• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
C.4/11648 [Rendere più agevole il ricorso a strutture straordinarie di prima accoglienza in favore dei migranti richiedenti asilo ]



BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
da alcune settimane imponenti flussi migratori si stanno abbattendo sulle coste italiane a seguito delle rivoluzioni nei Paesi dell'Africa settentrionale; alcuni paventano una prossima ondata migratoria anche dall'Africa sub-sahariana;
la Tunisia e soprattutto la Libia sono state fino al 2009 il canale di ingresso in Italia dei migranti clandestini provenienti dall'Africa sub-sahariana e di quelli provenienti dai Paesi affacciati sulle rive meridionali del Mediterraneo. A tal proposito i dati del Viminale parlano di circa 29 mila arrivi dall'agosto 2008 al luglio 2009. Sempre secondo la stessa fonte dall'agosto 2009 al luglio 2010 gli arrivi sono stati circa 3.500. E poiché i fattori generatori dei flussi non sono mutati, la differenza tra 29 mila e 3.500 ci indica con buona approssimazione quale sia stato l'effetto di blocco dell'accordo italo-libico e delle misure restrittive concordate anche col vecchio governo tunisino: circa 26 mila arrivi in meno in appena dodici mesi;
il venir meno del predetto blocco a causa del crollo dei regimi potrebbe quindi portare a un aumento di 26 mila sbarchi annui con probabilmente numeri superiori nel corrente anno - anche oltre quota 50 mila - per il sommarsi dei nuovi migranti a quelli che erano stati bloccati nel 2009-2010. Peraltro se Egitto, Tunisia, Libia ed eventualmente l'Algeria dovessero precipitare in uno stato di crisi permanente i numeri potrebbero essere assai maggiori;
anche volendo rimanere ad una stima minimale, quindi, si prevede possano esservi oltre 50 mila, ingressi in più nel 2011 e poi 20-30 mila ingressi in più negli anni successivi, atteso che i flussi dall'Africa sono legati a fattori demografici ed economici che permarranno a lungo;
la stragrande maggioranza di questi arrivi saranno tutti via mare e ovviamente al di fuori del sistema di programmazione dei flussi migratori. Saranno inoltre flussi misti con ben due diverse componenti: rifugiati, ossia vittime di persecuzione, e migranti economici;
come in passato, presumibilmente anche in futuro per lo più le persone provenienti dal canale libico-tunisino chiederanno asilo. A questo proposito un'indicazione viene dai dati del Viminale: negli ultimi anni circa il 50 per cento dei richiedenti asilo con quel tipo di provenienza ha ottenuto una qualche forma di protezione internazionale; da ciò consegue che il canale libico-tunisino nel 2011 dovrebbe

generare almeno 50 mila domande d'asilo aggiuntive per poi generarne più di 20 mila negli anni successivi e che queste domande dovrebbero tradursi nel 50 per cento in nuovi rifugiati;
la direttiva europea n. 2003/9 impone di adottare adeguate misure di accoglienza per tutti i richiedenti asilo;
in attuazione della predetta direttiva, il decreto n. 140/2005 ha previsto per i casi di sbarco una prima permanenza di circa un mese in un Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) e poi, fino alla decisione sulla domanda, il soggiorno in una struttura dello Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati);
attualmente presso i Cara sono disponibili circa 2000 (duemila) posti mentre lo Sprar dispone di circa 3000 (tremila) posti ai quali devono aggiungersi circa 1000 (mille) posti nei cosiddetti «centri Morcone» nati da un accordo tra il Ministero dell'interno e alcuni grandi comuni;
con i Cara quindi si possono gestire non più di 20-25 mila sbarchi l'anno. Ancora più limitate le disponibilità dopo il primo mese: se, sulla base dell'esperienza, calcoliamo in sei mesi il tempo medio intercorrente tra la domanda e la pronuncia definitiva abbiamo che lo Sprar e i centri Morcone anche considerata la rotazione degli ospiti possono ospitare meno di 10 mila richiedenti asilo l'anno;
appare pertanto drammatico lo scostamento tra il numero prevedibile - pur secondo una stima minimale - dei richiedenti asilo in questo e nei prossimi anni e le attuali possibilità di accoglienza, il che:
a) renderà inevitabile nel 2011 il ricorso a strutture straordinarie di prima accoglienza;
b) renderà inevitabile considerare l'idea di accrescere e di molto le possibilità di accoglienza dello Sprar;
nel 2010 si è programmato lo Sprar per il triennio 2011-2013, ma nulla impedisce l'adozione di un programma straordinario con altri posti;
lo Sprar si basa su un apposito fondo nazionale che viene distribuito tra i comuni che ne fanno richiesta che poi assegnano le risorse a strutture del privato sociale -:
quali interventi urgenti si intendano adottare al fine di rendere più agevole il ricorso a strutture straordinarie di prima accoglienza in favore di tutti quei migranti richiedenti asilo provenienti dal canale libico-tunisino;
se si intendano mettere a disposizione risorse aggiuntive per un programma straordinario di ampliamento del sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar);
cosa si intenda fare affinché vi possano essere più comuni disponibili a entrare nello Sprar rispetto al passato;
quali siano, in previsione del livello strutturalmente alto di domande e dunque di persone da accogliere nei prossimi anni, gli indirizzi operativi disposti per far fronte al cattivo funzionamento dei progetti di accoglienza inseriti nel sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e quali siano, in merito, le disposizioni impartite agli organi periferici, anche con riferimento ai rapporti tra questi ultimi e le istituzioni pubbliche locali;
se e quali iniziative si intendano adottare al fine di giungere, così come proposto dalla commissione De Mistura, ad una riforma normativa che preveda un unico sistema nazionale di accoglienza e protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati da collocarsi come evoluzione dell'attuale sistema di protezione (Sprar), in modo da garantire agli stessi adeguati percorsi di integrazione sociale nel nostro Paese.
(4-11648)