• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05198 [Introdurre un limite al cumulo degli incarichi nell'ambito degli organi di controllo e di amministrazione delle società]



LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che un articolo de "Il Sole-24 ore" del 13 maggio 2011 riporta l'«Elenco delle cariche societarie di Gioacchino Paolo Ligresti, nato a Milano il 26 marzo 1969, figlio dell'ingegner Salvatore Ligresti. Presidente di quattro società: Immobiliare Lombarda, Srp Services Sa, Saint George capital management Sa, Star management Srl. Vicepresidente di otto società: Artnetworth Srl, Atahotels, Banca Sai, Milano Assicurazioni, Marina di Loano, Premafin Finanziaria, Sai investimenti Sgr, Saiagricola. Consigliere di amministrazione di nove società: Fondiaria-Sai, FinSai international Sa, Citylife Srl, Gilli Srl, Milan Ac, Sai Holding Italia, Sailux Sa, Sainternational Sa, Sainternational Lugano Branch Sa. Sono 21 incarichi, tre in società quotate, diventati 22 il 10 maggio, con la nomina nel cda di Alitalia-Cai, in quota a Fon-Sai, che ha investito 50 milioni e detiene circa il 4,5% del capitale. Paolo Ligresti ha preso il posto di Fausto Marchionni, ex a.d. Fon-Sai. Escludendo sabati e domeniche, Ligresti faticherà a dedicare un giorno al mese in media a ognuna di queste società. Da Premafin-Fondiaria ha ricevuto nel 2010 2,75 milioni lordi di compensi»;

considerato che:

come riporta un articolo del 26 gennaio 2011 de "il Fatto Quotidiano", «D'accordo sull'italianità, ma la famiglia dell'anziano patron Salvatore (79 anni tra due mesi) sembra interessata a difendere anche un modello di gestione che non ha eguali tra le grandi società quotate italiane. Un modello da piccola impresa famigliare in cui le cariche (e i relativi lauti stipendi) sono spartiti tra una pattuglia di parenti, famigli, sodali e una ristrettissima cerchia di manager di provata fedeltà. Molti analisti si domandano se questo stile di governo verrà alla fine accantonato per effetto dell'arrivo dei francesi e della stretta delle banche creditrici, guidate da Mediobanca e Unicredit. "Niente cambia", è il messaggio che arriva da casa Ligresti. Sono salvi gli stipendi, allora. Come pure le altre prebende garantite agli amici di famiglia. E non sembra imminente neppure un taglio delle poltrone nei pletorici consigli di amministrazione del gruppo. Premafin, Fondiaria e Milano, le tre società quotate con targa Ligresti, contano in totale ben 48 amministratori. Quasi un record per la Borsa nazionale. Come pure non temono confronti i compensi garantiti ai capiazienda. I tre figli di Ligresti, per dire, tra il 2007 e il 2009 hanno guadagnato circa 12 milioni di euro ciascuno versati da società del gruppo Premafin, compresa Fondiaria. Giulia è presidente della holding, Jonella si occupa delle assicurazioni, mentre Paolo è concentrato soprattutto sul business immobiliare. Nel 2009, mentre i conti di Fondiaria naufragavano travolti dalle perdite (quasi 400 milioni) sono spariti i bonus, ma la presidente Jonella con i due vice Paolo e Giulia hanno guadagnato quasi 3 milioni ciascuno. Senza contare l'amministratore delegato Fausto Marchionni (prossimo a lasciare l'incarico) gratificato con 3,7 milioni di stipendio, un taglio di 600 mila euro rispetto ai 4,3 milioni dell'anno precedente. Ai piccoli azionisti di Fondiaria è andata decisamente peggio. Tra il 2008 e il 2009 il valore di Borsa della compagnia si è ridotto di oltre il 60 per cento. E adesso sono chiamati ad aprire il portafoglio per tappare le falle nei bilanci del gruppo. I tre figli di Salvatore Ligresti tengono, a loro volta, famiglia Luca Ortigara De Ambrosis è il marito di Giulia, mentre Jonella ha sposato Omar Bonomelli. Entrambi, De Ambrosis e Bonomelli, hanno trovato posto nel consiglio di amministrazione della Immobiliare Lombarda, che fa parte del gruppo Fondiaria, e di alcune aziende minori. L'avvocato Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti, è invece consigliere della Milano assicurazioni quotata in Borsa e di altre controllate come Sopabroker e Siat»;

a giudizio dell'interrogante, si fa sempre più urgente la necessità di prevedere dei limiti al cumulo degli incarichi negli organismi di controllo interno delle società, anche per quello che concerne le società non quotate o, più propriamente, le società diverse da quelle di interesse pubblico. È fisicamente impossibile assicurare un'adeguata funzione di controllo, quando il numero degli incarichi ricoperti renderebbe necessario possedere il dono dell'ubiquità;

come riportato in un articolo di "la Repubblica" del 10 gennaio 2009, la stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato, a conclusione di un'indagine conoscitiva su banche, assicurazioni e società del risparmio, ha segnalato che nel settore finanziario italiano ci sono intrecci personali e azionari fra concorrenti senza paragoni in Europa. Secondo l'indagine dell'Antitrust, la situazione attuale impone un'attenzione alta sulla corporate governance: emerge l'esigenza di un nuovo processo - di regolazione, autoregolazione e di modifiche statutarie - che innovi, ad esempio, sotto il profilo della trasparenza nei processi decisionali, della chiarezza nella attribuzione delle funzioni e responsabilità dei vari organi-comitati, nella eliminazione dei cumuli di ruoli e incarichi tra concorrenti, nonché nella definizione più puntuale dei requisiti per figure rilevanti come gli amministratori indipendenti,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che sia necessario, al fine di garantire la trasparenza negli assetti societari, assicurare un'adeguata disponibilità in termini temporali, per l'espletamento dell'incarico assunto nelle società quotate da parte dei componenti degli organi di controllo, tenendo conto anche dell'impegno richiesto dagli altri incarichi di amministrazione e controllo nelle società di capitali, anche non quotate, così incentivando la creazione di una categoria di professionisti la cui attività è focalizzata sul controllo delle società quotate e diffuse;

quali iniziative normative intenda promuovere, anche favorendo una rapida approvazione dell'Atto Senato 2640, al fine di introdurre un limite al cumulo degli incarichi nell'ambito degli organi di controllo e di amministrazione delle società, considerato che è fisicamente impossibile assicurare un'adeguata funzione di controllo quando la scelta degli incaricati cade su soggetti cui l'eccesso di occupazioni impedisce di adempiere effettivamente alle funzioni di controllo, le quali costituiscono presidio per la correttezza e la legalità della gestione societaria;

se sia a conoscenza di quali siano le iniziative degli organismi preposti ai controlli, come Isvap, Consob e Banca d'Italia, per evitare che gestioni familiaristiche-clientelari di aziende quotate in borsa possano arrecare grave danno ai piccoli azionisti-risparmiatori.