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Atto a cui si riferisce:
C.4/11215 [Evitare la chiusura di Cinecittà Luce]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata martedì 28 giugno 2011
nell'allegato B della seduta n. 492
All'Interrogazione 4-11215 presentata da
BRUNO MURGIA
Risposta. - Con l'interrogazione in esame, gli interroganti rilevano che alcuni progetti di servizio civile, presentati dall'Unione nazionale pro loco d'Italia (Unpli), ente iscritto alla prima classe dell'albo nazionale degli enti di servizio civile, sarebbero stati finanziati illegittimamente, in violazione delle disposizioni di cui al paragrafo 4 del «Prontuario contenente le caratteristiche e le modalità per la redazione e la presentazione dei progetti di servizio civile nazionale da realizzare in Italia e all'estero, nonché i criteri per la selezione e la valutazione degli stessi» (approvato con Dpcm del 4 novembre 2010), che prevede, al punto 2, lettera g, l'esclusione dalla valutazione di qualità dei progetti palesemente simili in relazione alle voci 6, 7, 8 e 25 delle schede progetto.
In particolare, gli interroganti sostengono che, dei 32 progetti che l'Unpli ha avuto finanziato, quelli denominati: «La Sicilia orientale: la terra dell'accoglienza», «La Sicilia centrale: la terra dell'accoglienza», «Le pro loco e i misteri del territorio», «1861/2011 l'Unità d'Italia in terra di lavoro», «Provincia di Reggio Calabria. Idiomi di Calabria un patrimonio culturale immateriale da tutelare» ed infine «Provincia di Vibo Valentia. Il gusto della storia attraverso la storia dei gusti» presentano un identico contenuto in relazione alle voci 7 e 8 delle schede progettuali. Per tale ragione, gli interroganti nel contestare il loro finanziamento, criticano la capacità di valutazione dei progetti da parte dei funzionari dell'ufficio nazionale per il servizio civile e chiedono al Governo quali iniziative intenda assumere nei loro confronti.
Al riguardo, è necessario precisare che la fattispecie prevista al paragrafo 4.2, lettera g del citato prontuario, cui fanno riferimento gli interroganti, si verifica quando dall'esame complessivo dei progetti, con particolare riferimento alle voci 6, 7, 8 e 25 delle schede progetto, emerge un'identità degli elaborati progettuali non solo in termini di obiettivi e interventi da realizzare, ma anche in relazione agli elementi e alle attività individuate nelle varie voci.
Pertanto, la circostanza che più progetti di servizio civile, presentati da uno stesso ente, abbiano un contenuto simile con riferimento ad una o più delle voci sopraindicate non implica necessariamente un'identità degli elaborati progettuali. Difatti, può verificarsi che analisi effettuate in contesti territoriali differenti in relazione ad una stessa area d'intervento, pur evidenziando risultati diversi sotto l'aspetto quantitativo, individuino criticità identiche o molto simili. Di conseguenza, i progetti volti a far fronte a criticità identiche o simili, riscontrate in diverse aree geografiche del Paese, si differenziano per quanto attiene altri elementi, quali il contesto territoriale nel cui ambito si realizza il progetto, la situazione di partenza sulla quale il progetto è destinato ad incidere, i destinatari e i beneficiari del progetto (voce 6); gli obiettivi specifici che il progetto intende realizzare (voce 7); le attività nonché le risorse umane previste per il perseguimento degli obiettivi fissati (voce 8); le risorse tecniche e strumentali necessarie alla realizzazione del progetto (voce 25).
La conclusione cui giungono gli interroganti appare pertanto non corretta dal momento che gli stessi esprimono un giudizio sulla fattibilità dei progetti in questione, limitandosi ad esaminare soltanto alcune voci degli stessi, peraltro in modo parziale, senza porle in relazione tra loro né con i restanti elementi costitutivi del progetto. Sulla base del ragionamento degli interroganti, potrebbero, ad esempio, essere esclusi dalla valutazione di qualità tutti quei progetti che presentano obiettivi simili sotto il profilo qualitativo ma che, dovendo essere realizzati in contesti territoriali diversi, sono suscettibili di determinare una differenziazione degli stessi obiettivi sotto l'aspetto quantitativo nonché una diversificazione delle attività, delle risorse umane, tecniche e strumentali.
Tale logica non appare condivisibile in quanto può ben verificarsi l'esigenza di realizzare interventi simili in aree territoriali diverse allo scopo di conseguire i medesimi obiettivi. In tali ipotesi, qualora i progetti presentino forti elementi di differenziazione nelle attività, nelle risorse e nei risultati attesi sotto il profilo quantitativo, non si realizza la fattispecie prevista dal paragrafo 42, lettera g) del citato Prontuario e non può essere, quindi, disposta l'esclusione dalla valutazione.
Tanto precisato, con riferimento, in particolare, ai sei progetti indicati nell'interrogazione in esame, presentati dall'Unpli e da realizzarsi due in Sicilia, due in Calabria, uno in Campania ed uno in Veneto, si evidenzia che gli stessi attengono al settore del «Patrimonio artistico e culturale» e prevedono interventi nella medesima area di «Valorizzazione storia e cultura locale».
Tali progetti sono stati predisposti in seguito ad un'analisi puntuale dei differenti contesti territoriali e delle relative criticità.
In base alle differenti criticità riscontrate, i sei progetti possono essere ripartiti in due gruppi: il primo comprende le iniziative da realizzare nelle regioni Veneto, Calabria e Campania, volte ad affrontare le problematiche connesse ad uno scarso interesse della popolazione residente in tali regioni per il patrimonio culturale; il secondo comprende invece i progetti della sola regione Sicilia, incentrati sul problema diffuso della limitata consapevolezza delle potenzialità di sviluppo del territorio e dell'inadeguata catalogazione e promozione dei beni culturali.
In particolare, nelle regioni Calabria, Campania e Veneto l'Unpli ha rilevato una scarsa sensibilità della popolazione residente, in particolare dei giovani e delle associazioni, verso il proprio patrimonio dei beni culturali e ha ritenuto opportuno avviare iniziative progettuali per far fronte a tali carenze.
In questi casi in cui in diverse aree territoriali si rilevano le medesime carenze, il percorso più conveniente da seguire potrebbe consistere, anche dal punto di vista economico, nella messa a punto di un progetto a rete con il quale far fronte alle carenze riscontrate nelle varie regioni, tenendo ben presenti, al tempo stesso, le peculiarità di ciascuna di esse.
Tuttavia, l'Unpli non ha potuto procedere in questo senso, dal momento che il numero di volontari che avrebbe dovuto impiegare nell'ambito di un progetto a rete sarebbe stato superiore alle 50 unità, limite massimo di volontari da impiegare nei progetti di servizio civile, fissato dal paragrafo 1 del citato Prontuario. Alla luce di tali considerazioni, l'Unpli, a fronte della medesima criticità rilevata nelle suddette regioni, ha redatto quattro progetti distinti, nell'ambito dei quali, ha individuato obiettivi qualitativamente simili. Tuttavia, nell'indicare gli elementi quantitativi contenuti nelle singole voci contestate, ha fornito dati completamente differenti in relazione ai contesti esaminati. Inoltre occorre considerare la diversità degli altri elementi costituenti il progetto come l'entità della popolazione interessata, le risorse umane, tecniche e strumentali nonché le attività da realizzare.
Inoltre, nei quattro progetti delle regioni in questione («Le pro loco e i misteri del territorio», «1861/2011 l'Unità d'Italia in terra di lavoro», «Provincia di Reggio Calabria. Idiomi di Calabria un patrimonio culturale immateriale da tutelare» e «Provincia di Vibo Valentia. Il gusto della storia attraverso la storia dei gusti»), l'ente ha provveduto anzitutto a definire il concetto di «bene culturale», materiale e immateriale, effettuando un richiamo a diverse fonti quali l'articolo 9 della Costituzione italiana; la Convenzione dell'Aja del 1954; la Commissione Franceschini; il Codice Urbani del 2004; l'Unesco, La circostanza che i quattro progetti in esame contengano la medesima definizione non può essere assolutamente contestata, dal momento che il concetto di «bene culturale» è sempre valido indipendentemente dall'area geografica del Paese in cui venga applicato.
Si evidenzia, inoltre, che i due progetti della regione Calabria e quello del Veneto individuano lo stesso obiettivo generale, ovvero il potenziamento dell'azione di sensibilizzazione all'impegno culturale degli enti da un lato e della popolazione residente, in particolare dei giovani, dall'altro, da perseguire attraverso il raggiungimento di due obiettivi specifici:

maggiore conoscenza da parte della popolazione residente dei beni culturali esistenti sul territorio finalizzata alla promozione, all'aumento della fruibilità ed alla loro catalogazione;

maggiore visibilità verso l'esterno dei beni culturali presenti sul territorio.
Gli obiettivi generali e specifici innanzi indicati sono validi per qualsiasi area territoriale del Paese nella quale si riscontri un deficit di attenzione da parte della popolazione delle organizzazioni e delle istituzioni verso il patrimonio dei beni culturali presenti nei singoli territori.
L'ufficio quindi non ha proceduto all'esclusione di tali progetti in quanto ha ritenuto che la trasposizione di un medesimo intervento in contesti diversi, con le opportune differenziazioni relative agli elementi quantitativi, non realizzasse la clausola di esclusione previste dal citato «Prontuario», bensì contenesse in sé tutti pregi di un progetto a rete pur distinguendosi da quest'ultimo sotto l'aspetto formale.
Il progetto della regione Campania, che ad una prima lettura può apparire simile ai primi tre in relazione agli obiettivi, presenta in realtà caratteristiche proprie. Difatti, esso è volto a promuovere una presa di coscienza da parte delle comunità locali sul valore del loro patrimonio culturale e sulle potenzialità di sviluppo dello stesso, oltre a invitare la popolazione ad una consapevole partecipazione attiva per la riscoperta delle identità locali.
Inoltre, sempre con riferimento ai quattro progetti in esame occorre analizzare le differenze esistenti sotto il profilo quantitativo evidenziate località per località: entità della popolazione interessata, punto di partenza e punto di arrivo dell'intervento proposto in termini di incrementi del processo di sensibilizzazione.
Per quanto riguarda i due progetti nella regione Sicilia, occorre evidenziare che, contrariamente a quanto affermato dagli interroganti, gli obiettivi individuati negli stessi sono completamente differenti rispetto a quelli indicati negli altri quattro progetti. Difatti, come già evidenziato, l'Unpli, sulla base delle indagini effettuate nelle due aree territoriali della Sicilia prese in considerazione, ha rilevato la sussistenza di carenze comuni connesse allo specifico contesto territoriale, quali la sussistenza di una parziale fruibilità delle risorse culturali e ambientali del territorio, la scarsa coscienza delle potenzialità di sviluppo del territorio e l'inadeguata catalogazione e promozione dei siti e delle bellezze storiche, artistiche e culturali.
Tuttavia, da una lettura attenta dei due progetti «La Sicilia centrale terra d'accoglienza» e «La Sicilia orientale, la terra dell'accoglienza» emergono sostanziali differenze dal punto di vista quantitativo, a fronte di un obiettivo generale comune che si sostanzia «nel risveglio culturale del territorio».
In particolare, il progetto «La Sicilia centrale terra d'accoglienza» si propone i seguenti obiettivi specifici:

rivalutare e riscoprire luoghi unici e molto caratteristici dal punto di vista culturale, folkloristico e gastronomico che possano divenire elemento di traino per un nuovo incremento culturale e turistico;

sensibilizzare i residenti, in particolare i giovani (anche attraverso la raccolta di testimonianze degli «anziani»), a riscoprire e valorizzare le risorse culturali, artistiche, paesaggistiche, artigianali, folkloristiche, gastronomiche; progettare e realizzare interventi di supporto alle diverse realtà coinvolte nel progetto per favorirne una maggiore fruizione; coinvolgere le scuole di ogni ordine e grado, attraverso visite, incontri e mostre al fine di favorire l'interesse dei giovani e giovanissimi verso il proprio territorio, ma anche incrementare e rafforzare il «senso di appartenenza» di ognuno prima verso la propria comunità locale, e poi anche verso quella regionale e nazionale;

ricercare e catalogare i beni presenti sul territorio; organizzare eventi culturali, soprattutto se volti alla riscoperta ed alla valorizzazione delle risorse artistiche, paesaggistiche, artigianali, folkloristiche, culturali, eccetera; coinvolgere le scuole per indirizzare i giovani alla riscoperta delle proprie radici;

valorizzare le risorse pressati sul territorio, con particolare attenzione alla coltivazione del frumento, per garantire il perdurare di questa lunga tradizione, tramandandola cosi anche ai giovani ed incentivare una forma di turismo rurale; uniformare l'intervento di tutela e valorizzare i beni culturali e paesaggistici locali, con la consapevolezza che tale azione è rivolta soprattutto verso quei beni che sono a rischio di abbandono, di degrado o di chiusura e verso il recupero delle tradizioni e del patrimonio immateriale;

favorire una presa di coscienza, da parte dei cittadini circa il valore del patrimonio locale e le potenzialità di sviluppo del territorio;

perfezionare e completare la catalogazione dei beni monumentali presenti sul territorio per la creazione di itinerari turistici; produrre, al contempo, materiale informativo (dépliant, brochure, guide, ecc.) al fine di far conoscere il proprio patrimonio culturale ed ambientale, anche attraverso un'attività promozionale mirata.
Per quanto riguarda il progetto «La Sicilia orientale, la terra dell'accoglienza» gli obiettivi specifici, invece, sono:

sensibilizzare i residenti, in particolare i giovani a riscoprire e valorizzare le risorse culturali, artistiche, paesaggistiche, artigianali, folkloristiche, gastronomiche; progettare e realizzare interventi di supporto alle diverse realtà coinvolte nel progetto per favorirne una maggiore fruizione; coinvolgere le scuole di ogni ordine e grado, attraverso visite, incontri e mostre al fine di favorire l'interesse dei giovani e giovanissimi verso il proprio territorio, ma anche incrementare e rafforzare il «senso di appartenenza» di ognuno prima verso la propria comunità locale, e poi anche verso quella regionale e nazionale;

ricercare e catalogare i beni presenti sul territorio; organizzare eventi culturali, soprattutto se volti alla riscoperta ed alla valorizzazione delle risorse artistiche, paesaggistiche, artigianali, folkloristiche, culturali, eccetera; coinvolgere le scuole per indirizzare i giovani alla riscoperta delle proprie radici.
Dall'elencazione, contenuta nella voce 7, degli obiettivi specifici dei due progetti emerge che il primo si pone obiettivi più ampi e più numerosi rispetto al secondo, dove risultano individuati solo due degli obiettivi previsti per il primo. Inoltre, anche sotto il profilo quantitativo, essi si differenziano in relazione al numero dei volontari richiesto, al numero dei comuni coinvolti e alla popolazione residente interessata.
A conclusione della disamina dei sei progetti occorre rilevare che, anche relativamente alla voce 8 delle schede progetto, sono state riscontrate notevoli differenze (come si evince nel quadro sinottico in allegato) riguardo alle attività poste in essere per il raggiungimento degli obiettivi, all'entità delle risorse umane e delle organizzazioni coinvolte e alla modulazione dell'impegno dei volontari nelle varie fasi di attività.
Infine, per quanto riguarda la conclusione degli interroganti che, dalla frase «Il progetto intende sviluppare, seguendo le tracce delle diverse dominazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli, nei luoghi di una parte della Provincia di Caserta dove esistono ricche e significative testimonianze, la conoscenza dei diversi centri dove il fascino della storia e della cultura lasciata dai diversi popoli, ha sviluppato tradizioni millenaria nell'arte nella cultura nell'artigianato e negli usi e costumi delle popolazioni locali» (inserita nel progetto per la Campania «1861 -2011 l'unità d'Italia in terra di lavoro»), desumono che l'Unpli avrebbe utilizzato schemi e frasi identiche in progetti riguardanti realtà diverse, si fa presente che tale conclusione evidenzia una lettura parziale e non approfondita del progetto in questione.
Difatti, il progetto della regione Campania che, come sopra rilevato, si differenzia da tutti gli altri, non limita il suo raggio temporale all'epoca risorgimentale, anche se gran parte dell'intervento è incentrato su tale periodo, ma si estende anche ai periodi precedenti, come si evince chiaramente dalla lettura di un'altra frase contenuta nel progetto «lavoreranno (i volontari) sulla riscoperta delle loro radici, studiando la storia del territorio di appartenenza, destinatario dell'intervento progettuale, soffermandosi in particolar modo (quindi non esclusivamente) sul periodo Risorgimentale e sui valori che hanno condotto l'Italia Unità».
Tale frase si concilia con lo scopo del progetto che è quello di sviluppare una partecipazione attiva dei residenti alla riscoperta della propria identità locale, che non può prescindere dalla conoscenza di tutte le vicende che hanno caratterizzato la storia d'Italia riguardanti anche altri periodi storici.
Si fa presente, infine, che i funzionari dell'ufficio nazionale per il servizio civile, nell'ambito del procedimento di valutazione dei progetti, si limitano a svolgere attività istruttoria, dal momento che la valutazione dei progetti viene interamente effettuata da una competente commissione appositamente nominata con provvedimento del Capo dell'ufficio del servizio civile.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Carlo Giovanardi.