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Atto a cui si riferisce:
C.4/11459 Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:dal 23 dicembre del 2001 la Repubblica Argentina ha deciso di non rispettare le obbligazioni da essa stessa contratte con 450.000...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata martedì 28 giugno 2011
nell'allegato B della seduta n. 492
All'Interrogazione 4-11459 presentata da
DOMENICO SCILIPOTI
Risposta. - Il Governo italiano ha seguito sin dall'inizio con la massima attenzione il problema degli «holdouts» argentini.
In particolare, il Ministero degli affari esteri, pur non essendo parte diretta nella controversia che investe il Governo argentino ed i soggetti privati, monitora con la massima attenzione la vicenda e continua ad adoperarsi affinché l'aspirazione dell'Argentina a reinserirsi a pieno titolo nei mercati finanziari induca quel Governo a comprendere la necessità di onorare il debito anche nei confronti dei risparmiatori privati residui. In proposito, la posizione costantemente seguita dal Ministero degli esteri è stata quella di sfruttare tutte le occasioni di incontro, sia in ambito bilaterale che multilaterale, per rappresentare le istanze dei risparmiatori italiani presso il Governo argentino e per indurre quest'ultimo ad impegnarsi nella ricerca di una soluzione adeguata in linea con le legittime aspettative dei risparmiatori. Si ritiene infatti che solo la disponibilità al dialogo sia l'elemento in grado di creare il clima adatto al raggiungimento di un'intesa accettabile per le parti.
Nel dicembre del 2001, il Governo argentino ha dichiarato in default 81,8 miliardi di dollari di titoli in possesso di creditori privati. Di questi, oltre 400.000 risparmiatori italiani rappresentavano il primo gruppo di creditori stranieri, per circa 14 miliardi di dollari.
Nel gennaio 2005 ha avuto inizio il processo di ristrutturazione di tale debito con il lancio dell'offerta pubblica di scambio (Ops) dei vecchi titoli con nuove obbligazioni. Nonostante il valore stimato dei nuovi titoli fosse circa il 30 per cento di quelli in default (con un taglio senza precedenti nelle anteriori ristrutturazioni, anche di altri Paesi), l'Ops si è conclusa con un'adesione pari al 76,15 per cento.
Con l'avvio dell'ulteriore operazione di scambio dei titoli effettuata nell'estate del 2010 gli obbligazionisti italiani, detentori di titoli di Stato di quel Paese sudamericano in default, si sono ridotti, secondo la stima della Task Force Argentina (TFA-l'organismo creato dall'Abi per la tutela dei risparmiatori), a circa 80.000. In particolare, essi risulterebbero detentori di un capitale nominale (esclusi gli interessi) di Usd 1,8 miliardi, tra cui: 60.000 circa sarebbero i «bondholders» rappresentati dalla TFA (capitale nominale per Usd 1,3 miliardi) nell'azione avviata contro l'Argentina all'Icsid (il Tribunale arbitrale della Banca mondiale) per il recupero del capitale investito e degli interessi maturati; 20.000, circa gli «holdout bondholders» italiani residui (capitale nominale per Usd 500 milioni) che non hanno partecipato all'iniziativa della Tfa.
L'Argentina, dunque, con le offerte unilaterali di scambio del 2005 e del 2010, ha realizzato un taglio di oltre il 70 per cento del capitale ed è riuscita a rimuovere dal mercato mondiale circa il 93 per cento dei titoli in «default».
La procedura innanzi all'Icsid, a più di tre anni dall'avvio nel marzo 2007, non ha sinora prodotto alcun risultato per gli obbligazionisti italiani.
La questione degli «holdouts» argentini già era stata puntualmente oggetto di attenzione durante i colloqui tra il Ministro Frattini ed il Cancelliere Timerman tenutisi in occasione della visita a Roma, a dicembre 2010. Inoltre, pur in presenza di un consolidato contegno argentino nettamente propenso a considerare la tematica non tra quelle «aperte» a livello bilaterale, essendo considerata scelta eminentemente individuale e «privatistica» quella posta in essere da coloro che hanno ritenuto di non aderire alle due offerte di scambio, perseguendo ulteriori strade, il Ministro Frattini non ha mancato di evocare la problematica durante la sua recente visita a Buenos Aires, in aprile, svoltasi in concomitanza con la chiusura dei lavori della II riunione della Commissione mista economica. Egli ha potuto così rinnovare al suo interlocutore il vivo auspicio del Governo italiano per un'equa soluzione per i nostri risparmiatori, nello spirito di costruttiva amicizia e collaborazione che lega tradizionalmente i due Paesi e del quale la riattivazione della Commissione mista economica ha voluto costituire un elemento di rilancio. Il Ministro Timerman ha riconosciuto che esiste ancora «un debito» ed ha assicurato l'impegno da parte argentina a trovare una soluzione ampiamente condivisa. Tuttavia, Timerman stesso, nel ricordare che il 2011 è un anno elettorale in Argentina, ha aggiunto una nota di cautela, precisando di non poter ancora promettere che vi sarà una terza offerta di cambio, come auspicato da parte italiana, per i detentori di titoli argentini.
Preme infine rilevare che la visita del Ministro Frattini in Argentina, dopo un decennio in cui mancavano visite di Ministri degli esteri italiani nel Paese sudamericano, ed il ripristino della Commissione Mista con quel Governo si prefiggevano proprio la finalità di contribuire a creare condizioni favorevoli al superamento delle criticità ancora esistenti nel dialogo economico tra i due Paesi, in un'ottica di rilancio delle relazioni bilaterali che sembrano evidenziare ancora ampie potenzialità di sviluppo.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Enzo Scotti.