• Testo interpellanza

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01088 [Revocare la scelta del signor Francesco Palmiro Mariani quale futuro presidente dell'autorità portuale di Bari]



I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
il signor Francesco Palmiro Mariani ha svolto il ruolo di presidente dell'autorità portuale di Bari per un quadriennio, fino al 19 gennaio 2011;
a seguito di pesanti irregolarità accertate nella gestione del Porto di Bari durante la presidenza del signor Francesco Palmiro Mariani, si è provveduto con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 17 giugno 2009 alla rimozione dello stesso ed al contestuale commissariamento dell'autorità portuale di Bari;
all'adozione di tale decreto il Ministro competente era pervenuto sulla scorta delle conclusioni rassegnate da un'apposita Commissione ministeriale - istituita con decreto del direttore generale dei porti n. 20/08 del 19 dicembre 2008 - la quale, nella relazione conclusiva del 4 maggio 2009, aveva stigmatizzato che «il Presidente dell'Autorità portuale ha posto in essere iniziative ed atti quanto meno discutibili, in contrasto con le funzioni d'ufficio che postulerebbero la serena ed efficiente gestione, sotto il profilo istituzionale ed operativo, del Porto di Bari» evidenziando che «Alla luce dell'accertamento svolto, vi è ragione di ritenere che la situazione del Porto di Bari, già molto grave, sia destinata a peggiorare ulteriormente, proprio per effetto delle improvvise iniziative dell'Autorità portuale destinate a compromettere irreversibilmente lo sviluppo futuro dello scalo barese»;
la medesima commissione d'indagine evidenziava che il presidente dell'autorità portuale di Bari privilegiava la cooperativa multi servizi portuali, alla quale era stato affidato dalla stessa autorità portuale «con una procedura che desta forti perplessità, un appalto di svariati milioni di euro per lo svolgimento di servizi» - tanto che tale affidamento è stato censurato sia dal Tar Puglia che dal Consiglio di Stato - e stigmatizzava «la presenza di "soggetti discutibili" (con riferimento a trascorsi penali certificati per molti componenti) nella stessa Cooperativa, che, con sprezzo di ogni dovere d'ufficio, sono stati dal Presidente dell'Autorità portuale utilizzati addirittura come addetti di security per la sicurezza e la prevenzione nei confronti di eventuali attacchi terroristici internazionali»;
numerosi articoli di stampa hanno evidenziato che risultano in corso indagini, da parte della procura della Repubblica di Bari, volte ad accertare irregolarità nella procedura di affidamento di alcuni servizi, nonché l'esistenza di infiltrazioni malavitose nell'ambito del porto di Bari, essendo particolarmente elevato il grado di esposizione dello scalo barese ai rischi di traffici illeciti, sia per la contiguità fisica con il borgo antico di Bari che per i collegamenti internazionali;
ciò nonostante, in data 19 gennaio 2011, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il signor Mariani è stato nominato commissario della stessa autorità portuale, fino alla nomina del nuovo presidente;
ciò nonostante, il sindaco di Bari, dottor Michele Emiliano, noto procuratore antimafia, ha designato il signor Mariani nella terna per la nomina del nuovo presidente dell'autorità portuale di Bari;
nei giorni scorsi, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha perfezionato l'intesa con la regione Puglia per la nomina del presidente dell'autorità portuale di Bari per il prossimo quadriennio, scegliendo nella tema designata dagli enti territoriali competenti proprio il signor Francesco Palmiro Mariani;

successivamente all'intesa tra il Ministro e la regione Puglia, con deliberazione del comitato portuale dell'autorità portuale di Bari del 29 aprile 2011 è stato approvato il rendiconto generale dell'esercizio 2010, il cui conto economico consuntivo presentato un disavanzo di gestione di euro 622.665,73;
nella relazione del collegio dei revisori dei conti dell'autorità portuale è evidenziato chiaramente che «le ragioni principali del risultato negativo della gestione economica vanno ricercate nell'incremento dei costi del personale e delle spese di funzionamento e per servizi istituzionali», a fronte di ricavi sostanzialmente immutati rispetto all'anno precedente, ossia rispetto al 2009;
nei conti consuntivi degli ultimi due anni sono stati contabilizzati, illegittimamente in quanto in contrasto con l'articolo 36, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 97 del 2003, crediti non esigibili di circa 600.000,00 euro per il 2010 e di circa 1.400.000,00 euro per il 2009, a titolo di eccedenze rinvenienti dall'adeguamento del canone di concessione che l'autorità portuale ha assunto dovessero essere pagate dalla partecipata Bari Porto Mediterraneo S.r.l.;
inoltre, in base a due sentenze del Tar Puglia del 9 maggio 2011, tali presunti crediti dell'Autorità portuale sono stati dichiarati inesistenti, per cui il conto economico consuntivo del 2009, approvato con un avanzo di gestione di circa 900.000,00 euro, presenta effettivamente un disavanzo di circa 500.000,00 euro, mentre il conto economico consuntivo del 2010 registra un disavanzo non più di 622.665,13 euro, bensì di circa 1.200.000,00 euro;
da tali atti, ancora una volta, appare evidente la mala gestio dell'autorità portuale di Bari operata dal signor Mariani, che ha determinato disavanzi nei conti economici consuntivi per ben due anni consecutivi;
l'articolo 7, comma 3, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modifiche ed integrazioni, stabilisce che «Con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione vengono disposti la revoca del mandato del presidente e lo scioglimento del comitato portuale qualora: ...b) il conto consuntivo evidenzi un disavanzo», mentre il successivo comma 4 stabilisce che «Con decreto di cui al comma 3, il Ministro dei trasporti e della navigazione nomina altresì un commissario che esercita, per un periodo massimo di sei mesi, le attribuzioni conferitegli con il decreto stesso»;
da alcuni articoli di stampa pubblicati nei giorni scorsi, si è appreso che il signor Mariani, ha dichiarato erroneamente che il «conto consuntivo», di cui all'articolo 7, comma 3, lettera b), della legge n. 84 del 1994, non corrisponde al «conto economico» gestionale del Rendiconto, generale, dichiaratamente in disavanzo, bensì alla «situazione amministrativa» di cui allo stesso rendiconto, che risulta essere in avanzo per circa 26 milioni di euro in quanto comprende i finanziamenti in conto capitale ottenuti dallo Stato esclusivamente per la realizzazione delle infrastrutture portuali e non già per il pagamento delle spese correnti di gestione dell'autorità portuale;
da un ulteriore articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 22 maggio 2011, si è appreso che la Gazzetta avrebbe consultato sull'argomento la Direzione Generale per i porti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che avrebbe confermato la tesi sostenuta dal signor Mariani, in quanto «alle Autorità portuali si applica il regolamento di contabilità degli enti locali dello Stato, cioè il decreto del Presidente della Repubblica n. 97 del 2003»;
il richiamo al decreto del Presidente della Repubblica 27 febbraio 2003, n. 97, «Regolamento concernente l'amministrazione e la contabilità degli enti pubblici di cui alla legge 20 marzo 1975, n. 70», risulta del tutto inconferente, in quanto assolutamente inadatto a supportare un'interpretazione dell'articolo 7 della

legge n. 84 del 1994 che faccia coincidere il conto consuntivo con la situazione amministrativa dell'autorità portuale;
al riguardo, occorre innanzitutto rilevare che l'articolo 7 della legge n. 84 del 1994, essendo riferito allo specifico settore portuale, costituisce norma di carattere speciale, in quanto tale destinata a prevalere sulle norme di carattere generale, anche se successive;
con l'espressione «conto consuntivo» debba intendersi il risultato di gestione, riferito ad uno specifico esercizio finanziario, e non la complessiva situazione amministrativa dell'autorità portuale, è reso palese non soltanto dal dato letterale della disposizione di cui al sopra citato articolo 7, ma anche dalla ratio della legge in cui essa è contenuta, elementi che depongono entrambi in senso assolutamente contrario alla tesi riportata nella Gazzetta del Mezzogiorno;
al riguardo, giova ricordare che la legge n. 84 del 1994 ha avuto origine dall'esigenza di «privatizzare» la gestione dei porti in Italia, in quanto gli stessi assorbivano ingentissime risorse dalla finanza pubblica, registrando spaventosi disavanzi soprattutto in tema di lavoro portuale, che dovevano essere poi ripianati a carico dell'erario;
pertanto, con la legge n. 84 del 1994, si è inteso creare l'autonomia gestionale tramite l'istituzione delle autorità portuali, un nuovo modello di governance improntato a criteri di managerialità - ciò che è confermato dai requisiti di «massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale» richiesti per la nomina a presidente - nonché dare il via all'autonomia finanziaria delle stesse autorità portuali, sanzionando con la revoca il presidente che si sia dimostrato incapace nella gestione dell'autorità stessa, producendo un disavanzo;
inoltre, se si ritenesse corretta la tesi riportata nella Gazzetta del Mezzogiorno, si finirebbe per attribuire al Ministro il potere di decidere in modo arbitrario sulla sorte del mandato di ogni presidente di autorità portuale, in qualunque momento, revocando o concedendo quantità di finanziamenti pubblici tali da modificare in negativo o in positivo i risultati economici delle stesse autorità;
l'insostenibilità di tale tesi viene ulteriormente confermata laddove si ponga mente al comma 4 dell'articolo 7 della legge n. 84 del 1994, che perderebbe completamente di significato, non avendo più senso sia la nomina di un commissario che la possibilità di imporre oneri aggiuntivi a carico delle merci sbarcate e imbarcate nel porto, se per superare il caso di disavanzo di cui all'articolo 7, comma 3, lettera b) si ritenesse possibile che il Ministro conceda al presidente dell'autorità portuale che ha determinato il disavanzo finanziamenti adeguati per coprire il disavanzo stesso;
va inoltre osservato che i finanziamenti ministeriali sono vincolati esclusivamente alla realizzazione delle infrastrutture e non sono quindi legittimamente utilizzabili per coprire un disavanzo determinato da un aumento delle spese correnti nella gestione ordinaria;
pertanto, qualora si ritenesse valida la tesi riportata nella Gazzetta del Mezzogiorno, per assurdo, il presidente dell'autorità portuale sarebbe incentivato a non realizzare alcuna infrastruttura, ma a tenere accantonate le risorse finanziarie corrispondenti a detti finanziamenti per coprire fittiziamente le spese di gestione corrente;
alla luce di quanto sopra osservato, deve pertanto necessariamente concludersi che, con l'espressione «conto consuntivo» di cui all'articolo 7, comma 3, lettera b), della legge n. 84 del 1994, si faccia riferimento solo ed esclusivamente al risultato di gestione;
in definitiva, la tesi riportata nella Gazzetta del Mezzogiorno, producendo un risultato assurdo e aberrante, risulta dunque del tutto insostenibile;

è, pertanto, evidentissimo il tentativo del signor Mariani di mistificare la realtà dei risultati negativi conseguiti nel rendiconto generale 2010 e di difendere secondo gli interpellanti maldestramente, con incredibile pervicacia, una gestione disastrosa dell'autorità portuale di Bari, aggravata da perdite finanziarie crescenti negli ultimi due anni;
alla luce delle considerazioni, dei dati e delle disposizioni di legge sopra riportati, appare evidente che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti è tenuto a disporre la revoca del mandato del presidente dell'autorità portuale e che il signor Francesco Palmiro Mariani non può né essere rinominato presidente dell'autorità portuale di Bari, né continuare a svolgere le funzioni di commissario della stessa autorità -:
se non intendano revocare la scelta del signor Francesco Palmiro Mariani quale futuro presidente dell'autorità portuale di Bari, considerando che, in caso contrario, l'atto sarebbe ad avviso degli interpellanti gravemente censurabile in quanto illegittimo, sia perché in contrasto con l'articolo 7 comma 3 della legge n. 84 del 1994, sia perché in totale contraddizione con i precedenti atti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che avevano determinato l'adozione di un provvedimento di rimozione del signor Mariani dal suo incarico di Presidente dell'Autorità portuale di Bari e di contestuale commissariamento dell'Ente medesimo;
se non intenda procedere alla revoca immediata del mandato dell'attuale commissario dell'autorità portuale di Bari, signor Francesco Palmiro Mariani - avendo la sua gestione determinato i disavanzi causa di revoca necessaria dell'incarico di vertice dell'autorità portuale - ed allo scioglimento del comitato portuale, nonché alla contestuale nomina di un commissario, ai sensi dell'articolo 7, comma 4, della legge n. 84 del 1994.
(2-01088)
«Tassone, Galletti, Mereu, Compagnon, Cera, Ruggeri, Adornato, Binetti, Bosi, Buttiglione, Calgaro, Capitanio Santolini, Enzo Carra, Ciccanti, De Poli, Delfino, Dionisi, Anna Teresa Formisano, Libè, Lusetti, Mantini, Marcazzan, Ricardo Antonio Merlo, Mondello, Naro, Occhiuto, Pezzotta, Poli, Rao, Ria, Scanderebech, Nunzio Francesco Testa, Volontè, Zinzi».