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Atto a cui si riferisce:
C.1/00631 [Tutelare i lavoratori frontalieri italiani occupati in Svizzera]



La Camera,
premesso che:
i rapporti politici tra la Repubblica italiana e la Confederazione elvetica sono da tempo caratterizzati da incomprensioni e forti contrapposizioni che avvelenano i tradizionali vincoli di buona amicizia che storicamente intercorrono tra i due Paesi. Nemmeno l'incontro del Ministro degli affari esteri italiano, onorevole Franco Frattini, con la Presidente della Confederazione elvetica Micheline Calmy-Rey, svoltosi a Berna lo scorso 12 gennaio in un clima sereno e costruttivo, ha prodotto una normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi;
le tensioni tra Italia e Svizzera sono nate in particolare con l'ultimo scudo fiscale varato dal Ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Giulio Tremonti, e dall'inserimento della Svizzera nella black list dei Paesi che agevolano l'evasione fiscale. Con il passare del tempo tale stato di tensione è man mano sfociato in ostilità ed è destinato a intensificarsi ulteriormente dopo le elezioni dello scorso 10 aprile per il rinnovo del Governo e del Parlamento del Cantone Ticino, elezioni che hanno visto prevalere la Lega dei Ticinesi, diventato il primo partito cantonale in termini di consensi. Infatti, la Lega dei Ticinesi e l'Unione Democratica di Centro - con la quale ha presentato liste congiunte per il Consiglio di Stato nella summenzionata elezione - hanno orchestrato da tempo una campagna contro i frontalieri italiani, sfociata anche in pesanti offese a sfondo xenofobo come, per esempio, i manifesti firmati «balairat.ch», in cui si raffiguravano i lavoratori frontalieri con l'immagine del ratto che va a rubare il formaggio in Svizzera, e con il ricorso a vari social-network in cui campeggiavano slogan tipo «Lavoro... no all'invasione del frontalierato», «Sicurezza... No alla criminalità d'importazione» e «Fiscalità... No alla fiscalità opprimente» lanciando il grido d'allarme xenofobo «I ratti "invadono" la Svizzera italiana»;
il Cantone Ticino rappresenta da decenni un importante sbocco occupazionale per i cittadini italiani residenti nei comuni della fascia di confine; infatti, degli oltre 55 mila cittadini italiani occupati con il permesso di frontaliere nei Cantoni di frontiera Ticino, Vallese e Grigioni, poso più di 48mila sono impiegati nel Cantone Ticino. La maggior parte di essi proviene dalle province di Varese (circa 26 mila) e Como (circa 18 mila). I lavoratori frontalieri hanno dunque dato un grande contributo allo sviluppo dei Cantoni Ticino, Grigioni, Vallese, e in pari tempo all'economia dei comuni italiani compresi nella «storica» fascia di demarcazione di 20 chilometri dalla linea di confine;
la presenza di un così ragguardevole numero di frontalieri impiegati in Svizzera ha indotto l'Italia e la Confederazione a negoziare numerosi accordi bilaterali per regolare varie questioni afferenti la previdenza sociale, l'imposizione fiscale, l'indennità disoccupazione, le infrastrutture viarie, e altro. Di tali convenzione si intendono richiamare in particolare: a) «Accordo bilaterale sulla compensazione finanziaria in materia di assicurazione disoccupazione frontalieri del 12 dicembre 1978 per la retrocessione annuale all'INPS degli oneri prelevati sulla massa salariale dei frontalieri» (parte lavoratori e parte datori di lavoro). Con la retrocessione di detti oneri è stato alimentato il fondo speciale per finanziare la legge n. 147 del 5 giugno 1997, che disciplina il trattamento di disoccupazione speciale in favore dei lavoratori frontalieri italiani che perdono l'impiego in Svizzera. Tale fondo è gestito dall'INPS con contabilità separata e a oggi ammonta a circa 380 milioni di euro. La retrocessione di tali contributi è terminata nel 2010 a seguito degli accordi bilaterali tra l'Unione europea e la Svizzera in materia di libera

circolazione e assicurazioni sociali che hanno determinato un diverso status del lavoratore frontaliero; b) «Accordo del 3 ottobre 1974 relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine», recepito successivamente nella Convenzione italo-svizzera del 9 marzo 1976 (Convenzione tra la Confederazione svizzera e la Repubblica italiana per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio), entrata in vigore il 27 marzo 1979. In conformità a tale Convenzione la Svizzera ristorna ai comuni italiani che ne hanno diritto una consistente quota (attualmente il 38,8 per cento) delle imposte fiscali riscosse alla fonte sulle retribuzioni dei frontalieri;
addosso ai lavoratori frontalieri sono piovute ultimamente pressioni di ogni genere: dalla minaccia discriminante di non aumentare le loro retribuzioni come per i cittadini svizzeri e i domiciliati, adducendo a giustificazione l'aumentato valore del franco svizzero rispetto all'euro, fino all'accusa di dumping salariale e di portare via il lavoro ai disoccupati che risiedono in Svizzera;
tali pressioni, che hanno trovato seguito anche in varie iniziative politiche cantonali e confederali, sono dovute secondo i sottoscrittori del presente atto d'indirizzo fondamentalmente al dossier sulla fiscalità e al rifiuto del Governo italiano di rinegoziare la Convenzione per evitare la doppia imposizione sul reddito e sulla sostanza del 9 marzo 1976;
il negoziato sulla nuova Convenzione era iniziato nel 2001 e successivamente fu interrotto. Ripreso nel 2009 è stato interrotto di nuovo lo stesso anno e, salvo incontri sporadici non è più decollato. Da settembre 2010, secondo fonti diplomatiche, il Governo italiano ha rifiutato ogni contatto;
nel frattempo in questi ultimi 2 anni la situazione si è del tutto modificata. Dopo le richieste formulate dal G-20, il Consiglio Federale elvetico ha deciso (13 marzo 2009) di concedere assistenza amministrativa fiscale a tutti gli Stati che ne faranno richiesta, conformemente con l'articolo 26 del modello OCSE. Ciò significa che la Svizzera concederà informazioni caso per caso, non solo per ipotesi di delitti o contravvenzioni fiscali, bensì anche per consentire, se necessario, all'altro Stato di accertare i redditi dei soggetti ivi residenti. Si tratta di un sostanziale passo avanti rispetto alla prassi precedente, che prevedeva soltanto la concessione delle informazioni relative alla corretta applicazione della Convenzione esistente;
dal 13 marzo 2009, la Svizzera ha firmato simili convenzioni con una trentina di nazioni, tra le quali figurano anche gli USA, la Francia, la Germania e l'Inghilterra, ma non l'Italia che, tra l'altro, mantiene tuttora la Svizzera sulla black-list dei Paesi classificati come «paradisi fiscali»;
tra la Svizzera e l'Unione europea vige il trattato sulla fiscalità del risparmio con effetto al 1o luglio 2005. Il trattato prevede la trattenuta dell'imposta alla fonte sugli interessi dei capitali a risparmio delle persone fisiche residenti nell'Unione europea che hanno depositato i capitali in Svizzera ed esclude, pertanto, le informazioni automatiche;
in conseguenza delle decisioni intervenute dopo il trattato, lo scorso mese di ottobre la Svizzera ha intrapreso un negoziato con il Regno Unito e con la Germania proponendo un'alternativa allo scambio automatico di informazioni. Avendo assunto i parametri OCSE per tutti i modelli di convenzione contro le doppie imposizioni fiscali e nell'assistenza amministrativa in materia fiscale, consentendo di sviluppare, su richiesta concreta e motivata, in singoli casi, lo scambio di informazioni con altri Paesi. Anziché concedere lo scambio automatico d'informazioni, la Confederazione offre dunque la salvaguardia del gettito fiscale degli altri Stati, proponendo un modello di prelievo d'imposta alla fonte, il cosiddetto «Modello

Rubik», su tutti i redditi dei capitali mobili (interessi, dividendi, canoni di licenza, capital gain, e altro);
la proposta negoziata dalla Svizzera è sicuramente innovatrice sia nei confronti della direttiva europea del 3 giugno 2003, sia per quanto riguarda il trattato sulla fiscalità del risparmio tra la Svizzera e l'Unione europea del 1o luglio 2005. Una proposta innovativa perché l'imposta alla fonte non viene più prelevata unicamente sugli interessi, ma anche su tutti gli altri redditi dei capitali mobili, prefigura l'estensione anche alle persone giuridiche e la trattenuta operata è uguale a quella stabilita dagli Stati di residenza di coloro che hanno collocato dei capitali in Svizzera;
in materia di procedure fiscali avviate nei Paesi membri dell'Unione europea, la Svizzera ha operato in tre direzioni: con gli accordi sull'euro-ritenuta, di Schengen e per la lotta contro le frodi, (quest'ultimo non ancora applicato dall'Italia, sebbene ratificato); nel febbraio 2009 ha adeguato il diritto svizzero sulla punibilità del riciclaggio dei proventi di reati fiscali alle raccomandazioni antiriciclaggio del Gafi/OCSE; ha ratificato la convenzione dell'OCSE contro la corruzione internazionale ed è l'unico Paese al mondo a disporre di una legge speciale sulla restituzione dei fondi sottratti dai dittatori, indipendentemente da una richiesta proveniente dal Paese interessato;
l'Italia, al contrario dei principali Paesi europei, ha chiuso ogni spiraglio sulla possibilità di negoziare la nuova Convenzione bilaterale per evitare la doppia imposizione sul reddito e sulla sostanza, un atteggiamento incomprensibile di cui il Paese non è informato e che è alla base, come detto, delle tensioni tra Roma e Berna, con minacce sempre più insistenti verso i frontalieri e gli accordi bilaterali esistenti;
in questo momento è particolarmente presa di mira la Convenzione sui frontalieri del 9 marzo 1976 che comporta un ristorno del 38,8 per cento in favore dei comuni italiani delle imposte fiscali riscosse alla fonte sulle retribuzioni dei frontalieri;
il Parlamento del canton Ticino ha adottato nel mese di marzo all'unanimità un'iniziativa del Gruppo PPD «Rinegoziare l'Accordo sui frontalieri, rifondere al Ticino gran parte del ristorno dell'imposta alla fonte e togliere la Svizzera dalla black-list italiana» che pertanto sarà inserita nell'ordine del giorno della sessione del mese di giugno prossimo del Parlamento nazionale svizzero. La risoluzione chiede che la Confederazione apra la trattativa con l'Italia per rimediare all'assenza di reciprocità a danno dei residenti della fascia di frontiera svizzera che lavorano come dipendenti nella fascia di frontiera italiana, per attenuare l'ammontare del ristorno a carico di Ticino, Grigioni e Vallese in ragione del 38,8 per cento in modo analogo a quello del 12,5 per cento pattuito con l'Austria;
una simile modifica dei ristorni provocherebbe conseguenze nefaste per le risorse dei succitati comuni, già alle prese con i consistenti tagli operati dalle svariate manovre del Ministro Tremonti e impossibilitati ad erogare i servizi essenziali. I comuni del Verbanio-Cusio-Ossola, per esempio, nel 2009 hanno introitato un ristorno pari a 3.781.643,64 euro. In caso di modifica della Convenzione e di una retrocessione fiscale del 12,5 per cento, le amministrazioni interessate incasserebbero poco più di un terzo: 1.260.000 euro;
al Parlamento nazionale svizzero è peraltro pendente dal marzo scorso una mozione che chiede la sospensione dei ristorni all'Italia fino alla conclusione di una nuova Convenzione di doppia imposizione ed allo stralcio della Svizzera dalle liste nere italiane;
i rapporti tra l'Italia e la Svizzera non concernono unicamente il frontalierato e nel loro complesso rappresentano una dimensione di ben altra portata. Tra Italia e Svizzera vi è un intenso interscambio commerciale quantificabile, nel 2010, in 34,709 miliardi di franchi, con un

saldo attivo per l'Italia di 2,759 miliardi di franchi svizzeri. La Svizzera, dunque, è un importantissimo mercato per l'economia italiana e, nonostante il lungo rallentamento dell'economia mondiale, è uno dei pochi che oltre a confermare il successo delle esportazioni italiane fa registrare un suo aumento. Per l'Italia la Svizzera non è solo un grande partner industriale ma anche un importantissimo mercato di esportazione dei propri prodotti: il sesto mercato al mondo (dopo Germania, Francia, USA, Spagna e Regno Unito) e di gran lunga il primo mercato al mondo per importazioni pro-capite di prodotti made in Italy;
si potrebbero elencare molti altri esempi che caratterizzano l'ampiezza dei rapporti tra Italia e Svizzera, per esempio che vi risiedono stabilmente circa 530 mila cittadini italiani, che la Confederazione sta realizzando le nuove trasversali alpine, un'opera colossale in cui rientra il corridoio 24 Amsterdam-Genova, che l'Italia per parte sua è impegnata a sviluppare le infrastrutture di collegamento alle opere in corso di realizzazione nella Confederazione e altri interessi comuni che non si citano in questa sede;
alla luce dei rapporti molto difficili che intercorrono tra le due capitali risulta poco comprensibile l'atteggiamento del Governo italiano che fino ad ora non ha preso in considerazione gli appelli a ristabilire la via negoziale per evitare i danni che un simile modo di intrattenere i rapporti con un Paese amico rischiano di procurare all'Italia,


impegna il Governo:


a intraprendere i necessari passi diplomatici per riallacciare il dialogo con il Governo svizzero nell'intento di promuovere e tutelare gli interessi dell'Italia;
a convocare un tavolo di concertazione per definire al più presto un percorso negoziale sulla nuova convenzione fiscale per evitare la doppia imposizione sul reddito e sulla sostanza, formulando e discutendo in quella sede le legittime richieste d'interesse del nostro Paese;
a non lasciar nell'incertezza i 55 mila frontalieri italiani occupati in Svizzera, tutelando il loro diritto, al pari trattamento salariale rispetto ai colleghi svizzeri e stranieri residenti, affrontando allo stesso tempo - sul piano politico - la minaccia formulata da Giuliano Bignasca, indiscusso leader della Lega dei Ticinesi, di far licenziare 13.500 frontalieri italiani;
ad assumere iniziative appropriate sul piano politico e diplomatico per la piena applicazione della convenzione del 9 marzo 1976 stipulata con la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, un atto fondamentale per mantenere invariata la quota delle trattenute fiscali retrocesse dalla Confederazione elvetica ai comuni italiani compresi nella linea di demarcazione di 20 chilometri dal confine italo-svizzero.
(1-00631)
«Narducci, Franceschini, Maran, Amici, Tempestini, Fassino, Barbi, Colombo, Corsini, Losacco, Pistelli, Porta».