• Testo interrogazione a risposta orale

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Atto a cui si riferisce:
S.3/02043 [Ridefinizione dell'assetto proprietario della Banca d'Italia ]



LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico così come stabilito dalla legge bancaria del 1936. Dal 1998 è parte integrante del sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33 per cento di proprietà di banche e assicurazioni private, per il 5,67 per cento di enti pubblici (INPS e INAIL). La sede centrale della Banca d'Italia è nel palazzo Koch a Roma. Ha sedi e succursali in tutta Italia. Dal 2006 il Governatore della Banca d'Italia è Mario Draghi. L'articolo 3 dello statuto specifica le tipologie giuridiche dei soggetti che possono detenere quote del capitale sociale. Prima della revisione del 12 dicembre 2006, lo stesso articolo indicava che il pacchetto di controllo deve essere detenuto da soggetti pubblici. La legge 28 dicembre 2005, n. 262, "Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari", prevede all'articolo 19, comma 10: «Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario della Banca d'Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici». Ad oggi la ridefinizione dell'assetto proprietario dell'Istituto e le sue modalità di trasferimento sono restate lettera morta. La distribuzione delle quote è rimasta sostanzialmente invariata dal 1948 ad oggi, e gli unici cambiamenti sono stati dovuti alle acquisizioni e fusioni bancarie avvenute nel frattempo. Al 31 gennaio 2010 l'elenco dei principali partecipanti, indicato sul sito, il seguente (fra parentesi si indicano le quote e, a seguire, il numero dei voti spettanti): IntesaSanpaolo SpA (30,3 per cento; 50); UniCredit italiano SpA (22,1 per cento; 50); assicurazioni Generali SpA (6,3 per cento; 42); Cassa di risparmio di Bologna SpA (6,2 per cento; 41); Inps (5,0 per cento; 34); banca Carige SpA (4,0 per cento; 27); Banca nazionale del lavoro SpA (2,8 per cento; 21); banca Monte dei Paschi di Siena SpA (2,5 per cento; 19); Cassa di risparmio di Biella e Vercelli SpA (2,1 per cento; 16); Cassa di risparmio di Parma e Piacenza SpA (2,0 per cento; 16);

la Banca d'Italia vigila sulle banche, sulle società di gestione del risparmio, sulle società d'investimento a capitale variabile, sulle società d'intermediazione mobiliare, sugli istituti di moneta elettronica e sugli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale di cui all'art. 107 del testo unico bancario, avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all'efficienza e alla competitività del sistema finanziario, all'osservanza della normativa in materia creditizia e finanziaria. Svolge anche compiti di tutela della trasparenza delle condizioni contrattuali delle operazioni bancarie e finanziarie con l'obiettivo di favorire anche il miglioramento, su un piano sostanziale, dei rapporti con la clientela;

a tal fine emana la normativa secondaria che disciplina lo svolgimento dell'attività degli intermediari ed esercita un'azione di controllo sul loro operato per individuare ed eliminare tempestivamente possibili situazioni di debolezza. I controlli di vigilanza si basano sulla raccolta e sull'esame di documenti e di dati statistici e contabili che i soggetti vigilati inviano alla Banca d'Italia e sulle ispezioni, che consistono in verifiche condotte da dipendenti della Banca d'Italia presso banche ed altri intermediari finanziari. Il capo della Vigilanza è Anna Maria Tarantola;

negli ultimi dodici mesi la Banca d'Italia, dopo aver deliberato l'invio di apposite ispezioni ha disposto il commissariamento delle seguenti 16 banche, azzerando i vertici per sostituirli con speciali commissari. Le banche attualmente commissariate sono le seguenti: Banca di Cagliari di credito cooperativo; Banca di credito dei farmacisti (Ancona); Banca di Cosenza credito cooperativo; Carim, Cassa di risparmio di Rimini (Rimini); banca MB Milano Banca popolare di garanzia (in liquidazione coatta amministrativa) (Padova); Banca popolare Valle d'Itria e Magna Grecia (in liquidazione coatta amministrativa) Martina Franca (Taranto); Banca di credito cooperativo del Molise (fusa nell'ottobre scorso con la Banca di credito cooperativo Sangro Teatina di Atessa) San Martino in Pensilis (Campobasso); Banca di credito cooperativo di Offanengo (Crotone); Banca di credito cooperativo di Sibaritide Spezzano Albanese (Cosenza); Banca di credito cooperativo di San Vincenzo la Costa (Cosenza); Banca di credito cooperativo di Scandale (Crotone); Ber Banco emiliano romagnolo Bologna; Credito di Romagna (Forlì); Credito cooperativo fiorentino Campi Bisenzio (Firenze); Mantovabanca 1896 Asola (Mantova); Mobilmat-Istituto di moneta elettronica (Arezzo);

i commissari nominati sono quasi sempre gli stessi, a quanto risulta dall'interrogante alcuni addirittura con carichi penali pendenti, con lo studio Inzitari e partners che sembra fare la parte del leone. Consultando infatti il sito dello studio, tra gli altri avvocati c'è Anna Maria Paradiso, che in data 7 ottobre 2010 veniva nominata quale secondo commissario straordinario, in aggiunta al dottor De Flaviis, di Ber SpA, posto in amministrazione straordinaria dal Ministro dell'economia e delle finanze in data 8 luglio 2009;

a quanto risulta all'interrogante: l'avvocato Anna Maria Paradiso è anche membro del Comitato di sorveglianza del Credito di Romagna, commissariato; il Ministro dell'economia con decreto del 29 settembre 2010, emanato su proposta della Banca d'Italia, disponeva lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e di controllo della Carim e la sottoposizione della stessa ad amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell'amministrazione e violazioni normative, gravi perdite patrimoniali nonché per gravi inadempienze nell'esercizio dell'attività di direzione e coordinamento del gruppo bancario, con particolare riferimento alla controllata Credito industriale sammarinese (CIS); la Carim, un "gigante" della Romagna con 116 filiali, possiede al 100 per cento una banca di San Marino, il Credito industriale sammarinese; quindi, quattro banche commissariate sono sotto il controllo dello studio Inzitari;

considerato che, a quanto risulta dall'interrogante:

per riequilibrare la situazione tecnico-finanziaria e/o accontentare le mire espansionistiche di qualche banca di credito cooperativo, espressione di potentati, si favorisce il commissariamento di questo o quel consiglio d'amministrazione ostile: ad esempio Mantovabanca potrebbe essere un "boccone" per la Banca di credito cooperativo del Garda, riconducibile al potente presidente Azzi, vicino alla dottoressa Tarantola. In proposito, anche l'ex capo della vigilanza servizio Rapporti esteri e affari generali (Reag) dottor Boccuzzi aveva proposto alla Commissione esame irregolarità (CEI) la sanzione per il Presidente della Banca di credito cooperativo del Garda, dei componenti del consiglio d'amministrazione e del Collegio sindacale. La CEI si era espressa a favore della sanzione il 30 marzo del 2009 nei confronti degli organi aziendale della banca di credito cooperativo del Garda e del suo Presidente quale rappresentante legale dell'azienda per carenze nei sistemi dei controlli interni. Con riferimento all'esercizio dei poteri discrezionali, le carenze nel sistema dei controlli interni possono essere fatte rilevare ai sensi dell'articolo 70 oppure ai sensi dell'articolo 53 del testo unico bancario. Alla fine del procedimento sanzionatorio, dopo che la Banca ha rassegnato le proprie controdeduzioni e difese, nel frattempo è stato allontanato Boccuzzi dal servizio competente, la sanzione pecuniaria di 6.000 euro è stata comminata a carico dell'ex Direttore generale dimessosi dalla carica a novembre 2008. Anche l'ispezione presso l'azienda viene effettuata sempre con molto tatto; l'invio di un capo ispezione di fiducia, anche nell'ultima ispezione generale nel secondo semestre 2007 non ha rilevato alcuna carenza nei sistemi dei controlli interni. Tale carenza è emersa solo a seguito di una denuncia alla Procura della Repubblica fatta da alcuni risparmiatori, come dire che nessuno ha rilevato nulla durante l'ispezione;

risulta che Mantovabanca 1896 scarl sia stata commissariata dalla Banca d'Italia con provvedimento del 16 maggio 2010. Alessandro Azzi, Presidente di Federcasse, rappresenta le 446 banche di credito cooperativo e casse rurali italiane, presenti in 96 province e 2.298 comuni con 3.332 sportelli (pari al 10,9 per cento dell'intero sistema bancario nazionale). Nato a Montichiari (Brescia) nel 1950, avvocato, membro, tra l'altro, della Camera di commercio di Brescia e del Comitato esecutivo dell'Associazione bancaria italiana, Azzi è anche Presidente della Banca di credito cooperativo del Garda di Montichiari (Brescia) e Presidente della Federazione lombarda delle banche di credito cooperativo e vice presidente dell'Abi. Emilio Aldo Gramano, l'ispettore capo che ha condotto l'ispezione su Mantovabanca, poi commissariata per tentare il salvataggio del credito cooperativo dell'avvocato Azzi, si è dimesso per essere assunto da Federlombarda, presieduta dallo stesso Azzi, in qualità di collaboratore;

il dottor Gramano Emilio Aldo, nato a Cervicati (Cosenza) il 30 gennaio 1951, assunto nella Banca d'Italia il 1° settembre 1981, condirettore della succursale di Bergamo dal gennaio 1999, che sarebbe dovuto andare in pensione il 1° marzo 2016, ha trovato una collocazione migliore fuori dalla Banca d'Italia; nell'ultimo decennio il dottor Gramano risulta che abbia condotto le seguenti attività ispettive: ispezione alla Banca di credito cooperativo Cassa padana da ottobre 2001 a gennaio 2002 con giudizio favorevole; ispezione alla Banca di credito cooperativo Pompiano da gennaio 2003 ad aprile 2003 con giudizio favorevole; ispezione Banca cremonese da gennaio ad aprile 2004 con giudizio favorevole; ispezione alla Banca di credito cooperativo agro bresciano da marzo a giugno 2006 con giudizio favorevole;

nel 2009 Gramano è stato trasferito d'ufficio dalla filiale di Bergamo all'Ispettorato di vigilanza con trattamento di diaria (pari a 300 euro al giorno per 200 giorni, quasi sicuramente assegnazione di alloggio di servizio fuori bando a Roma, trasloco masserizie, contributo di trasferimento per un totale di circa 150.000 euro);

Gramano, residente nel bergamasco, a settembre 2009 è stato inviato in missione ad Asola (Mantovabanca 1896), in pratica è ritornato vicino a casa sua per quattro mesi e avrebbe usufruito della missione (pari a 300 euro al giorno per 60 giorni oltre contributo di viaggio per un totale di circa 30.000 euro) sempre nello stesso periodo in cui godeva del trattamento di trasferimento a Roma presso l'Ispettorato di vigilanza. Dal settembre 2009 al gennaio 2010 ha condotto l'ispezione in Mantovabanca 1896, con giudizio sfavorevole. Il patrimonio di vigilanza di Mantovabanca 1896 a dicembre 2010 era pari a 101 milioni di euro (patrimonio di vigilanza richiesto 6,2 milioni), perdite 26 milioni di euro nell'anno 2010, emerse a seguito della ispezione discrezionali basate su valutazioni creditizie legate al settore immobiliare. Alla fine delle ispezioni ha rassegnato le dimissioni dalla Banca d'Italia ed è stato assunto presso la Federlombarda dal presidente Azzi, probabilmente ad avviso dell'interrogante per i servigi resi, contribuendo così a distruggere un'azienda sostanzialmente sana ed eliminare un valido concorrente vicino alla Banca di credito cooperativo del Garda, di cui Azzi è il Presidente, da 30 anni alle prese con gravi problemi di ricapitalizzazione del patrimonio eroso da sofferenze e incagli su crediti sintomo di una pessima gestione, spesso clientelare del credito e del risparmio, in cerca di nuove acquisizione di quote di mercato e nuova base sociale per aumentare il capitale e la raccolta. Ad un'assemblea dei soci della Mantovabanca 1896 dopo il commissariamento il presidente Azzi - sponsor e vicino alla dottoressa Tarantola, in qualità di Presidente della Federazione delle banche di credito cooperativo della Lombardia ha dichiarato che avrebbe fatto di tutto per evitare il fallimento della Mantovabanca. Infatti ha fatto proprio di tutto con l'appoggio della dottoressa Tarantola, per salvare la sua banca, la Banca di credito cooperativo del Garda a spese della Mantovabanca, che non aveva alcun problema sul suo patrimonio di vigilanza;

considerato altresì che a giudizio dell'interrogante a volte i commissari scelti dal Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi non sono in possesso dei requisiti di terzietà ed indipendenza necessari per gestire funzioni delicate ed il destino di numerose famiglie e risparmiatori. Le decisioni di nominare da una ristretta "cricca" di professionisti fedeli ai desiderata della Banca d'Italia potrebbero nascondere una forma di arbitrio e una volontà di occultare possibili interventi preventivi ed una omessa vigilanza volti ad evitare le crisi bancarie e i commissariamenti;

premesso che:

secondo indicazioni di alcune organizzazioni sindacali interne, di cui l'interrogante è venuto a conoscenza, nella Banca d'Italia aleggiano fondati sospetti di brogli e di candidati già designati in precedenza a vincere i concorsi interni, perché funzionali ad una ristretta cricca di potere che governa le ispezioni, le promozioni, i commissariamenti e la vigilanza all'interno dell'ex istituto di emissione;

in particolare dalla documentazione in possesso dell'interrogante, si ricava che alcuni presidenti di commissione hanno inviato e-mail precedenti allo svolgimento di alcuni concorsi interni, che si sono svolti dal 2 al 25 novembre 2007 a Perugia, che indicavano quali sarebbero state le prove ed i quesiti da sottoporre ai candidati;

la Banca d'Italia, che negli ultimi tempi - a giudizio dell'interrogante - si sta caratterizzando come un vero e proprio sepolcro imbiancato impermeabile alle richieste ed alle esigenze esterne di trasparenza, su un operato oscuro che riverbera i suoi effetti su correntisti e risparmiatori sempre più truffati dalle banche a causa di un'omessa vigilanza e di rapporti incestuosi, deve cominciare ad aprire i suoi archivi ed i suoi scheletri custoditi nei caveaux di segretezza ed opacità, che significa arbitrio più totale oltre che collusione e stampella protettiva alle malefatte, agli usi, abusi e soprusi quotidiani dei banchieri,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che il dottor Aldo Emilio Gramano abbia condotto un'ispezione dal settembre 2009 al gennaio 2010 su Mantovabanca 1896 Banca di credito cooperativo, con giudizio sfavorevole, nonostante un patrimonio di vigilanza di Mantovabanca 1896 a dicembre 2010, pari a 101 milioni di euro rispetto ad un patrimonio di vigilanza richiesto di 6,2 milioni, e perdite di 26 milioni di euro nel 2010, emerse a seguito delle ispezioni discrezionali basate su valutazioni creditizie legate al settore immobiliare;

se risponda al vero che ad un'assemblea dei soci della Mantovabanca 1896 dopo il commissariamento, il presidente Azzi, in qualità di Presidente della Federazione delle Banche di credito cooperativo della Lombardia, avrebbe dichiarato che avrebbe fatto di tutto per evitare il fallimento della Mantovabanca, che non risultava avere alcun problema sul patrimonio di vigilanza, al contrario della Banca di credito cooperativo del Garda, presieduta da Azzi;

se risulti che il dottor Gramano, che sarebbe dovuto andare in pensione il 1° marzo 2016, sia lo stesso Gramano che ha trovato una collocazione migliore fuori dalla Banca d'Italia al termine dell'ispezione di Mantovabanca, perché assunto presso la Federlombarda dal presidente Azzi, probabilmente secondo l'interrogante per i servigi resi;

per quali ragioni non sia stata data tuttora applicazione alla legge 28 dicembre 2005, n. 262, che prevede la ridefinizione dell'assetto proprietario della Banca d'Italia e la disciplina delle modalità di trasferimento delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici, che generano uno dei più giganteschi conflitti di interessi tra vigilanti (l'Istituto) e vigilati (banche);

quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per fugare quei sospetti, ad avviso dell'interrogante, di carriere e concorsi pilotati all'interno della Banca d'Italia, finalizzati a creare un'evidente normalizzazione nelle attività ispettive per favorire combriccole di amici che, come nel caso di Mantovabanca, sembrano assecondare i desiderata dei potentati bancari, che ricompensano con le assunzioni per i servigi resi.