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Atto a cui si riferisce:
C.4/12061 [Installazione di radar in zone incontaminate delle coste italiane]



PES. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della difesa, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
si è appreso dalla stampa (articolo pubblicato il 19 maggio 2011 dal quotidiano La Stampa «Occupazioni selvagge, presidi con bandiere, assalti per fermare le ruspe (....) nel centro e sud Italia divampa la protesta di cittadini, sindaci e ambientalisti per bloccare i "radar della discordia"») che si stanno verificando in molte aree del Centro e del Sud del Paese proteste popolari aventi lo scopo di bloccare la realizzazione di una potente rete di sensori radar «anti-scafisti» in alcuni degli angoli incontaminati delle più belle coste italiane;
nel mirino sarebbero finite la Sardegna (Capo Pecora a Fluminimaggiore, Capo Sperone a Sant'Antioco, Punta Foghe a Tresnuraghes, e Capo Argentiera nel comune di Sassari), la Puglia (Santa Maria di Leuca), la Sicilia (Capo Murro di Porco a Siracusa), la Calabria e la Liguria;
l'installazione avverrebbe per conto della Guardia di finanza, anche per il tramite del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, da parte della società romana Almaviva (già Finsiel) ed i radar (nome in codice El/M-2226) sarebbero di produzione israeliana (Elta System, controllata dalla compagnia statale Aerospace Industries);
lo scopo dell'intervento sarebbe quello di prevenire l'immigrazione clandestina, il traffico di droga, gli attacchi terroristici, il contrabbando e la pesca illegale; questi radar a micro-onde infatti riuscirebbero a monitorare la superficie del mare a una distanza di 30-40 miglia e ad individuare natanti anche di piccola dimensione;
particolarmente pesante sembrerebbe l'intervento che si sta profilando in Sardegna, dove i siti individuati per la posa dei tralicci e delle parabole sono alcuni dei punti più suggestivi dell'intera costa occidentale: Capo Pecora a Fluminimaggiore, Capo Sperone a Sant'Antioco, Punta Foghe a Tresnuraghes e Capo Argentiera nel comune di Sassari;
in particolare, nel sito di Tresnuraghes (territorio classificato come zona di protezione speciale e come tale sottoposto a rigidi vincoli di natura ambientale per consentire il ripopolamento della fauna selvatica) i lavori sarebbero stati autorizzati dalla regione Sardegna «in deroga» alle norme di tutela;
l'installazione dei radar potrebbe comportare rischi per la salute dei cittadini, oltre che creare delle servitù militari permanenti e aggiuntive che in Sardegna,

in particolare, andrebbero ad aggiungersi alle servitù militari già esistenti, le quali hanno prodotto per la popolazione residente già gravi conseguenze;
assolutamente insufficienti appaiono al riguardo le rassicurazioni del direttore generale di Almaviva, dottor Antonio Amati, secondo il quale «i radar verranno installati su colline, lontane 300 metri dalle coste seguendo le procedure senza imboccare scorciatoie militari. E le emissioni elettromagnetiche saranno inferiori a quelle delle antenne dei telefonini»;
appare viceversa più attuale il rischio che si crei uno «scempio ambientale, urbanistico e paesaggistico», come denunciato pubblicamente tra gli altri da Legambiente Sardegna, che ha chiesto su questi temi l'immediato avvio di un confronto a livello nazionale;
i terreni ove è prevista l'installazione dei radar sembrerebbero essere di proprietà privata, concessi in locazione alla Guardia di finanza (come emerso da alcune notizie riportate dagli organi di stampa, a seguito dell'incendio divampato nei giorni scorsi nella villa del proprietario del terreno di Capo Argentiera) nonostante il recente codice dell'ordinamento militare (decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66) nel disciplinare i «modi di acquisto coattivo di beni e diritti nell'interesse della difesa militare che trovano applicazione in tempo di pace» (articolo 315) preveda per le autorità militari la possibilità di imporre specifiche limitazioni al diritto di proprietà con la corresponsione ai proprietari di un equo indennizzo;
l'articolo 323 dello stesso codice prevede, come condizione per imporre limitazioni al diritto di proprietà, l'adozione di uno specifico decreto da parte del comandante territoriale, a seconda dei casi dell'Esercito, della Marina o dell'Aeronautica (anche se non della Guardia di finanza);
l'articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, prevede in ogni caso, per le espropriazioni di pubblica utilità aventi carattere militare, l'adozione di uno specifico decreto da parte del Ministro della difesa;
l'articolo 354 del codice dell'ordinamento militare confermerebbe, per le «opere destinate alla difesa nazionale, incidenti su immobili o aree sottoposte a tutela paesaggistica», l'applicazione della procedura di cui all'articolo 147 del cosiddetto codice Urbani (decreto legislativo n. 42 del 2004) e dunque la necessità che sia rilasciata l'autorizzazione paesaggistica a seguito di una specifica conferenza di servizi;
per la localizzazione delle opere militari, è previsto il pronunciamento di uno specifico comitato permanente misto paritetico Stato-regioni -:
quali siano, in ragione delle esigenze di trasparenza, le procedure di assegnazione dell'appalto alla società Almaviva;
quale sia l'iter amministrativo che ha condotto al rilascio delle autorizzazioni ad installare questi radar in zone incontaminate delle coste italiane, e in particolare se siano stati acquisiti i nulla osta ambientali e paesaggistici necessari;
se, e con quale decreto, siano state riconosciute tali strutture «opere di difesa militare»;
se vi siano altri siti interessati oltre quelli in precedenza ricordati;
se non ritengano improcrastinabile adoperarsi per tutelare le aree interessate dalle installazioni, tra cui alcune vincolate ai sensi della normativa europea, statale e regionale, per l'elevato valore ambientale, faunistico e paesaggistico;
se non ritengano opportuno avviare un monitoraggio in modo che sia garantita l'assenza di pericolo di inquinamento elettromagnetico per le popolazioni residenti nelle zone interessate;
se non intendano immediatamente avviare, nel rispetto del principio di trasparenza e leale collaborazione tra Stato, regioni, ed enti locali, un confronto aperto sulla necessità di prevedere tali

sistemi di difesa nonché sulla loro localizzazione.
(4-12061)