• Testo mozione

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.1/00430 [Interventi per la conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle donne]



CARLINO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

per le donne italiane la crisi economica sembra un tunnel ancora senza uscita. Rispetto alle lavoratrici degli altri Paesi dell'Unione europea, per le italiane le condizioni di lavoro sono peggiori sia per la qualità dell'attività, sia per il salario medio (inferiore del 20 per cento, in media, rispetto agli uomini), sia per la possibilità di coniugare i tempi di vita con quelli di lavoro. Le madri incontrano maggiori difficoltà rispetto alle lavoratrici single, le giovani nonne a loro volta hanno più difficoltà delle madri, con i nipoti da accudire e spesso anziani genitori da curare. Nelle coppie è rilevabile una forte asimmetria tra i ruoli maschili e femminili, che peraltro aumenta con l'aumentare dell'età. Nel 2010 le donne hanno dedicato due miliardi di ore al lavoro di cura informale, quindi non retribuito, su tre miliardi complessivi;

l'ultimo rapporto annuale dell'ISTAT indica come siano proprio le donne (insieme ai giovani) ad avere prospettive sempre più incerte nel mercato del lavoro e come si mantenga ampio il divario tra le aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le effettive opportunità;

il dato più allarmante è certamente la mancanza di libertà di scelta: nel biennio 2008-2009 sono infatti circa 800.000 (pari all'8,7 per cento delle donne che lavorano o hanno lavorato) le madri che hanno dichiarato all'ISTAT di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere, nel corso della loro vita lavorativa, a causa di una gravidanza. A subire più spesso questo trattamento sono le più giovani (il 13 per cento delle madri nate dopo il 1973, segnale di una tendenza in aumento), le residenti nel Mezzogiorno e le donne con un titolo di studio basso;

tra le madri espulse dal mondo del lavoro contro la propria volontà, solo il 40 per cento riesce a trovare un'altra attività dopo che il figlio è cresciuto. Su 100 madri licenziate, riprendono a lavorare 51 nel Nord e soltanto 23 nel Mezzogiorno. Le dimissioni in bianco stanno diventando una prassi negativa ed endemica nel mercato del lavoro italiano;

la difficile situazione nel mercato del lavoro delle donne va di pari passo con il sovraccarico del lavoro familiare. Secondo le statistiche nelle coppie con donna tra 25 e 44 anni ed entrambi i partner occupati, la donna lavora in totale (lavoro retribuito sommato al lavoro familiare) 53 minuti in più del suo partner (9 ore e 8 minuti delle donne contro le 8 ore e 15 minuti degli uomini). Il 76,2 per cento del lavoro familiare delle coppie (lavoro domestico, di cura e di acquisti di beni e servizi) è a carico delle donne;

in un Paese come l'Italia in cui non esiste la flessibilità organizzativa caratteristica di altri Paesi europei, alle difficoltà che le donne incontrano nel mercato del lavoro si associa dunque lo squilibrio nella distribuzione dei carichi di lavoro complessivi. Per una donna, avere un'occupazione e dei figli continua a tradursi in un sovraccarico di lavoro di cura;

si è modificata la distribuzione delle ore fra assistenza informale agli adulti e ai bambini: secondo l'ISTAT nel 1998 le ore dedicate in un anno all'assistenza di adulti erano di poco inferiori a quelle per i bambini (759,3 milioni, contro 805,5 milioni); nel 2009 il numero di ore per assistere gli adulti ha subito una flessione del 4 per cento circa (730,5 milioni) mentre quello per la cura dei bambini è cresciuto di oltre il 50 per cento (1 miliardo e 322 milioni); in calo nello stesso periodo anche le ore dedicate alle prestazioni sanitarie, mentre sono aumentate quelle per compagnia e accompagnamento;

se all'interno di una coppia sono equamente divise (50,4 per cento) le ore dedicate a pratiche burocratiche, le donne tuttavia sono state coinvolte per un numero maggiore di ore in attività domestiche (84,5 per cento), assistenza di adulti (73 per cento), cura di bambini (66,7 per cento), aiuto nello studio (61,5 per cento), compagnia, accompagnamento e ospitalità (57,2 per cento) e prestazioni sanitarie (57,1 per cento);

considerato che:

l'articolo 12, comma 12-sexies, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha modificato l'articolo 22-ter del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (cosiddetto "decreto anticrisi"), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102;

in base alla nuova formulazione del comma 1 del citato articolo 22-ter del decreto-legge n. 78 del 2009, "in attuazione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee 13 novembre 2008 nella causa C-46/07", viene modificato l'articolo 2, comma 21, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), stabilendo così che entro il 1° gennaio 2012 il requisito anagrafico per l'accesso alle prestazioni pensionistiche per le lavoratrici della pubblica amministrazione sia progressivamente innalzato fino a sessantacinque anni;

il successivo comma 3 del medesimo articolo 22-ter del decreto-legge n. 78 del 2009, anch'esso modificato dall'articolo 12, comma 12-sexies, del decreto-legge n. 78 del 2010, prevede che le economie derivanti dall'innalzamento dell'età pensionabile delle lavoratrici della pubblica amministrazione confluiscano nel Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b-bis), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, e che tali risorse debbano essere destinate "per interventi dedicati a politiche sociali e familiari con particolare attenzione alla non auto sufficienza e all'esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici";

l'articolo 2, comma 129, secondo periodo, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria per il 2010), ha previsto che le disponibilità del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale "sono ridotte di 120 milioni di euro per l'anno 2010", riduzione pari all'intero ammontare per il 2010 delle economie derivanti dall'innalzamento dell'età pensionabile delle lavoratrici della pubblica amministrazione, al fine di assicurare la copertura finanziaria dei maggiori oneri derivanti da provvedimenti nel settore sanitario, il rimborso ai Comuni del minor gettito derivante dall'abolizione dell'imposta comunale sugli immobili sull'abitazione principale e il finanziamento del Fondo per la non autosufficienza;

l'articolo 1, comma 53, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità per il 2011), ha previsto che la dotazione del citato Fondo strategico sia ridotta di 242 milioni di euro anche per il 2011, una riduzione pari all'intero ammontare per il medesimo anno delle economie derivanti dall'innalzamento dell'età pensionabile delle lavoratrici della pubblica amministrazione, al fine di assicurare la copertura finanziaria di numerosi interventi fra i quali non sono previste misure di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici;

il Programma nazionale di riforma (PNR), contenuto nel Documento di economia e finanza deliberato dal Consiglio dei ministri il 13 aprile 2011 ed approvato dal Parlamento in data 5 maggio 2011, nel prevedere interventi a favore della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici, in particolare in attuazione del programma per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro "Italia 2020" e dell'avviso comune tra le parti sociali, siglato in data 7 marzo 2011 presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sulle misure a sostegno delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro, non contiene alcun riferimento all'utilizzazione per queste finalità delle risorse del citato Fondo strategico, espressamente destinate dalla legge al finanziamento di interventi dedicati alla non auto sufficienza e all'esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici;

il PNR fa riferimento alla modifica del regime previdenziale delle donne che lavorano nell'amministrazione pubblica unicamente per sottolineare che la misura dovrebbe favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso l'allungamento delle loro carriere nel settore pubblico, senza neppure evocare che le economie derivanti sono state destinate alle misure per la conciliazione tra lavoro e cura della famiglia,

impegna il Governo:

a reintegrare la dotazione del citato Fondo utilizzata, per fini diversi, nel 2010 e nel 2011;

a presentare entro 60 giorni un dettagliato programma pluriennale sugli interventi dedicati alla non autosufficienza e all'esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici con l'indicazione delle dotazioni del citato Fondo che saranno utilizzate a tal fine in ciascuna annualità;

a prevedere che gli interventi per la conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare siano rivolti a potenziare tutte le tipologie di servizi di assistenza per l'infanzia e per le persone non autosufficienti, a incentivare la flessibilità dell'orario di lavoro e di tutte le altre misure volte a introdurre nuove modalità organizzative e gestionali dei tempi di lavoro family friendly, a facilitare l'uso del part-time volontario e a introdurre il voucher universale per i servizi alla persona, a partire dalle buone pratiche già in uso in Italia e in altri Paesi europei, anche per ridurre il fenomeno del lavoro irregolare largamente diffuso in questo settore;

a favorire interventi legislativi volti ad incrementare le detrazioni fiscali per carichi di famiglia in favore delle donne lavoratrici, al fine di configurare alcuni strumenti di politica fiscale specificamente mirati a favorire una partecipazione, quantitativamente e qualitativamente più elevata, delle donne al mondo del lavoro.