• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.0/02824/001/ ... [Istituire un Tribunale Penale Internazionale speciale per i crimini legati alla pirateria marittima internazionale]



Atto Senato

Ordine del Giorno 0/2824/1/0304 presentato da PAOLO AMATO
mercoledì 20 luglio 2011, seduta n. 038


Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2824 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante disposizioni urgenti per la proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonchè delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle risoluzioni 1970(2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria";
premesso che:
all'articolo 4, comma 13 del presente provvedimento è autorizzata, a decorrere dal 1° luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 20.873.434 per la proroga della partecipazione di personale militare all'operazione militare dell'Unione Europea denominata Atalanta e all'operazione della NATO per il contrasto della pirateria, di cui all'articolo 4, comma13, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011,n.9;
l'operazione militare Atalanta - a sostegno delle risoluzioni 1814(2008), 1816(2008) e 1838 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite - presenta tra i suoi compiti di missione la dissuasione, la prevenzione e la repressione degli atti di pirateria di cui all'azione comune 2087/851/PESC del Consiglio del 10 novembre 2008. In particolare il mandato prevede - oltre alla protezione delle navi PAM (Programma alimentare mondiale) che trasportano aiuti umanitari alle popolazioni sfollate della Somalia e delle navi mercantili che navigano al largo della Somalia, e la sorveglianza delle zone a largo della Somalia, comprese le sue acque territoriali che presentano rischi per le attività marittime - la possibilità di arresto, fermo e trasferimento delle persone che hanno commesso o sono sospettate di aver commesso atti di pirateria, di sequestro delle navi pirata, di requisizione dei beni trovati a bordo, al fine dell'esercizio della giurisdizione da parte degli Stati competenti;
sulla base dell'accettazione da parte della Somalia dell'esercizio della giurisdizione ad opera degli Stati membri e dell'articolo 105 della Convenzione del diritto del mare (sequestro di nave pirata e di nave catturata con atti di pirateria, arresto delle persone e requisizione dei beni e definizione del regime penale da parte degli Stati parte), le persone che hanno commesso o sono sospettate di aver commesso atti di pirateria, fermate nelle acque della Somalia o in alto mare, nonché i beni utilizzati dai pirati, sono trasferiti alle autorità competenti dello Stato che ha partecipato all'operazione, ovvero, se tale Stato non può o non vuole esercitare la giurisdizione, sono trasferiti a uno Stato membro o a qualsiasi Stato terzo che desideri esercitarla nei confronti di tali persone e beni;
riguardo all'esercizio della giurisdizione penale, l'Italia - dopo un primo periodo (2008) nel quale fu ipotizzato di processare i pirati catturati in Somalia mediante modalità di convalida degli arresti in videoconferenza - con il decreto-legge 15 giugno 2009 n. 61 ha invece rinunciato ad esercitare la propria giurisdizione sui pirati somali in favore del Kenya. Così che, in base all'Azione comune del Consiglio UE del 10.11.2008 n. 2008/851/PESC, il 6 marzo 2009 è stato concluso un Scambio di Lettere tra l'EU e il Kenya contenente le regole che disciplinano il trasferimento delle persone arrestate e il processo delle stesse con delle chiare garanzie sul rispetto dei diritti umani;
considerato che:
il citato accordo, come del resto anche l'ulteriore Scambio di Lettere tra l'UE e le Seychelles, non ha ad oggi conseguito i risultati sperati, in quanto è stato calcolato che il 60% dei pirati catturati in seno alla missione Atalanta sono stati rilasciati senza essere stati sottoposti ad alcun processo;
la patente inadeguatezza delle sanzioni penali per la repressione dei crimini pirateschi ha generato nei pirati l'idea di una quasi impunità, tale da inficiare l'efficacia dello stesso impegno militare internazionale;
valutato che:
la Risoluzione 1976 adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l'11 aprile 2011 propone di istituire : un tribunale speciale di diritto somalo (assistito da giudici internazionali) che operi nelle zone di Somaliland e di Puntland, oppure un tribunale misto composto da giudici internazionali e giudici somali o, infine, un vero Tribunale internazionale specializzato contro la pirateria;
la creazione di un meccanismo giurisdizionale per la pirateria permetterebbe innanzitutto : la ripartizione dei costi tra tutta la comunità internazionale, rendendo più propensi gli Stati alla detenzione dei pirati; la diminuzione dei casi di rimessa in libertà dei pirati fermati sulla base di cavilli tecnici o di richieste di asilo; la certezza della celebrazione dei processi, oggi frequentemente annullati per la mancanza di testimoni tra i marinai dei mercantili attaccati - mai stanziali, per evidenti motivi di lavoro, nello Stato in cui viene commesso il crimine e/o celebrato il processo -;
ribadito che la soluzione ad un fenomeno con ricadute economiche globali come quello della pirateria marittima non può che investire, sotto ogni profilo - ivi incluso quello giurisdizionale - la comunità internazionale nel suo complesso;
impegna il Governo:
a rafforzare il proprio ruolo di stimolo in seno all'Unione Europea e presso le Nazioni Unite affinché sia istituito un Tribunale Penale Internazionale speciale o altro adeguato meccanismo giurisdizionale per i crimini legati alla pirateria marittima internazionale.
(0/2824/1/0304)
AMATO, PINOTTI, CARRARA