• Testo interrogazione a risposta orale

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.3/02136 CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, INCOSTANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:il 3 maggio 2011, a seguito di un'inchiesta della Direzione...



ARMATO, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, INCOSTANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 3 maggio 2011, a seguito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli ci sono stati 39 arresti per droga e racket di appalti, gli arrestati risulterebbero tutti affiliati al clan Polverino, potente organizzazione criminale radicata a nord di Napoli;

a compiere gli arresti sono stati i carabinieri del comando provinciale del colonnello Mario Cinque a seguito della misura cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari Paola Scandone, anche sulla base delle dichiarazioni dei due pentiti, Domenico Verde e Salvatore Izzo, e relativa al giro di affari del clan Polverino nell'area flegrea sui rifiuti, droga, racket di appalti e voto di scambio;

tra gli arrestati due candidati al Comune di Quarto, Armando Chiaro, consigliere comunale uscente, capogruppo del Popolo della libertà, referente politico di Luigi Cesaro, ora candidato capolista per il Popolo della libertà, e Salvatore Camerlingo, iscritto al Popolo della libertà, nella lista "Noi Sud";

Armando Chiaro, imprenditore caseario, è stato eletto consigliere comunale già nel 2007 nella lista dell'allora Forza Italia, e da quanto si apprende da notizie di stampa, in quell'occasione, il suo nome era comparso in un'altra indagine per voto di scambio;

dalla stampa e dalle dichiarazioni rese da due pentiti, risulterebbe che l'imprenditore Chiaro sia coinvolto anche in una "trattativa" con Giuseppe Polverino, latitante a Barcellona, concernente la gestione dei rifiuti di una discarica (sequestrata) di Quarto;

emergerebbe inoltre il ruolo di tramite di Camerlingo, candidato al consiglio comunale con la lista "Noi Sud" e cugino diretto di Salvatore Liccardi, presunto braccio destro di Giuseppe Polverino, per decine di affiliati al clan dei Polverino, e la sua disponibilità ad utilizzare il "telefono rosso", l'unica linea usata dal latitante Giuseppe Polverino per comunicare con i suoi,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali siano le sue determinazioni in proposito al fine di impedire che la campagna elettorale per le amministrative si svolga in un clima di sospetti e collusioni;

se intenda relazionare, al più presto, sulla grave emergenza criminalità che colpisce importanti Istituzioni nella provincia di Napoli e in Campania;

se non ritenga opportuno intervenire, al più presto, con atti di propria competenza al fine di evitare le candidature di persone presumibilmente legate alla criminalità organizzata e già precedentemente indagate per voto di scambio.