• Testo interrogazione a risposta scritta

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.4/05063 [Maggiore tutela dei lavoratori genitori di bambini con gravi disabilità]



CARLINO, DE TONI, BELISARIO - Ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

da notizie stampa del 31 marzo 2011 risulta agli interroganti che una lavoratrice, impiegata amministrativa del Comune di Cellatica (BS) da 10 anni, è stata licenziata dal Comune a seguito di procedimenti disciplinari;

la lavoratrice è madre di una bambina con problemi di salute alla quale è stato riconosciuto l'handicap grave ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104;

la dipendente avrebbe giustificato alcuni giorni di assenza con il certificato di malattia della figlia, non accorgendosi di avere superato il limite dei permessi previsti dal contratto;

a nulla sarebbero valsi i tentativi di conciliazione esperiti tramite le organizzazioni sindacali, e il segretario comunale, considerando quelle giornate come assenze prive di valida motivazione, avrebbe attivato la procedura di licenziamento disciplinare applicando l'articolo 55-quater del testo unico sul pubblico impiego (decreto legislativo n. 165 del 2001) come modificato dal decreto legislativo n.150 del 2009;

pur ammettendo la dipendente di aver comunicato in ritardo l'assenza, e di aver sbagliato a giustificare l'assenza inviando un certificato di malattia della bambina, è mancata la volontà dell'amministrazione di trovare una soluzione alla difficile situazione della dipendente, negando ogni possibilità di compensare le eventuali mancanze con istituti contrattuali e permessi che potevano essere utilizzati in alternativa (ferie, permessi per assistenza ai sensi della legge n. 104 del 1992, aspettative non retribuite negate alla lavoratrice);

considerato che:

il 13 dicembre 2006 l'Assemblea generale delle Nazioni unite ha adottato la "Convenzione sui diritti delle persone con disabilità";

la convenzione e il suo protocollo opzionale sono stati aperti per la firma il 30 marzo 2007 e l'Italia è stato uno dei primi Paesi firmatari;

nel preambolo di detta convenzione gli Stati si dichiarano "Convinti che la famiglia è il naturale e fondamentale nucleo della società e merita la protezione da parte della società e dello Stato, e che le persone con disabilità ed i membri delle loro famiglie dovrebbero ricevere la necessaria protezione ed assistenza per permettere alle famiglie di contribuire al pieno ed eguale godimento dei diritti delle persone con disabilità";

la legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (la citata legge 5 febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni) rappresenta il principale riferimento normativo dell'ordinamento italiano in materia di disabilità;

tale legge prevede che siano le Regioni, nell'esercizio delle proprie competenze, a definire le priorità locali e le forme concrete di attuazione degli interventi dell'azione pubblica, aventi come fine ultimo l'autonomia sostanziale del disabile, attraverso l'integrazione sociale e il pieno sviluppo personale;

nel dare attuazione alle politiche avviate dalla legislazione dello Stato, le Regioni hanno sviluppato i principi innovatori che la citata legge e le successive modificazioni hanno introdotto: tra questi vi è il principio che la persona diversamente abile debba essere assistita, laddove sia possibile, dalla famiglia e che quest'ultima debba essere aiutata ad accettare l'handicap al fine di consentire che la persona diversamente abile abbia una vita con standard qualitativi accettabili;

l'articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n. 183 (cosiddetto collegato lavoro), stabilisce: "Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa vigente in materia di congedi, aspettative e permessi, comunque denominati, fruibili dai lavoratori dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, in base ai seguenti principi e criteri direttivi: (...) razionalizzazione e semplificazione dei documenti da presentare, con particolare riferimento alle persone con handicap in situazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o affette da patologie di tipo neuro-degenerativo o oncologico", mentre il successivo articolo 24 riforma le regole per l'assegnazione dei permessi per l'assistenza dei diversamente abili e prevede che i lavoratori dipendenti che abbiano un familiare con grave handicap possano fruire di permessi speciali entro il secondo grado di parentela anche se non conviventi;

come sottolineato dalla Federazione per il superamento dell'handicap, i permessi non sono e non possono essere considerati un risarcimento o una compensazione per la presenza di una persona disabile in famiglia, ma un'opportunità in più per poter consentire a queste persone di vivere bene la propria quotidianità;

la famiglia, pertanto, dovrebbe essere considerata un'importante risorsa per le persone diversamente abili, poiché assicura loro l'affetto e le cure di cui hanno bisogno in un ambiente protetto che è in grado di stimolare o, quantomeno, migliorare la qualità della vita dei portatori di handicap;

considerato inoltre che:

è stato approvato dalla Camera, il 19 maggio 2010, il testo unificato delle proposte di legge n. 82 e abbinate, recante misure in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili;

il provvedimento - che ha visto un lungo e complesso iter approvativo, caratterizzato da un confronto serrato con il Governo, anche sotto il profilo economico e finanziario - ha incontrato l'unanimità dei consensi tra i gruppi parlamentari;

il provvedimento è stato quindi trasmesso al Senato (Atto Senato 2206) e la competente 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) ne ha avviato l'esame, che si è momentaneamente interrotto in attesa del parere della 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio), la quale ha richiesto una relazione tecnica al Governo;

in esito alla trasmissione della predetta relazione tecnica, sembrano essere sorti nuovi problemi, che invece alla Camera sembravano ampiamente superati a seguito delle modifiche apportate nel corso del dibattito in Commissione e in Assemblea,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

quali azioni concrete il Governo intenda porre in essere al fine di: 1) sostenere con misure opportune le responsabilità di cura e assistenza dei genitori con figli portatori di handicap grave; 2) favorire le situazioni in cui si rende necessaria, per un periodo di tempo, la presenza di entrambi i genitori presso il figlio disabile al fine di assicurare la tutela di situazioni particolarmente gravi; 3) facilitare la positiva conclusione dell'iter di approvazione degli interventi in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili di cui al disegno di legge n. 2206.