• Testo interrogazione a risposta orale

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Atto a cui si riferisce:
S.3/02147 [Problematiche relative alla crisi economica]



ROILO, TREU, ADRAGNA, BLAZINA, GHEDINI, ICHINO, NEROZZI, PASSONI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

nell'ambito della crisi economica e produttiva che colpisce l'Italia da più di due anni, il "Rapporto Italia 2011" dell'Eurispes conferma come l'Italia sta vivendo, insieme, una grave crisi politica istituzionale, economica e sociale. Tre percorsi di crisi che si intrecciano, si alimentano e si avviluppano l'uno con l'altro fino a formare un tutt'uno solido, resistente, refrattario ad ogni tentativo di districarlo, di venirne a capo;

lo stesso rapporto conferma che dilaga il precariato con i contratti di lavoro a tempo determinato che sono aumentati del 47,3 per cento; le conseguenze della crisi economica - sottolinea l'Eurispes - stanno infatti assumendo carattere di ineluttabilità per quanto concerne i lavoratori flessibili, in particolare per i giovani. Il mercato del lavoro ha espulso prioritariamente i lavoratori a termine, portati a ingrossare le fila dei disoccupati. Ancora peggio va l'occupazione femminile ferma al 46,4 per cento;

sono stati 176.000 gli occupati in meno nel terzo trimestre del 2010 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. In percentuale il calo è dello 0,8 per cento. Il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni è pari al 56,7 per cento;

8,7 per cento è il tasso di disoccupazione registrato dall'Istat a ottobre 2010, il più alto da quando, nel gennaio 2004, sono iniziate le serie storiche mensili. Tuttavia nel terzo trimestre del 2010 il dato, dopo sette trimestri di crescita, ha fatto registrare una diminuzione, seppure solamente di un decimale, rispetto al trimestre precedente;

2.167.000 erano i disoccupati in Italia a ottobre 2010, più del doppio rispetto ad aprile 2007. Secondo il Centro studi di Confindustria, il biennio di crisi economica è costato all'Italia 540.000 posti di lavoro e la contrazione proseguirà per tutto il 2011, per invertire la rotta soltanto nel 2012;

oltre 2.000.000 sono i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che per l'Istat rientrano nella categoria "Neet" (No education, employment, training). E cioè che non lavorano e non studiano. Un dato confermato dagli esperti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che vedono l'Italia al terzo posto tra i Paesi industrializzati, dopo Messico e Turchia, per numero di giovani "lasciati indietro";

24,7 per cento è il valore del tasso di disoccupazione per i giovani tra i 15 e i 24 anni, una cifra che sale al 36 per cento per le donne nel Mezzogiorno. L'aumento, dall'inizio della crisi, è di otto punti percentuali. Peggio dell'Italia fa la sola Ungheria, in Europa. Quanto all'occupazione, nel 2009 ha riguardato il 21,7 per cento dei giovani, contro una media tra i Paesi dell'Unione europea del 35,8 per cento e tra quelli Ocse del 40,2 per cento.;

1.200.000.000 sono le ore di cassa integrazione chieste dalle imprese italiane secondo l'INPS, il 31,7 per cento in più rispetto al 2009, quando erano state 914 milioni; a dicembre 2010 le ore autorizzate sono diminuite del 16,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2009;

6.185 sono le aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria nel 2010 secondo la Cgil. Nel corso dell'anno l'utilizzo della cassa in deroga è aumentato del 250 per cento. I due istituti insieme hanno riguardato 400.000 lavoratori;

1,5 per cento è il tasso d'inflazione medio registrato in Italia, secondo l'Istat, nel 2010. Rispetto al 2009, il dato è quasi raddoppiato (nei 12 mesi precedenti si era attestato allo 0,8 per cento). A dicembre 2010 l'indice dei prezzi ha raggiunto l'1,9 per cento, in crescita dei due decimali rispetto al mese precedente. È il dato più elevato dal dicembre 2008 e tuttavia inferiore alla media dell'Unione europea, attestatasi al 2,2 per cento;

0,2 per cento è il calo della produzione industriale nel quarto trimestre del 2010 secondo l'Istituto di analisi e studi economici (Isae) rispetto al trimestre precedente. Tuttavia, rispetto ai primi dieci mesi del 2009, il dato tendenziale segna un aumento del 5,4 per cento;

1.016 sono gli euro che le famiglie italiane dovranno pagare in più nel corso del 2011 per acquistare gli stessi prodotti e servizi acquistati nel 2010. Secondo Federconsumatori e Adusbef, 267 euro in più dovranno essere spesi per i generi alimentari, 131 per i carburanti, 120 per il trasporto ferroviario. I rincari saranno del 7-8 per cento per il gas, del 4-5 per cento per la luce, del 7 per cento per i rifiuti;

33,3 per cento è la percentuale di famiglie che non sono state in grado di far fronte a una spesa imprevista di 750 euro nel 2009 secondo i dati comunicati dall'Istat il 29 dicembre 2010. Nel 2008 era il 32 per cento. Il 15,2 per cento delle famiglie, poi, ha presentato tre o più sintomi di disagio economico tra quelli dell'indicatore sintetico previsto dall'Eurostat;

considerato che:

su tali temi e, in particolare, sulle prospettive di lavoro di migliaia di lavoratori coinvolti nelle crisi industriali che colpiscono tutto il territorio nazionale, sull'utilizzo delle risorse destinate agli ammortizzatori sociali, sull'utilizzo delle risorse destinate all'assistenza dei cittadini in condizione di bisogno materiale e di non autosufficienza, sulle risorse destinate alle misure di conciliazione tra lavoro ed impegni di cura per le donne, sulle misure per sostenere promuovere l'occupazione femminile e quella dei giovani, così come su molti altri temi di competenza a quanto risulta all'interrogante sono state rivolte al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sia in via esclusiva che congiunta verso i Ministri titolari di altri dicasteri, ad oggi, ben 1.131 interrogazioni di cui: 335 a risposta orale e 796 a risposta scritta;

di tali interrogazioni, alla data di presentazione del presente atto di sindacato ispettivo, hanno concluso l'iter solo 321, di cui 137 a risposta orale e 184 a risposta scritta;

10 interrogazioni, complessivamente, sono state ritirate;

risultano, pertanto, pendenti complessivamente 810 interrogazioni,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo giustifichi tale inerzia nei confronti di problematiche così rilevanti e cogenti per il nostro Paese;

quando ritenga di dare risposta alle interrogazioni ad oggi ancora inevase.