• Testo risoluzione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00667 [Ritardi dell'Italia nell'utilizzo delle riserve comunitarie]



La V Commissione,
premesso che:
la legge comunitaria annuale è lo strumento normativo principale volto ad assicurare il periodico adeguamento dell'ordinamento nazionale a quello comunitario. La sua approvazione costituisce un'importante occasione per il nostro Paese per il controllo parlamentare circa lo stato di recepimento della normativa comunitaria e per una verifica sullo stato di trasposizione nell'ordinamento interno degli obiettivi prioritari dell'Unione europea; tra questi ultimi rileva particolarmente la coesione economica e sociale e la riduzione del divario di sviluppo all'interno dell'Unione europea - obiettivi da perseguire mediante appositi strumenti finanziari creati dalla Commissione europea (fondi strutturali e fondo di coesione);
l'impatto della crisi economica e finanziaria sull'attuazione dei programmi relativi ai fondi strutturali europei per la coesione è oramai un dato accertato e riconosciuto dalla stessa Commissione europea; quest'ultima si è mostrata aperta, di recente, a discutere con le autorità nazionali circa la possibilità di reindirizzare la programmazione dei fondi su misure anticrisi, in modo da adattarli meglio alle nuove esigenze, e circa la possibilità di aumentare temporaneamente i massimi regolamentari inerenti alla quota di cofinanziamento nazionale, con particolare riguardo al rispetto dei massimali dell'85 per cento per l'obiettivo «convergenza» e del 50 per cento per l'obiettivo «competitività regionale e occupazione», previsti dalla vigente normativa regolamentare applicabile;
la particolare congiuntura economica ha messo molti Stati membri in seria difficoltà nel reperire le risorse per il cofinanziamento e l'Italia si presenta in tale congiuntura con una situazione di particolare debolezza;
il recente Consiglio dell'Unione europea, svoltosi il 21 luglio 2011, nell'ambito delle misure adottate per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro e dei suoi Stati membri, ha concordato l'avvio del cosiddetto nuovo «piano Marshall» per far fronte a una crisi economico-finanziaria senza precedenti e che ha comportato la paralisi anche dei progetti connessi ai programmi dei fondi strutturali necessari al rilancio economico dei Paesi fortemente in crisi;
la Commissione europea, in seguito a tale vertice, ha dichiarato la disponibilità ad aumentare, anche se solo in taluni casi, la percentuale di cofinanziamento europeo dei progetti realizzati con i fondi strutturali. A tal fine, l'intervento finanziario europeo sarà innalzato all'85 per cento, il massimo consentito, insieme alle necessarie modifiche ai programmi esistenti in modo da poter sbloccare le risorse comunitarie già stanziate, destinate alle infrastrutture e al sostegno della crescita delle regioni meno sviluppate. Tale decisione intende compensare gli effetti depressivi del consolidamento del debito e mira ad evitare che le regole relative al cofinanziamento nazionale dei programmi finanziati dalla Unione europea finiscano per rendere inutilizzabili le risorse per le politiche di coesione e, paradossalmente, produrre un effetto ulteriormente depressivo, anziché costituire un'opportunità di crescita per i Paesi gravemente in crisi;

la mancanza di liquidità a livello nazionale e regionale necessaria a contribuire al previsto cofinanziamento nell'ambito dei programmi operativi relativi al quadro strategico nazionale (QSN) al fine di accedere ai fondi strutturali europei, è una questione nevralgica anche per il nostro Paese. L'Italia sconta un forte ritardo circa lo stato di attuazione dei programmi operativi per la programmazione 2007-2013. Dalle tabelle elaborate dalla Commissione europea nel gennaio 2011 sullo stato degli impegni/pagamenti per Paese/obiettivo ed esecuzione dei fondi strutturali al 31 dicembre 2010, emergono ritardi preoccupanti sullo stato di attuazione dei programmi operativi italiani relativi al periodo di programmazione 2007-2013; la media dei pagamenti effettuati a valere sui diversi programmi operativi non supera il 15 per cento;
il regolamento (CE) 539/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 giugno 2010 ha posticipato la scadenza per la certificazione della spesa; l'Italia dovrà certificare complessivamente circa 7 miliardi di euro entro il 31 dicembre 2011; ciò comporta una spesa nel prossimo anno di un importo pari a quanto è stato speso nei primi quattro anni (dal 1o gennaio 2007 ad oggi), pena il rischio di una revoca dei finanziamenti europei;
il commissario europeo Johannes Hahn ha lanciato più volte l'allarme sul ritardo cronico italiano nell'utilizzo delle riserve comunitarie, nonostante la persistenza dei gravi problemi irrisolti del Mezzogiorno, esprimendo la profonda preoccupazione sui tempi necessari per una riprogrammazione della spesa dei fondi strutturali 2007-2013, a fronte di spese rendicontate inferiori al valore obiettivo, con pagamenti al momento giuridicamente vincolanti sotto il 20 per cento;
in tale quadro pesa anche l'applicazione della regola comunitaria del «disimpegno automatico» (cosiddetta regola N+2) che rischia di profilare concretamente una revoca dei fondi comunitari e una perdita di risorse importanti per il nostro Paese, ferma restando l'accettazione di una sua deroga concernente il primo anno che risulterebbe condivisa dalla stessa Commissione europea. Un'altra preoccupazione della Commissione europea, circa i ritardi italiani nell'attuazione dei programmi che beneficiano dei fondi strutturali, deriva dalla considerazione che la quota di cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari sia «assoggettata al patto di stabilità interno e ciò non fa che ritardare l'assunzione degli impegni e l'erogazione dei pagamenti alle imprese» - come dichiarato dal commissario Johannes Hahn nel maggio 2011,


impegna il Governo:


a individuare le risorse necessarie volte a compensare finanziariamente l'esclusione dei cofinanziamenti nazionali, relativi ai programmi dei fondi strutturali europei, dal computo del saldo finanziario in sede di applicazione delle regole del patto di stabilità interno per le regioni e gli enti locali per il triennio 2011-2013, anche per consentire la realizzazione di spese in favore degli investimenti ed evitare una palese e ingiustificata disparità di trattamento rispetto a quanto previsto per le risorse provenienti dall'Unione europea;
a sostenere in sede europea l'ipotesi di revisione della cosiddetta «regola N+2», ossia della regola comunitaria del «disimpegno automatico», la cui rigida applicazione rischia di privilegiare l'elemento della presentazione veloce dei progetti rispetto al criterio, ben più importante, dell'efficacia dell'uso dei finanziamenti, nonché di provocare la revoca dei finanziamenti per numerosi programmi in ritardo nella loro applicazione, anche in considerazione dell'esigenza di scongiurare per il nostro Paese il pericolo di disimpegno automatico per ingenti risorse comunitarie sottratte alle politiche di sviluppo, con danni gravissimi per il rilancio degli investimenti infrastrutturali sia a livello locale che nazionale;
a farsi promotore nelle sedi europee della proposta volta ad accelerare i tempi

di valutazione per la ricevibilità da parte della Commissione europea sui grandi progetti, anche in via preliminare e in fase di definizione conclusiva, al fine di evitare una situazione di incertezza prolungata nel tempo per coloro che sono chiamati a realizzare i progetti, dalle regioni e gli enti locali alle stazioni appaltanti;
ad attivarsi in sede europea, in considerazione della difficile congiuntura economica, per sostenere la proposta concernente l'innalzamento nel massimo consentito, in via temporanea e transitoria, della quota di cofinanziamento comunitario previsto per tutti gli obiettivi, fermo restando che le ulteriori risorse siano destinate in favore degli stessi progetti di sviluppo.
(7-00667) «Gioacchino Alfano, Vaccaro».