• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
C.4/12797 [Tutela degli artisti, interpreti ed esecutori]
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Testo della risposta scritta



BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nel 1977 per iniziativa dei tre sindacati di settore della CGIL, CISL e UIL fu fondato l'Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (IMAIE) con il compito di gestire i diritti connessi spettanti agli artisti interpreti ed esecutori;
il Parlamento italiano ne riconobbe il ruolo con la legge n. 93 del 1992, disponendo che l'Istituto avesse come finalità statutaria la tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori nonché l'attività di difesa e promozione degli interessi collettivi di queste categorie;
l'IMAIE fu elevato ad ente morale attraverso il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 ottobre 1994 ed iscritto successivamente nel registro della persone giuridiche della prefettura di Roma;
il 28 maggio 2009 l'IMAIE è stato dichiarato estinto dal prefetto di Roma ai sensi degli articoli 27 del codice civile e 6 del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, per constatata e perdurante incapacità dell'Istituto di raggiungere gli obiettivi statutari;
l'IMAIE aveva, infatti, nel corso degli anni incassato e depositato sui propri conti correnti bancari più di 100 milioni di euro dovuti agli artisti interpreti ed esecutori e non era poi stato in grado di distribuirli agli aventi diritto;
a seguito dell'estinzione dell'IMAIE, gli aventi diritto - decine di migliaia di musicisti e attori italiani e stranieri - non hanno ancora ricevuto chiarimenti in merito ai criteri della liquidazione e della riscossione dei compensi loro spettanti, alcuni addirittura risalenti al secolo scorso;
la storia dell'IMAIE e la sua estinzione sono un evidente segnale della fallimentare cornice normativa approntata a suo tempo dal legislatore, totalmente inadeguata a rispondere agli effettivi bisogni degli artisti interpreti ed esecutori, perché (i) ha centralizzato la gestione dei loro diritti in un ente imposto dall'alto e rigidamente configurato per legge (anziché lasciarla all'autonomia decisionale degli stessi interessati), (ii) ha costretto - all'interno di una gestione condivisa e comune - interessi che sono tra loro profondamente diversi: da un lato quelli degli artisti musicali (discografia) e, dall'altro,

quelli degli artisti audiovisivi (cinema, TV) e di conseguenza (iii) ha consentito in capo all'ente il radicamento di un'inefficiente rendita di posizione economica in danno di tutti gli artisti aventi diritto;
con l'articolo 7 del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, recante disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali, convertito con modificazioni dalla legge 29 giugno 2010, n. 100, il Governo ha voluto ri-costituire un nuovo istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (nuovo IMAIE);
l'articolo 7 prevede che il nuovo IMAIE sia istituito per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali dell'Istituto mutualistico artisti interpreti ed esecutori (IMAIE) in liquidazione e per assicurare il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge n. 93 del 1992;
il Governo approvando queste disposizioni ha voluto, quindi, riproporre un modello già sperimentato con la gestione del vecchio IMAIE, che si è rivelato del tutto inefficiente e che continua a danneggiare economicamente, e non solo, gli artisti interpreti ed esecutori;
il Governo ha inoltre previsto ope legis che il nuovo IMAIE erediti le funzioni e le attività del vecchio Istituto: è del tutto evidente che la governance del nuovo IMAIE non costituisca in alcun modo un fattore di continuità con il vecchio istituto liquidato, tant'è che ai sindacati è stato conferito un ruolo meramente consultivo e che gli aventi diritto si dovranno iscrivere volontariamente ed ex novo al nuovo IMAIE;
i soggetti costituenti il nuovo IMAIE, che hanno contribuito alla redazione dello statuto, poi approvato dal Ministero per i beni e le attività culturali rappresentano solo un gruppo del tutto minoritario degli aventi diritto;
le associazioni degli interpreti ed esecutori maggiormente rappresentative sono state di fatto escluse dalla fase di gestazione del nuovo ente: sia dal processo che ripristinava l'assetto normativo (che ha poi meramente ri-costituito un nuovo IMAIE), sia dalla redazione dello Statuto. Gli aventi diritto per consultare la proposta di statuto hanno dovuto addirittura avanzare una richiesta formale proprio ai vertici che avrebbero il compito di rappresentarli e tutelarli;
l'associazione artisti 7607, che vede tra i suoi maggiori rappresentanti noti esponenti del nostro cinema e della televisione, ha infatti fatto ricorso al Tar per chiedere l'invalidazione dell'atto di approvazione dello statuto del nuovo IMAIE;
ancora una volta, quindi, l'operazione è stata condotta dalle istituzioni in modo unilaterale e senza alcuno spazio per una reale e libera partecipazione democratica degli stessi soggetti beneficiari - gli artisti - all'autodeterminazione delle regole e delle soluzioni relative ai propri interessi economici. Basti leggere il contenuto dell'articolo 35 del vigente statuto del nuovo IMAIE che, per alcuni anni, conferisce al suo presidente, non eletto, ma prescelto nello stesso statuto, poteri di plenipotenziario di fatto, salvo sottoporne le decisioni ad un dibattito meramente consultivo;
nella gran parte degli Stati membri dell'Unione europea la gestione collettiva dei diritti d'autore e connessi è lasciata alla libera autodeterminazione dei soggetti interessati: liberi di auto-organizzarsi nelle forme prescelte e soprattutto liberi di competere, in un sistema di libera concorrenza tra le società di collecting, per offrire servizi di raccolta e distribuzione più efficienti ed economicamente convenienti per gli aventi diritto;
anche in Italia, proprio sul versante della gestione dei diritti connessi, le stesse organizzazioni delle imprese dell'industria dello spettacolo hanno dato vita a forme variegate di gestione collettiva, al servizio dei propri membri, specializzate per competenza e tra loro in competizione: SCF, AFI, Audiocoop, Anica, APT, Univideo, e altri; ciò invece non è stato consentito nella gestione dei diritti connessi spettanti agli artisti interpreti ed esecutori. Tant'è

che le trattative portate avanti anche dal nuovo IMAIE, in virtù di una presunta esclusiva, sono contrarie al principio di concorrenza e di libera iniziativa privata che dovrebbe contraddistinguere qualsiasi attività di prestazioni di servizi;
l'attuale assetto normativo viola secondo gli interroganti l'articolo 41 della Costituzione (libertà di iniziativa economica privata), non è affatto giustificato ai sensi dell'articolo 43 della Costituzione (monopoli di servizi pubblici essenziali) e lede l'articolo 3 della Costituzione (uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini), poiché - sulla medesima materia - consente all'industria piena libertà organizzativa, mentre comprime quella degli artisti;
l'attività di gestione collettiva in un mercato libero comporta un abbattimento dei costi di gestione e amministrativi, maggiori efficienze operative e potenziali di crescita dei volumi di diritti raccolti: anche gli artisti italiani dovrebbero, quindi, poter liberamente scegliere la società di raccolta ritenuta più efficiente e beneficiare di maggiori introiti;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella propria segnalazione al Parlamento del 4 giugno 2004 ebbe già a censurare l'assetto di IMAIE allora in vigore ed auspicò in favore dell'artista che fosse «salvaguardata la sua facoltà di decidere liberamente se ed eventualmente a quale intermediario affidare l'esercizio dei propri diritti, con particolare riferimento all'esercizio del proprio credito al compenso»;
nel settore audio, ad esempio, la gestione dei diritti connessi è di fatto in mano alle major che, per mezzo di SCF, Consorzio dei fonografici, raccolgono i compensi dovuti ai produttori discografici e agli artisti;
le major consorziate in SCF sono le stesse rappresentate dalla Federazione industria musicale italiana (FIMI), associazione di categoria che aderisce a Confindustria;
il presidente della FIMI è stato di recente nominato anche il Presidente di SCF; tale nomina è ad avviso degli interroganti in conflitto di interessi e in contrasto con gli impegni presi dalla FIMI, in occasione della costituzione di SCF, innanzi all'Autorità garante per la concorrenza e il mercato. Tali impegni prevedevano che le major si rendessero promotrici in assemblea FIMI di un'iniziativa volta a escludere dall'attività di quest'ultima le competenze che esercitava in materia di gestione collettiva dei diritti connessi. Il mantenimento dei suddetti impegni era pregiudiziale all'autorizzazione per le major di poter costituire il Consorzio SCF;
l'Autorità garante per la concorrenza e il mercato nella sua Relazione annuale sulle attività svolte nel 2009 informava di aver trasmesso al Ministero per i beni e le attività culturali una segnalazione in merito alle problematiche di carattere concorrenziale delineatesi in materia di gestione dei diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori e dei produttori fonografici, sottolineando inoltre che la riscossione dei compensi fosse gestita in gran parte da SCF;
per l'industria audio, risulta che il nuovo IMAIE abbia di recente firmato un accordo con SCF che detta disposizioni per la distribuzione dei compensi per la generalità degli artisti interpreti ed esecutori. Non si capisce come ciò sia potuto validamente accadere, posto che il nuovo IMAIE non ha ancora una propria compagine di artisti associati, essendo attualmente ancora impegnato nelle attività di costituzione dei propri organi;
anche sul fronte del video è accaduto che il nuovo IMAIE abbia stipulato accordi transattivi sul passato con l'emittente televisiva RTI;
con ciò, si corre il rischio di perpetuare in Italia una pericolosa situazione di posizione dominante, non solo da parte delle major sulla raccolta e distribuzione dei diritti connessi, ma anche da parte del nuovo IMAIE sulla ingiustificata ed intempestiva

adozione di scelte di ripartizione che incidono sulle posizioni individuali dei singoli artisti;
l'articolo 7 della legge n. 100 del 2010 prevede che i Ministeri vigilanti riordinino con proprio decreto l'intera materia del diritto connesso, in particolare per assicurare che l'assetto organizzativo sia tale da garantire efficaci forme di tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori -:
se il Governo abbia ricevuto segnalazioni o rilievi con riferimento ai profili problematici rappresentati in premessa da parte della Commissione europea o dell'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato;
se sia a conoscenza della perdurante situazione di danno economico che subiscono gli artisti interpreti ed esecutori, che rappresentano la parte debole e poco tutelata della filiera;
se sia a conoscenza della generale insoddisfazione delle società di collecting straniere sulla gestione italiana dei diritti connessi;
se intenda assumere iniziative normative per modificare le disposizioni vigenti in materia di diritti connessi, incentivando l'ingresso di nuovi operatori nel mercato della gestione dei diritti connessi per gli artisti interpreti ed esecutori, al fine di migliorare, attraverso la concorrenza, costi e qualità del servizio e di bilanciare l'attuale posizione dominante delle major discografiche, cinematografiche e dei principali broadcast;
se non ritenga necessario che l'intera materia del diritto d'autore e dei diritti connessi, anche alla luce delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e delle recenti evoluzioni di assetto, sia da assoggettare alla vigilanza di una specifica autorità garante indipendente per assicurare una tutela imparziale dei differenti interessi e diritti in materia.
(4-12797)