• Testo interrogazione a risposta orale

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Atto a cui si riferisce:
S.3/02232 [Mantenere un più rigoroso silenzio durante le operazioni elettorali]



CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

già nella tornata di elezioni amministrative appena trascorsa il Ministero dell'interno, che nella trasmissione dei dati ha solo un limitato ruolo informativo, ha diffuso dati erronei sull'assegnazione dei seggi almeno nei casi dei Comuni di Cagliari, Lanciano e Oria, applicando un'interpretazione palesemente errata della legge elettorale comunale, non a caso prontamente smentita dagli organi competenti a decidere, ma ingenerando comunque confusione nei contesti citati;

come risulta dalla stampa (si vede, ad esempio, l'articolo pubblicato su "Il Messaggero" il 13 giugno 2011), a urne ancora aperte per i referendum il ministro Maroni dichiara che "la proiezione fatta dagli esperti del ministero dell'Interno rispetto al dato di ieri fa pensare che si raggiungerà il quorum per tutti e quattro i referendum, anche senza considerare il voto degli italiani all'estero", quando nessuna norma attribuisce al Ministero il potere di divulgare qualsiasi proiezione ma solo dati con finalità informative, quando i risultati ufficiali possono e devono essere validati solo dagli appositi organi composti da magistrati al cui vertice sta l'Ufficio centrale presso la Cassazione, mentre nel contempo il Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi fa esternazioni presupponendo non solo per la presenza del quorum ma anche un risultato di merito di uno dei referendum in corso;

ai sensi dell'art. 100, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, che, ai sensi dell'art. 50 della legge 25 maggio 1970, n. 352, si applica anche alle consultazioni referendarie "Chiunque, con minacce o con atti di violenza, turba il regolare svolgimento delle adunanze elettorali, impedisce il libero esercizio del diritto di voto o in qualunque modo altera il risultato della votazione, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000",

si chiede di sapere se per il futuro si intenda rientrare nella più rigorosa correttezza istituzionale di un Paese a democrazia pluralista che richiede il più rigoroso silenzio durante le operazioni elettorali per rispettare le garanzie costituzionali del voto dei cittadini, evitando in qualsiasi modo di incorrere in violazioni di legge.