italia; inoltre gli accantonamenti relativi a tale legge, in virtù di accordi internazionali, da due anni non vengono più riversati dalla Svizzera nonostante le trattenute che vengono ancora effettuate sul salario dei frontalieri:

in tema di pensioni, da alcuni anni chi lavora oltre confine con la Svizzera subisce pesanti conseguenze dovute all'impossibilità di cumulare i contributi versati al fine del riconoscimento degli anni di lavoro effettivamente svolti e questo avviene esclusivamente per la mancanza di un accordo bilaterale,

impegna il Governo:

a sollecitare il Governo federale elvetico ad adottare misure atte a tutelare e garantire i diritti dei lavoratori frontalieri e ad assicurare loro dignità e rispetto;

ad attivare canali di dialogo con il Governo federale elvetico, al fine di garantire il rispetto dell'accordo firmato il 3 ottobre del 1974;

a impegnarsi a rimuovere tutti gli ostacoli posti ad un positivo confronto tra Italia e Svizzera e giungere all'istituzione di un tavolo transfrontaliero, a livello locale, che possa essere prodromico della revisione dei patti bilaterali italo-elvetici, ormai datati 38 anni ed assolutamente superati;

a tutelare e garantire, in caso di revisione dell'accordo del 1974, la soglia dell'attuale 38,8 per cento quale percentuale minima di ristorno delle imposte alla fonte trattenute ai lavoratori frontalieri;

a modificare le attuali modalità di trasferimento dei fondi al fine di agevolare e velocizzare le tempistiche di versamento agli enti destinatari dell'intera quota;

a dare prontamente corso a quanto previsto dall'ordine del giorno G/1305/5/1 al disegno di legge 1305, accolto dal Governo in sede di esame del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207;

a garantire un più idoneo trattamento in caso di disoccupazione ai lavoratori frontalieri, in linea con le prestazioni erogate ai lavoratori svizzeri o a coloro che lavorano in Italia, come previsto dal disegno di legge 2244, depositato il 15 giugno 2010 e per il quale si auspica una sollecita calendarizzazione;

a superare, tramite l'INPS, l'attuale problematica che impedisce il cumulo delle pensioni maturate nei due Stati al fine del riconoscimento dell'età pensionabile.