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Atto a cui si riferisce:
S.1/00402 [Salvaguardia dell'area archeologica di Tuvixeddu e Tuvumannu, in Sardegna]



DELLA SETA, SANNA, SCANU, SBARBATI, FERRANTE, DE LUCA, MAZZUCONI, MOLINARI, RANUCCI - Il Senato,

premesso che:

nella città di Cagliari il colle di Tuvixeddu, la Montagna sacra che incorpora la necropoli punica più vasta del Mediterraneo, è un monumento mondiale che fa grande la Sardegna e l'Italia sotto il profilo monumentale, paesaggistico, culturale e identitario. Si tratta di un complesso morfologico, che comprende due colline, Tuvixeddu e Tuvumannu, esteso per oltre 60 ettari all'interno della città di Cagliari che comprende innumerevoli peculiarità ambientali per paesaggi e biodiversità oltre ad una eccezionale testimonianza di storia e di archeologia punica e romana;

nonostante l'attività di cava della Italcementi, protrattasi fino agli anni '70, abbia devastato l'area archeologica con la distruzione di migliaia di tombe intatte ed inferto delle ferite profonde al paesaggio, ancora visibili, tuttavia restano evidenti le caratteristiche paesaggistiche ed archeologiche che fanno di quest'area uno dei più rari e straordinari esempi di paesaggio antico, in cui insistono la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo con più di 1.000 tombe rilevate; un centinaio di rilevanti sepolcri risalenti al periodo romano; cave antiche di calcare e decine di cisterne; uno straordinario habitat rupestre; villini liberty. Ai sensi della legge n. 1089 del 1939, l'area è stata tutelata con vincolo archeologico in maniera insufficiente, e solo nel 1996 è stato ampliato, pervenendo ad una perimetrazione non ancora adeguata. Nel 1997 è stato apposto il vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497 del 1939;

nonostante il doppio vincolo le competenti Soprintendenze hanno autorizzato nel 1999 un progetto edificatorio di ben 273.000 metri cubi, nonché il proposito di realizzazione di una devastante strada di scorrimento veloce a ridosso della necropoli, successivamente inserito in un contestato accordo di programma del 2000 tra Comune di Cagliari e imprese private per la costruzione di un quartiere residenziale con 400 appartamenti;

nel 2004 una revisione dell'impostazione della tutela ambientale è stata introdotta dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42 del 2004, cosiddetto codice Urbani) che introduce il concetto del bene paesaggistico come unità contestuale. In questa nuova percezione del paesaggio assume grande importanza il processo di ricostruzione della fisionomia storica del sistema dei colli prospicienti la laguna di S. Gilla, sulle cui sponde sorse la città fenicia e punica di Cagliari;

la Regione Sardegna, in applicazione del codice dei beni culturali, ha elaborato nel 2006 il Piano paesaggistico regionale, improntato al nuovo concetto di bene paesaggistico per un recupero dell'unità ambientale nel suo contesto, inserendo l'area di Tuvixeddu-Tuvumannu tra le zone da proteggere;

il 21 febbraio 2007 la Commissione regionale per il paesaggio ha pronunciato una dichiarazione di notevole interesse pubblico in relazione all'intero contesto;

in conseguenza la Regione Sardegna ha adottato il successivo vincolo paesaggistico ed il necessario provvedimento che ha bloccato gli incombenti progetti edilizi e creato le premesse per un'operazione di recupero e valorizzazione ambientale e culturale;

il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna, in data 8 febbraio 2008, accogliendo il ricorso avverso tale provvedimento presentato dal Comune di Cagliari e da varie imprese costruttrici, ha annullato i vincoli posti dalla Regione; la delibera del Tribunale amministrativo regionale a sua volta è stata impugnata dalla Regione Sardegna davanti al Consiglio di Stato, VI sezione;

il Ministero per i beni e le attività culturali è intervenuto nel Consiglio di Stato a sostegno del provvedimento apponeva vincoli all'area;

una sentenza del Consiglio di Stato ha poi confermato la precedente sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Sardegna dell'8 febbraio 2008;

il Consiglio di Stato, con sentenza 5 febbraio 2010, n. 538, riformando la sentenza del Tar, ha accolto il ricorso della Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici ed ha restituito validità ai decreti con i quali l'allora responsabile dell'ufficio Fausto Martino aveva annullato gli ultimi due nullaosta paesaggistici concessi dal Comune ad agosto 2008. Il Consiglio di Stato, nel disporre l'annullamento, ha ribadito la necessità di ottenere le autorizzazioni edilizie per ogni singolo intervento con adeguata motivazione paesaggistica, in applicazione alla modifica del codice dei beni culturali, che chiama le Sovrintendenze per i beni architettonici e paesaggistici a dare un parere vincolante sulle autorizzazioni;

il Soprintendente per la Sardegna, il 22 luglio 2009, con nota protocollo 7157/Ca, ha dato "comunicazione dell'inizio del procedimento di riconoscimento di notevole interesse storico artistico" ex articolo 10, comma 1, comma 3, lettera a), comma 4, lettera h), articolo 13, comma 1, e articolo 14, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche e integrazioni - del "complesso minerario industriale di Tuvixeddu", perché "si rende necessario esplicitare la dichiarazione di interesse culturale del complesso di cui all'oggetto (…) avviando d'ufficio il procedimento di verifica dell'interesse culturale per la porzione di proprietà pubblica" e del "particolare interesse storico-artistico (…) per la restante parte di proprietà privata";

in data 8 luglio 2010 il Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna ha firmato il decreto con il quale viene apposto il vincolo all'immobile definito "complesso minerario industriale di Tuvixeddu" sito a Cagliari per cui vengono applicate nuove misure di salvaguardia;

durante il convegno internazionale "Africa Romana" svoltosi a Sassari nel dicembre 2010 è stato accolto un documento di richiesta di salvaguardia del compendio Tuvixeddu-Tuvumannu proposto da eminenti studiosi. Ciò si aggiunge ai numerosi contributi ed interventi di tutela sollecitati da Legambiente e da altre associazioni ambientaliste e culturali;

infine la sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 1366 del 3 marzo 2011 ribadisce la piena validità dell'inserimento nel Piano paesaggistico regionale dell'area del compendio paesaggistico di Tuvixeddu-Tuvumannu e quindi ai sensi dell'articolo 143, comma 9, del codice "a far data dall'adozione del piano paesaggistico non sono consentiti, sugli immobili e nelle aree di cui all'articolo 134, interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela previste nel piano stesso. A far data dalla approvazione del piano le relative previsioni e prescrizioni sono immediatamente cogenti e prevalenti sulle previsioni dei piani territoriali ed urbanistici";

considerato che:

la sentenza del Consiglio di Stato n. 1366 del 2011 afferma che: «per consolidata giurisprudenza la situazione materiale di compromissione della bellezza naturale che sia intervenuta ad opera di preesistenti realizzazioni, anziché impedire, maggiormente richiede che nuove costruzioni non deturpino ulteriormente l'ambito protetto (Consiglio di Stato, VI, 13 febbraio 1976, n. 87; 11 giugno 1990, n. 600; 25 agosto 1995, n. 820; II, 17 giugno 1998, n. 53): non è dunque contraddittoria con l'imposizione del vincolo la circostanza che, in una parte della perimetrazione, insistano di fatto realizzazioni che a loro tempo abbiano contrastato i valori che per il futuro con il PPR si intende proteggere» e che «Il piano paesaggistico poteva, ai sensi dell'articolo 134, lettera c) del Codice, direttamente qualificare come beni paesaggistici, tipizzandole e sottoponendole a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione come prevedeva l'allora articolo 143, comma 1, lettera i), aree - ulteriori rispetto a quelle dichiarate tali in via amministrativa o ex lege - il cui valore specifico da tutelare è dato da caratteri simili, o di analogo fondamento, rispetto a quelli considerati per i vincoli provvedimentali dell'articolo 136 o per quelli ex lege dall'articolo 142, e il cui effetto ricognitivo è quello proprio dei quei vincoli paesaggistici, cui si deve aggiungere un contenuto prescrittivo, posto dal Piano stesso contestualmente alla loro individuazione»;

inoltre l'indirizzo inequivocabile contenuto nella citata sentenza è ricavabile dalla seguente affermazione: «Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell'area è rinviata ad un'intesa tra comune e regione, fermo che "all'interno dell'area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata" (articolo 48, comma 2, delle NTA)»;

impegna il Governo ad intervenire con urgenza, per quanto di propria competenza e anche sollecitando in tal senso il Comune di Cagliari e la Regione autonoma della Sardegna, per dare corso agli indirizzi di tutela contenuti nell'ordinanza del Consiglio di Stato ed in particolare all'applicazione di misure urgenti di salvaguardia, comprendenti anche la sospensione dei lavori in corso nell'area, al fine di non arrecare ulteriore compromissione al compendio, e propedeutiche alla regolamentazione definitiva dell'area, fermo che all'interno dell'area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi e una fascia di tutela condizionata.