• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05198 [Estendere anche per gli alimenti trasformati l'obbligo di indicare la provenienza della carne di maiale]



NASTRI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro delle politiche europee. - Per sapere - premesso che:
nel corso di una manifestazione davanti a Piazza Affari a Milano, la Coldiretti ha lanciato l'allarme sulla vendita dei prosciutti in Italia secondo cui, tre su quattro, sono in realtà ottenuti da maiali allevati all'estero, ad insaputa dei consumatori, in quanto non è obbligatorio indicare la provenienza d'origine;
l'Italia, sostiene la Coldiretti, ha importato 62 milioni di cosce di maiale destinate, attraverso la trasformazione e la stagionatura, a diventare successivamente prosciutti «made in Italy», con un inganno nei confronti dei consumatori, nonché evidenti danni per i produttori che subiscono conseguentemente una concorrenza sleale;
ulteriore elemento dannoso, a giudizio dell'associazione agricola, è rappresentato dalla differenza tra gli allevamenti italiani e quelli stranieri, in quanto mentre per i primi, i maiali sono alimentati con prodotti di qualità sulla base di rigorosi disciplinari di produzione «dop», all'estero si usano spesso sottoprodotti se non addirittura sostanze illegali, come è recentemente accaduto con lo scandalo dei mangimi alla diossina prodotti in Germania e utilizzati negli allevamenti di polli e maiali;
sul mercato è facile acquistare prosciutti, a giudizio della Coldiretti, contrassegnati dal tricolore, con nomi accattivanti come il prosciutto nostrano o di montagna che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale;
la situazione suesposta, a giudizio dell'interrogante, è favorita dall'inerzia da parte dell'Unione europea, che a seguito dei recenti allarmi sanitari ha deciso di estendere con un regolamento l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne di maiale, al pari di quanto è stato fatto con quella bovina, dopo l'emergenza della cosiddetta mucca pazza, ad esclusione tuttavia degli alimenti trasformati, quali salami e prosciutti, dove più spesso si nasconde l'inganno;
appare pertanto evidente, intervenire urgentemente, attraverso l'emanazione dei

provvedimenti applicativi previsti dall'articolo 4, comma 1, della legge n. 4 del 2011 che contiene norme sull'obbligatorietà dell'etichettatura di origine e sulla presentazione di tutti i prodotti alimentari, che dovranno garantire una maggiore tutela dalle contraffazioni di questi prodotti italiani, tipici e non, al fine di fronteggiare il penalizzante fenomeno della contraffazione dei maiali stranieri venduti in realtà come italiani -:
quali siano gli intendimenti del Governo, con riferimento a quanto esposto in premessa;
se non intendano, nell'ambito delle rispettive competenze, assumere iniziative al fine di estendere anche per gli alimenti trasformati l'obbligo di indicare la provenienza della carne di maiale, nonché emanare i provvedimenti applicativi esposti in premessa che possano tutelare l'intero comparto agricolo dello specifico settore interessato e salvaguardare la qualità dei prodotti alimentari italiani.
(5-05198)