• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/04562 ["Emigrazione sanitaria"]



FUCCI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la cosiddetta «emigrazione sanitaria», che vede i pazienti del Mezzogiorno e soprattutto di alcune specifiche realtà territoriali spostarsi verso le regioni del centro-nord alla ricerca di servizi medici e assistenziali più efficienti, è un fenomeno tutt'altro che appartenente al passato;
a dimostrarlo sono i dati recentemente pubblicati dal Ministero della salute secondo cui, nell'anno 2009, sono stati 836.771 i cittadini che hanno viaggiato per l'Italia andando a curarsi fuori dalla propria regione di residenza;
i dati di alcune regioni meridionali (a partire dalla Campania, con 62.383 pazienti, e dalla Calabria, con 56.663, ma compresa anche la Puglia con 37.775 pazienti) sono indicativi della carenza di servizi e di capacità gestionali efficaci in campo sanitario;

fanno da contraltare le cosiddette «regioni virtuose» del Nord Italia, che accolgono i pazienti provenienti dal Mezzogiorno (su tutte la Lombardia con 85.000 unità, l'Emilia-Romagna con 67.790 pazienti e la Toscana con 30.891 persone);
è evidente come l'«emigrazione sanitaria» porti con sé un cumulo enorme di spese per chi ne è protagonista e che, quasi sempre, vive già in condizioni economiche precarie;
inoltre, le regioni di provenienza subiscono anch'esse, nei loro bilanci, forti conseguenze negative (valgano ancora una volta, su tutti, gli esempi di Campania con -316 milioni di euro, Calabria con -227 milioni e Puglia con -185 milioni) -:
quali iniziative intenda assumere il Governo - per quanto di propria competenza e in pieno rispetto dell'autonomia delle regioni in materia sanitaria, ma con l'obiettivo di garantire piena applicazione dei livelli essenziali di assistenza di cui all'articolo 117 della Costituzione - per ridimensionare le dimensioni del fenomeno descritto in premessa.
(5-04562)