• Testo risoluzione in commissione

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.7/00549 [Interventi di messa in sicurezza del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto]



La VIII Commissione,
premesso che:
nel nostro Paese il dissesto idrogeologico è un fenomeno sempre più ricorrente, legato alla particolare conformazione geologica del territorio, alla fragile e mutevole natura dei suoli ed all'acuirsi delle variazioni climatiche estreme; fenomeni come i processi erosivi del suolo, le alluvioni, le esondazioni, gli arretramenti delle rive, le frane, le subsidenze, i terremoti comportano perdite di vite umane e ingenti danni materiali e ambientali; l'intervento umano e la pressione antropica sul territorio hanno accelerato o innescato tali processi naturali oppure hanno trasformato il territorio, rendendolo vulnerabile a processi destabilizzanti;
la pericolosità e i danni diffusi si manifestano, peraltro, anche a seguito di eventi non particolarmente intensi ma localizzati in aree fortemente urbanizzate e vulnerabili le cui cause sono, fra l'altro, da imputare alla inadeguatezza del reticolo idraulico urbano e secondario nonché ad uno sviluppo urbanistico impetuoso che, unitamente alla contrazione complessiva del presidio agricolo, aumentano consistentemente il rischio idraulico;
le aree a criticità idrogeologica sono pari al 9.8 per cento del territorio italiano; la superficie nazionale, classificata a potenziale rischio idrogeologico più alto, è pari a 21.551,3 chilometri quadrati (7,1 per cento del totale nazionale) suddivisa in 13.760 chilometri quadrati di aree franabili e 7.791 chilometri quadrati di aree alluvionabili; le aree a potenziale rischio di valanga ammontano a 1.544 chilometri quadrati, accorpate a quelle di frana; almeno il 60 per cento dei comuni italiani è a rischio idrogeologico molto elevato;

le dimensioni del fenomeno del dissesto idrogeologico vengono rese chiaramente da una panoramica di alcuni degli eventi che hanno interessato l'area italiana: 5.400 alluvioni e 11.000 frane negli ultimi 80 anni, 70.000 persone coinvolte e 30.000 miliardi di danni negli ultimi 20 anni;
il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi di sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto del territorio nazionale ammonta a 44 miliardi di euro, di cui 27 per l'area del Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno e 4 per il patrimonio costiero;
la situazione degli stanziamenti per la difesa del suolo e il contrasto del dissesto idrogeologico evidenzia tuttavia negli ultimi due anni una progressiva restrizione delle risorse impegnate; la missione sviluppo sostenibile, tutela del territorio e dell'ambiente è passata dai quasi due miliardi del 2008 a poco meno di seicento milioni nel 2010; l'ultima legge finanziaria approvata nella XV legislatura aveva stanziato 558 milioni per l'esercizio finanziario del 2008 a favore del programma 18.1 (conservazione dell'assetto idrogeologico); la legge finanziaria 2010 ha invece registrato una previsione triennale per gli esercizi finanziari 2010, 2011 e 2012 in netta diminuzione, ammontante rispettivamente a 120, 94 e 89 milioni di euro;
in merito alla generale situazione di grave e diffuso rischio idrogeologico del Paese, il 26 gennaio 2010 la Camera dei deputati ha approvato una mozione unitaria che impegnava il Governo a presentare ed a dotare delle opportune risorse pluriennali il piano nazionale straordinario per il rischio idrogeologico; ad oggi nessuna indicazione è formalmente pervenuta alla Commissione da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare circa l'assegnazione delle risorse finanziarie né in merito alla definizione del piano nazionale per la difesa del suolo;
l'VIII Commissione della Camera ha più volte messo in evidenza, anche attraverso l'indagine conoscitiva sulle politiche per la difesa del suolo e la risoluzione sul Fondo regionale di protezione civile, la necessità di rafforzare la prevenzione e la pianificazione degli interventi per la messa in sicurezza del territorio; in tale ambito, la risoluzione 8-00040 dell'aprile 2009 ha impegnato il Governo ad attuare un organico programma di interventi per la prevenzione del rischio idrogeologico e la manutenzione del territorio;
la legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria per il 2010), all'articolo 2, comma 240, ha destinato ai piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico (individuate dal Ministero dell'ambiente, sentite le autorità di bacino e il dipartimento della protezione civile) 900 milioni di euro a valere sulle disponibilità del Fondo infrastrutture, attraverso accordi di programma con le Regioni in corso di perfezionamento;
in attuazione del decreto legislativo n. 112 del 1998 le regioni hanno assunto piena competenza sulla rete idrografica e sulle relative opere con piena responsabilità e in modo particolare ciò è avvenuto per la regione Veneto dal 1o gennaio 2003;
il dato di fatto inquietante, ripetutamente posto in evidenza, è che tutti i maggiori corsi d'acqua del Veneto - già di competenza del magistrato alle acque - hanno condizioni di rischio non inferiori a quelle che avevano nel 1966 allorché, come ben noto, si verificò, in concomitanza di un evento meteo eccezionale, una delle più disastrose alluvioni che abbiano mai colpito questa regione;
in questi quarant'anni non si sono infatti concretizzati, per detti corsi d'acqua, i necessari risolutivi interventi che rendano compatibile il transito della massima piena prevista con l'assetto delle difese e delle arginature nei tratti che vanno dall'alta pianura alla foce in Adriatico. Ciò nonostante tali opere siano state individuate, ancorché in linea di massima, già da tempo (atti della commissione De Marchi

del 1970 e, da ultimo, piani stralcio per l'assetto idrogeologico - PAI);
alle gravi problematiche connesse alla rete idrografica principale, che caratterizza, segna, condiziona e spesso minaccia gran parte del territorio veneto, si devono aggiungere quelle derivanti dalla diffusa rete minore che, sempre più frequentemente, va in crisi anche in occasione di eventi non certo caratterizzati da tempi di ritorno elevati;
non bisogna sottovalutare la fragilità della costa veneta soggetta a gravi fenomeni di erosione e le situazioni di criticità connesse ai numerosissimi e rilevanti dissesti geologici;
queste insufficienze della rete idraulica si sono ulteriormente verificate, su parte del territorio veneto, durante l'evento calamitoso del 31 ottobre e 1 e 2 novembre 2010 evidenziando così i problemi in particolar modo della rete idraulica di pianura;
la legge 23 dicembre 2009, n. 191 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010) all'articolo 2, comma 240 prevede che le risorse assegnate per interventi di risanamento ambientale con delibera del CIPE del 6 novembre 2009, pari a 1.000 milioni di euro, siano assegnate a piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico individuate dalla direzione generale competente del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti le autorità di bacino e il dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri;
lo stesso articolo 2, comma 240 della Legge 23 dicembre 2009, n. 191 prevede altresì che le risorse possono essere utilizzate anche tramite accordo di programma, sottoscritto dalla regione interessata e dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che definisce la quota di cofinanziamento regionale;
in tal senso la regione Veneto con proprio atto Dgr n. 2816 del 23 novembre 2010 ha approvato lo schema di accordo di programma con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e i relativi allegati che individuano una prima serie di interventi per la salvaguardia del territorio e le risorse necessarie per un ammontare di 64.077.000,00 di euro dei quali 55.193.000,00 a carico dello Stato e 8.884.000,00 quale rimodulazione di risorse già a disposizione della regione a valere sulla legge n. 183 del 1989;
una della aree maggiormente colpite nell'alluvione del 1966 e periodicamente interessata da eventi calamitosi è quella del bacino idrografico del Livenza;
nell'articolo 67 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (cosiddetto codice ambientale) sono previsti piani stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico (PAI) per la tutela dal rischio idrogeologico;
nel medesimo articolo, al comma 2, si prevede che le autorità di bacino possano approvare piani straordinari di emergenza diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico; tali piani straordinari di emergenza devono essere corredati di alcuni elementi essenziali, e in particolare devono prevedere l'individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico molto elevato per l'incolumità delle persone e per la sicurezza delle infrastrutture e del patrimonio ambientale e culturale, con priorità per le aree a rischio idrogeologico per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992;
il bacino idrografico del fiume Livenza ha una superficie di 2500 chilometri quadrati e si estende cavallo tra le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, l'affluente principale è il Fiume Meduna, che a sua volta riceve il fiume Cellina e assieme costituiscono un sistema caratterizzato da un disordine idrogeologico consistente e che in questa parte del bacino, collocata

prevalentemente nella regione Friuli Venezia Giulia, si generano le portate critiche per il percorso vallivo;
il PAI del bacino idrografico del fiume Livenza ha individuato le opere prioritarie e necessarie per la messa in sicurezza di quel territorio che anche nella recente alluvione che ha colpito la regione Veneto ha corso gravissimi rischi di esondazione;
tra quelle principali previste dal PAI del Livenza vi sono 2 interventi di regolazione delle aree di espansione naturale delle piene del Livenza (nell'area Prà di Gai e Prà dei Bassi e nell'area golena di Motta di Livenza e Meduna per un ammontare secondo le ultime stime di 55 milioni di euro per il primo intervento e 15 milioni per il secondo);
tra gli interventi previsti nell'accordo di programma citato per la zona relativa al PAI del Livenza sono stati finanziati solo 2 milioni di euro per il potenziamento degli argini del Livenza 1,8 per quelli del Monticano e 500 mila euro per il Fiume Meschio;
pare quindi assolutamente insufficiente lo stanziamento previsto nell'accordo di programma, rientrante nella manutenzione ordinaria degli argini dei fiumi di quel territorio ma non in grado di affrontare la straordinarietà degli eventi e soprattutto di dare risposte definitive e incomprensibile quindi il fatto che non si siano previste le risorse per l'esecuzione della regolazione dell'esistente bacino del Prà dei Gai;
l'accordo di programma siglato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con la regione Friuli Venezia Giulia non ha previsto risorse da destinare al versante friulano di quel bacino con l'aumento dei rischi per il sistema veneto in quanto tributario del primo,


impegna il Governo:


a stanziare con urgenza le risorse necessarie (almeno i primi 35 milioni di euro) per finanziare l'intervento di Prà di Gai previsto dal PAI del bacino del Livenza considerato da tutti gli enti interessati l'opera fondamentale per una soluzione del rischio idraulico nel bacino del Livenza, a partire dal primo strumento finanziario che verrà adottato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, utilizzando in tal senso un accordo di programma interregionale tra il Ministero la regione Veneto e il Friuli Venezia Giulia e mettendo quindi in rete le rispettive competenze e risorse;
ad adottare, in particolare, le iniziative di propria competenza affinché sia consentito ai comuni del territorio interessato (sia quelli del Veneto che quelli del Friuli Venezia Giulia) di utilizzare le risorse economiche necessarie alla realizzazione degli interventi di ripristino e messa in sicurezza dei luoghi, al fine di prevenire il verificarsi di nuove calamità, anche prevedendo attraverso le opportune iniziative normative l'esclusione delle voci di spesa finalizzate a tali interventi dai vincoli di finanza pubblica ed in particolare dal patto di stabilità, mettendo a disposizioni i fondi necessari e tutte le agevolazioni per mitigare l'impatto ambientale delle opere citate, affinché queste ultime non vadano ad incidere negativamente sulla salvaguardia dell'equilibrio idrogeologico locale specie per i comuni maggiormente interessati da tal opera (Portobuffolè Mansuè e Prata di Pordenone).
(7-00549)
«Viola, Mariani, Rubinato, Martella, Strizzolo, Braga, Margiotta, Morassut, Bratti, Bocci, Esposito, Marantelli, Benamati, Realacci».