• Testo interrogazione in commissione

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.5/04969 [Accesso alla pensione dei lavoratori di miniere, cave e torbiere]



SCHIRRU, GNECCHI, CODURELLI, GATTI, MATTESINI, CALVISI, FADDA, DAMIANO, SANTAGATA e MARROCU. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
con una recente nota della direzione centrale dell'INPS sono stati annullati i diritti legittimi per l'accesso alla pensione dei minatori. Infatti, è stato stabilito che anche ai lavoratori delle miniere cave e torbiere si applicano, per le pensioni di anzianità e vecchiaia, le decorrenze introdotte dal decreto-legge n. 78 del 2010 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010. La nota determina che, la decorrenza della pensione, viene spostata di un anno dalla data di maturazione dei requisiti. L'effetto è immediato ed è devastante sopratutto per quei lavoratori che nel corso del 2011 sono stati collocati in pensione con le norme che regolano la gestione speciale minatori;
a costoro, è stata sospesa la pensione, per cui si trovano senza lavoro e senza pensione. Infatti l'INPS ha contabilizzato un indebito per la pensione erogata in questi mesi, che dovrà essere totalmente restituita dagli interessati;
le conseguenze di questo provvedimento dell'INPS si ripercuotono pesantemente anche su tutti gli altri lavoratori che negli anni scorsi sono stati collocati in mobilità tramite accordi stipulati fra

l'azienda, le organizzazioni sindacali e le istruzioni. Gli accordi, definiti negli ultimi anni, hanno stabilito, per ogni lavoratore, la permanenza nella mobilità secondo la normativa in vigore per l'accesso alle pensioni dei lavoratori delle miniere. Tutto l'impianto politico-sindacale che è stato faticosamente costruito e raggiunto, ora viene rimesso in discussione;
è quasi certo che sull'INPS ha prevalso il parere restrittivo espresso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali che, con la sola logica dell'economicità, ha interpretato in modo restrittivo la legge n. 5 del 3 gennaio 1960 che disciplina le pensioni dei minatori. La legge, infatti, nonostante i suoi 51 anni di età è ancora in vigore e deve essere applicata interamente;
la decorrenza al pensionamento anticipato ai lavoratori delle miniere cave e torbiere, che hanno quindici anni di lavoro in sottosuolo non può essere messa in discussione perché si snatura la finalità della legge. Fino a qualche giorno che la legge è stata correttamente applicata e giustamente interpretata da circolari dell'istituto e da chiarimenti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Ai minatori che maturavano i requisiti per la pensione, non sono mai state applicate le cosiddette finestre di accesso al pensionamento, ma sono andati in pensione dal mese successivo al compimento del diritto. Gli iscritti alla gestione speciale minatori, che godono appunto di queste prestazioni, versano, oltre alla contribuzione nell'Assicurazione generale obbligatoria, anche una contribuzione integrativa, cosiddetta marca pesante, che serve per erogare una quota di pensione integrativa fino al sessantesimo anno di età;
l'applicazione delle decorrenze previste dal decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, producono effetti negativi anche sull'importo della pensione in quanto si abbassa la quota di pensione integrativa;
la nota dell'INPS pare quindi defilarsi come un grosso errore giuridico, inefficace sotto l'aspetto economico e socialmente inaccettabile e andrebbe assolutamente rigettata;
per fare un esempio, nel cantiere di Nuraxi Figus, 70 minatori della Carbosulcis in lista di mobilità in accompagnamento alla pensione recentemente hanno scoperto di non avere i requisiti secondo le nuove disposizioni di legge;
nei giorni scorsi, i minatori hanno protestato davanti al palazzo della giunta regionale a Cagliari chiedendo un intervento della giunta regionale presso il Ministro del lavoro e delle politiche sociali o in alternativa la riassunzione in Carbosulcis;
secondo un accordo siglato qualche anno fa tra le parti sociali e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, veniva stabilito che per favorire di svecchiare l'organico della miniera di carbone sarebbe stato meglio inserire nelle liste di mobilità oltre ottanta lavoratori garantendo loro, a fine ciclo, la pensione. Invece è accaduto che le regole per il pensionamento nel corso degli anni sono state modificate e i minatori hanno scoperto a loro spese di non avere più i requisiti per ricevere l'assegno sociale;
a segnalare quest'anomalia è stato l'INPS che ha rigettato la domanda di 70 ex minatori. L'INPS ha già fatto sapere che non può classificare come pensionati i 70 minatori che erano in lista di mobilità e occorre sanare presto questa anomalia perché vi è il rischio che le famiglie di questi lavoratori, non vedano arrivare la busta paga alla fine del mese -:
se non intenda assumere le iniziative di competenza per introdurre gli opportuni correttivi affinché venga accolta con la massima urgenza la richiesta per la non applicabilità delle decorrenze previste del decreto-legge n. 78 del 2010 alle pensioni a carico della gestione speciale minatori;
se non ritenga di dover predisporre in via d'urgenza un atto amministrativo per dare disposizioni all'INPS che specificano l'inapplicabilità del decreto-legge

n. 78 del 2010, data la presenza di norme speciali per i minatori.
(5-04969)