• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/04520 [Commercializzazione di prodotti per il consumo alimentare provenienti da animali clonati]



OLIVERIO, ZUCCHI, AGOSTINI, BRANDOLINI, MARCO CARRA, CENNI, CUOMO, DAL MORO, MARROCU, MARIO PEPE (PD), SANI, SERVODIO e TRAPPOLINO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
dopo oltre tre anni di negoziati il Parlamento europeo e il Consiglio non sono riusciti a trovare l'accordo su una proposta di modifica dell'attuale legislazione europea sulla commercializzazione di prodotti per il consumo alimentare provenienti da animali clonati;
la legislazione vigente, che risale al 1997, non sembra fornire adeguate garanzie per i consumatori, tanto che nel 2008 gli organismi comunitari avevano stabilito di procedere con il metodo della co-decisione alla revisione dell'intera normativa;
neppure le proposte più ragionevoli avanzate dal Parlamento europeo tendenti a garantire adeguatamente la tracciabilità dei prodotti derivanti da animali clonati sono state condivise dalla Commissione e dal Consiglio, evidentemente preoccupati di innescare una guerra commerciale con i Paesi del Nord e del Sudamerica;
dopo il fallimento dei negoziati la detiene torna alla Commissione europea che dovrà ripartire con una nuova proposta, oltre due anni di lavoro e lasciando i cittadini europei in un vuoto legislativo per un tempo altrettanto lungo;
in assenza di una nuova normativa resterà in vigore quella varata 14 anni fa, nel 1997; ciò vuol dire che la circolazione del cibo che origina da animali clonati sarà più libera e deregolamentata di quanto ci si aspettava; per avere una nuova normativa si ipotizza un tempo necessario di tre anni; nel frattempo «si potrà consumare, senza saperlo, carne di

prole derivata da animali clonati in quanto la normativa vigente - quella del 1997 - richiede una specifica autorizzazione per la vendita di carne proveniente da animali clonati ma questo non vale per la prole e i discendenti;
si calcola che, in media, nei Paesi europei il 5 per cento della carne importata derivi dai discendenti di animali clonati; nel 2010 l'Italia ha importato carne fresca, congelata o refrigerata da Paesi dove è permesso l'allevamento di animali clonati per il consumo di carne per quasi 30 milioni di chili; l'Europa importa complessivamente 300 mila tonnellate di carne clonata ogni anno; negli Stati Uniti il consumo di carne di origine clonata è permesso dal 2007, anno in cui fu autorizzato dalla Food and drugs administration;
l'Agenzia europea della sicurezza alimentare (EFSA) ha ribadito più volte che non è possibile dare certezze sul consumo di carne clonata a causa della scarsità degli studi sull'argomento; l'Agenzia aggiunge che la scarsità di dati riguarda proprio le generazioni clonate successive alla prima; raccomanda, quindi, di monitorare i cloni e i loro discendenti e di controllare se si verificano mutazioni genetiche e se essi hanno problemi al sistema immunitario; tali incertezze, ribadite da indagini scientifiche indipendenti, hanno spinto l'Unione europea ad approfondire la questione allo scopo di varare una disciplina di maggior precauzione rispetto a quella in vigore;
è quindi molto grave che l'Europa, infine, si sia allineata su orientamenti diversi rispetto a quelli che avevano sollecitato una revisione normativa di disposizioni che risalgono all'anno della prima clonazione; la situazione che si è determinata di impasse legislativa richiede un più forte impegno, anche da parte del nostro Paese, per colmare tale vuoto legislativo entro il più breve tempo possibile -:
quali iniziative intenda portare avanti il Ministro interrogato presso le competenti sedi dell'Unione europea per arrivare alla revisione della normativa sulla commercializzazione di carni provenienti da animali clonati;
quali misure saranno adottate nell'immediato per tutelare i consumatori italiani dall'eventuale rischio alimentare derivante dal consumo di carni clonate.
(5-04520)