• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05163 [Anagrafe nazionale degli equidi]



ZANETTA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

come noto, con decreto-legge n. 147 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 200 del 2003 e successivamente con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali del 5 maggio 2006 e con decreto del Ministro delle politiche agricoli alimentari e forestali del 9 ottobre 2007, è stata istituita l'anagrafe nazionale degli equidi;

la norma suddetta impone ai proprietari di cavalli di dichiarare la destinazione finale dell'equide, cioè se lo stesso verrà destinato (DPA - destinato alla produzione di alimenti) o non destinato (NDPA) al consumo umano;

la normativa, relativa al funzionamento e all'utilizzo del redditometro, è individuabile nell'art. 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, per il quale al comma 1, "L'ufficio delle imposte procede alla rettifica delle dichiarazioni presentate dalle persone fisiche quando il reddito complessivo dichiarato risulta inferiore a quello effettivo o non sussistono o non spettano, in tutto o in parte, le deduzioni dal reddito o le detrazioni d'imposta indicate nella dichiarazione";

i beni e servizi indicativi della capacità contributiva sono elencati nella tabella allegata al decreto del Ministro delle finanze del 10 settembre 1992, recante la "determinazione, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, degli indici e coefficienti presuntivi di reddito o di maggior reddito in relazione agli elementi indicativi di capacità contributiva", tale tabella è aggiornata periodicamente dall'Agenzia delle entrate;

in particolare, il numero 8 del suddetto elenco stabilisce che i cavalli da corsa o da equitazione sono considerati come fonte di gettito, stabilendo un determinato costo di mantenimento e un coefficiente che, moltiplicato per il costo di mantenimento, dà, come risultato, il reddito necessario presunto per il mantenimento del cavallo;

considerato che:

in sintesi, l'Agenzia delle entrate fa rientrare il possesso di un cavallo da corsa o da equitazione fra gli elementi che manifestano una capacità superiore rispetto a quella espressa dai redditi dichiarati, non facendo distinzione fra i cavalli mantenuti in proprio e quelli in pensione o tra cavalli da affezione o cavalli utilizzati per scopi sociali o di riabilitazione;

l'applicazione di tale normativa fa sì che chi ha un reddito più basso, rispetto a quello presunto stabilito appunto dal "redditometro", paga tasse e multe per il differenziale tra il proprio reddito reale e quello calcolato dal fisco;

i costi reali di mantenimento dei cavalli sono molto più bassi rispetto a quelli individuati dal legislatore, in particolare, le spese per i cavalli mantenuti in casa propria (cavalli da affezione) risultano essere notevolmente più bassi e praticamente pari al mantenimento di un cane;

tenuto conto che:

l'art. 22 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010 (cosiddetta "manovra correttiva") ha riscritto la disciplina dell'accertamento sintetico e del redditometro, contenuta nei commi 4 e seguenti dell'art. 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, con l'obiettivo "di adeguare l'accertamento sintetico al contesto socio-economico, mutato nel corso dell'ultimo decennio, rendendolo più efficiente e dotandolo di garanzie per il contribuente, anche mediante il contraddittorio";

rilevato che:

durante gli accertamenti effettuati, avvenuti in particolare in Piemonte, è stato richiesto di dichiarare quanti cavalli da corsa e da equitazione fossero mantenuti nel biennio 2007/2008 verificando quanto dichiarato dal proprietario, con quanto riportato nell'anagrafe nazionale equina, dato ad oggi in possesso dell'Agenzia delle entrate;

anche i medici veterinari della Società italiana veterinari per equini hanno segnalato tale situazione, mettendo in evidenza che il fatto di considerare il cavallo come indicatore di reddito, oltre a disincentivare il possesso del cavallo, contrasta con la tutela sanitaria dell'animale, rischia di incoraggiare l'abbattimento e depotenzia gli sforzi dell'Europa e dell'Italia per la creazione di una anagrafe equina basata sull'identificazione certa del cavallo;

rispetto a tale problematica sono arrivate critiche anche da parte del Sottosegretario alla salute on. Francesca Martini che ha richiesto l'esclusione del cavallo dagli indicatori del nuovo redditometro,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per risolvere la questione sopra esposta, auspicando una correzione del redditometro che tolga il cavallo dai nuovi indicatori, attualmente allo studio dell'Agenzia o, in alternativa, differenziando il possesso di un cavallo "da affezione" che non è produttivo di reddito, dal possesso di un cavallo da corsa o da equitazione.