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Atto a cui si riferisce:
C.1/00654 [Investire risorse in maniera significativa in progetti e politiche che mirino a proteggere le ragazze e le giovani donne]



La Camera,
premesso che:
in occasione della conferenza internazionale dei parlamentari tenutasi a Parigi a metà maggio 2011 in vista del G8-G20 di Deauville, dedicata al tema «Donne e popolazione: le leve dimenticate dello sviluppo», due elementi sono stati posti al centro della riflessione e delle preoccupazioni dei parlamentari provenienti da Paesi africani, americani, asiatici ed europei, ovvero la situazione delle ragazze e delle giovani donne e le sfide poste dalle dinamiche demografiche, due tematiche strettamente connesse alla tutela dei diritti umani, eppure troppo sovente dimenticate nelle politiche dei Paesi sviluppati;
nel 2011, infatti, la popolazione mondiale arriverà a 7 miliardi di persone, tra cui 1,2 miliardi di giovani; essi a loro volta daranno vita a nuove famiglie e saranno posti di fronte a scelte in materia di procreazione determinanti per il futuro del pianeta;
la forte crescita della popolazione nei Paesi in via di sviluppo sta mettendo seriamente a repentaglio la possibilità di raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio, poiché rende sempre più complesso, quando non impossibile, fornire assistenza sanitaria, istruzione, alimentazione e possibilità di impiego adeguate a una popolazione in continuo aumento. Allo stesso tempo, per gli oltre settanta Paesi nei quali è in atto una decrescita demografica, il mancato rinnovarsi delle generazioni avrà conseguenze importanti, richiedendo scelte che avranno un peso rilevante sulla struttura sociale;
ad oggi, circa 600 milioni di ragazze e giovani donne nei Paesi in via di sviluppo sono persone vulnerabili e devono quotidianamente affrontare violenze, ingiustizie e disuguaglianze che costituiscono un forte ostacolo al loro sviluppo umano e sociale e a quello delle società cui appartengono. La loro vulnerabilità è fortemente accresciuta nei contesti di conflitto e post-conflitto, che oggi costituiscono una concreta realtà in molte parti del mondo;
le violazioni dei diritti umani subite dalle ragazze e dalle giovani donne frenano lo sviluppo mondiale in maniera decisiva. Esse avrebbero invece il diritto di divenire protagoniste del proprio futuro e di un mondo che progredisce. Garantire il loro benessere e un migliore futuro è una sfida che il mondo sviluppato deve affrontare con ogni strumento a sua disposizione;
garantire salute, dignità e diritti umani a ogni essere umano e lottare contro la povertà dovrebbero divenire una priorità nelle scelte politiche dei governi. Così come essenziale è garantire l'accesso a informazioni, servizi e strumenti che permettano a ciascuna donna di esercitare il diritto ad una maternità consapevole e volontaria;
nonostante siano stati fatti progressi importanti, infatti, l'uguaglianza tra uomini e donne è ancora un obiettivo lontano. Di conseguenza, le attività finalizzate a promuovere lo sviluppo devono essere ripensate, anche prendendo in considerazione il fatto che assai sovente le donne sono debolmente rappresentate all'interno degli organi decisionali;
le politiche di cooperazione allo sviluppo del Governo, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, risultano assolutamente insufficienti, a causa di tagli adottati in misura sempre maggiore nel corso della presente legislatura, rendendo l'Italia addirittura incapace di adempiere gli impegni assunti a livello internazionale,


impegna il Governo:


ad investire risorse in maniera significativa in progetti e politiche che mirino a proteggere le ragazze e le giovani donne, più in particolare:
a) raccogliendo a livello locale informazioni precise e attendibili, così da essere in grado di conoscere la condizione reale delle donne, di individuare gli aspetti nei quali sono maggiormente vulnerabili e, i contesti dai quali vengono escluse e di sapere in che misura le politiche di sviluppo, e quale parte di esse, vengono destinate loro;
b) dando priorità ai progetti che permettano alle giovani donne di completare il ciclo di istruzione superiore e che favoriscano l'accesso alla formazione professionale e all'impiego, investendo allo stesso tempo in programmi strategici incentrati sui loro bisogni per favorirne lo sviluppo personale e liberare il loro potenziale;
c) difendendo la loro autonomia, ponendo fine ai matrimoni forzati e precoci e a tutte le altre forme di violenza contro le ragazze e le giovani donne, garantendo loro un accesso paritario e di qualità ad assistenza sanitaria, istruzione, assistenza sociale e protezione legale, e promovendo, se necessario, l'elaborazione di statuti speciali a livello legislativo;
d) creando le infrastrutture necessarie per spazi protetti e accessibili, nei quali la loro salute e il loro capitale sociale possano essere rafforzati per prepararle al meglio al passaggio all'età adulta;
ad affrontare con strumenti e politiche adeguate le sfide poste dalle attuali dinamiche demografiche, con specifica attenzione alle ricadute che esse hanno sugli obiettivi di sviluppo, in particolare:
a) fornendo accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva, anche attraverso la gratuità dei contraccettivi, eliminando gli ostacoli per usufruire dei servizi di pianificazione familiare e sostenendo l'adozione di normative affinché si realizzi una maternità e paternità consapevole;
b) assumendo iniziative volte a mettere al centro dell'azione internazionale e degli investimenti per la salute globale i bisogni specifici delle giovani generazioni, ad esempio rafforzando i servizi integrati per la prevenzione dell'HIV/AIDS e per la salute riproduttiva e la pianificazione familiare rivolti alle ragazze e alle giovani donne, affinché possano comprendere meglio i rischi ai quali sono esposte;
a promuovere, a livello internazionale, l'integrazione delle questioni legate alle dinamiche demografiche entro le politiche di sviluppo sostenibile e le politiche riguardanti l'utilizzo delle risorse naturali, anche in considerazione della prossima Conferenza delle Nazioni Unite Rio +20 sullo sviluppo sostenibile, da tenersi nel 2012;
a mantenere l'impegno, assunto nell'ambito sia delle Nazioni Unite che dell'Unione europea, a raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo da destinare all'aiuto allo sviluppo, rivolgendo principalmente l'attenzione a politiche a sostegno della salute e dei diritti umani e alle connesse problematiche legate alla crescita demografica, più in particolare:
a) destinando il 10 per cento dell'aiuto pubblico allo sviluppo a questioni relative a popolazione e riproduzione;
b) coinvolgendo i rappresentanti della società civile nell'identificazione dei settori prioritari sui quali agire e per i quali fornire servizi, attraverso la comunicazione dettagliata degli impegni specifici e del ritmo e volume dei fondi che verranno destinati a tali progetti;
c) privilegiando interventi in aree che sono state a lungo trascurate, ed erroneamente politicizzate, come ad esempio la lotta contro la mortalità materna e in favore della salute riproduttiva (obiettivo di sviluppo del millennio 5);

a fornire annualmente al Parlamento un resoconto dettagliato circa il proprio operato nel campo dell'aiuto allo sviluppo e ad avviare il più ampio confronto con le forze politiche presenti in Parlamento in ordine alle scelte relative all'uso delle risorse economiche, così da garantire un uso trasparente ed efficiente delle risorse stanziate.
(1-00654)
«Zampa, Gnecchi, Bellanova, Codurelli, Schirru, Murer, Froner, Mattesini, De Biasi, Madia, Lo Moro, Lenzi, Bossa, Siragusa, Ghizzoni».