• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05610 [Controllo sulle operazioni finanziarie dell'ENPAM]



BETTAMIO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

a quanto risulta all'interrogante, cinque Presidenti dell'ordine dei medici (Bologna, Catania, Ferrara, Latina e Potenza) e un consigliere d'amministrazione dell'ENPAM il 18 maggio 2011 hanno inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Roma, alla Procura presso la Corte dei conti e alla Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, chiedendo di far luce su alcuni aspetti posti in rilievo da una società di consulenza finanziaria chiamata dall'ente stesso ad un'indagine sugli investimenti mobiliari degli ultimi tre anni;

molteplici sono i rilievi avanzati ma, soprattutto, viene posto in evidenza un danno patrimoniale di circa un miliardo di euro, e ciò analizzando solo le attività più recenti;

i vertici dell'ente non hanno immediatamente posto in discussione le risultanze dell'indagine consegnata dalla società di consulenza nel dicembre 2010, ciò che alimenta il sospetto di un tentativo di occultare quanto emerso,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano promuovere un controllo sulle operazioni finanziarie dell'ENPAM, che hanno provocato un danno patrimoniale rilevante;

per quali ragioni l'ente, che già disponeva di un advisor nella società Mangusta Risk si avvalesse, riconoscendo loro rilevanti compensi, di altri advisor e società non regolamentate dagli appositi organi di vigilanza come Kanik Ventures holding, Epartners, e altri;

per quale motivo l'ente abbia richiesto alle banche di coinvolgere così frequentemente in qualità di advisor, e a volte di intermediario, una società (GDP, con sede a Lugano) per l'acquisto di titoli per un valore nozionale di 678 milioni di euro negli ultimi anni; quale sia l'ammontare totale delle commissioni pagate dall'ente direttamente (fee) e indirettamente (ad esempio la differenza fra prezzo di emissione del titolo da parte della banca all'intermediario dal prezzo di collocamento all'ente);

per quali ragioni l'ente sia ricorso a "commissioni di performance" con lo scopo di incentivare i gestori ad un lavoro positivo, mentre il risultato ottenuto è assolutamente negativo;

quali ragioni si adducano per prevedere il pagamento di commissioni al gestore anche a fronte di perdite pari al 20 per cento sul portafoglio relativo ad obbligazioni strutturate (CdO), lasciando ipotizzare una situazione di bilancio più grave di quanto si affermi.