• Testo interrogazione a risposta orale

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Atto a cui si riferisce:
C.3/01566 [Garanzie per i giovani precari del settore artistico-cinematografico]



BINETTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'assicurazione contro la disoccupazione involontaria, è obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti con alcune eccezioni (cfr. articolo 37 del regio decreto-legge n. 1827 del 1935), tra cui il personale artistico, cinematografico e teatrale (regio decreto-legge n. 1827 del 1935, articolo 40, comma 5). Non sono però considerati appartenenti al personale artistico, cinematografico e teatrale, coloro che al

teatro o al cinematografo prestano opera che non richiede una preparazione tecnica, culturale o artistica (regio decreto n. 2270 del 1924, articolo 7);
come è facilmente intuibile la norma tiene conto che gravitano nel mondo dello spettacolo due tipi di lavoratori: quelli che svolgono una attività che si può considerare specificamente di natura artistica e quelli che svolgono invece ruoli di tipo organizzativo ed amministrativo. Per i primi non è previsto il versamento di contributi, mentre i secondi rientrano nella normativa generale;
l'INPS, con la circolare n. 5549, 4 marzo 2011, suggerisce di considerare come escluso dall'obbligo di assicurazione contro la disoccupazione involontaria il personale appartenente al primo gruppo (decreto ministeriale 10 novembre 1997): «L'esclusione (dall'obbligo di assicurazione contro la disoccupazione involontaria) è dovuta non alla natura autonoma del rapporto di lavoro (...), ma al fatto che (il personale artistico, cinematografico e teatrale), operando nella più ampia autonomia dei compiti assunti... svolge la propria attività senza l'apporto ovvero l'opera dell'imprenditore». Da ciò si deduce chiaramente che coloro che non appartengono al primo gruppo sono tenuti al versamento dei contributi di disoccupazione, come qualsiasi altro lavoratore dipendente. Anche perché le attività di questo tipo non si possono assolutamente svolgere senza l'apporto o l'opera dell'imprenditore né si possono considerare «espressione personalistica del soggetto». Di fatto si tratta di figure professionali dipendenti nel senso più classico del termine, figure che «si impegnano ad eseguire scrupolosamente le disposizioni emanate dalla Organizzazione di Produzione (...)» così come recita uno degli articoli del contratto dei lavoratori di questo gruppo;
il motivo per cui, fra le aziende del settore, si è diffusa la convinzione che tale assicurazione non fosse obbligatoria neppure per questi lavoratori, impegnati nell'ambito organizzativo-gestionale, dipende dalla prassi seguita dall'INPS fino al 2010. Fino a questa data, infatti, l'INPS erogava le indennità di disoccupazione anche in assenza del versamento dei contributi di disoccupazione. In questo modo le aziende si sono erroneamente convinte, secondo un'interpretazione estensiva dei dettati normativi sopra richiamati, della non obbligatorietà della suddetta assicurazione anche per gli appartenenti al secondo gruppo (decreto ministeriale 10 novembre 1997);
attualmente l'Inps sostiene di non dover/poter erogare l'indennità per deficienza contributiva e con tale termine fa riferimento alla mancanza di contributi di disoccupazione, per cui molti lavoratori sono stati esclusi dall'indennità di disoccupazione, senza preavvisi di alcun tipo. Ciò nonostante altri lavoratori dello spettacolo, in circostanze analoghe, hanno percepito l'indennità di disoccupazione, anche in assenza di contributi di disoccupazione. Ma l'articolo 2116 del Codice Civile recita: «Le prestazioni dell'articolo 2114 (assistenziali e previdenziali), sono dovute al prestatore di lavoro, anche quando l'imprenditore non ha versato regolarmente i contributi dovuti alle istituzioni di previdenza e assistenza, salvo diverse disposizioni delle leggi speciali (o delle norme corporative)». E secondo il pensiero della Corte costituzionale il suddetto principio costituisce una fondamentale garanzia per il lavoratore assicurato, intesa a non far ricadere su di lui il rischio di eventuali inadempimenti del datore di lavoro in ordine agli obblighi contributivi (sentenza Corte costituzionale n. 347 del 1997);
il lavoratore a cui è stata rifiutata l'indennità di disoccupazione si trova in una situazione di difficile soluzione che vede da una parte l'INPS e dall'altra parte il datore di lavoro. Di fronte al datore di lavoro il lavoratore si trova a dover dimostrare: l'obbligatorietà dell'assicurazione contro la disoccupazione involontaria; mentre di fronte all'INPS si trova a dover rivendicare il diritto dell'automaticità delle prestazioni;

nascono due quesiti fondamentali per il lavoratore, spesso giovane e precario, inesperto davanti alla normativa vigente e alle sue evoluzioni e strutturalmente fragile nella trattazione con il datore di lavoro:
ossia quali siano le ragioni per le quali non sono stati versati i contributi di disoccupazione e se la problematica sia della società che non li ha versati o del lavoratore;
ma c'è un ulteriore quesito che sottolinea l'ingiustizia subita da questi lavoratori: l'arbitrarietà dell'interpretazione della norma da parte degli operatori INPS. Da quest'anno l'INPS infatti ha cambiato la modalità operativa nell'erogazione della suddetta indennità, per cui il lavoratore INPS, a cui è affidata la pratica, verifica se il richiedente ne ha diritto o no, dandone una valutazione che dipende dalla sua interpretazione della circolare, come si può dedurre dalla apparente difformità dei giudizi emessi e delle indennità concesse ad alcuni e non ad altri. L'INPS, in questi casi senza inquadrare la tipologia del lavoratore ed in altri pur avendo riconosciuto l'obbligo di versamento, sta respingendo le domande per l'assenza dei contributi di disoccupazione -:
cosa intenda fare:
a) per garantire a giovani precari che hanno lavorato in questo settore di poter comunque contare sulla indennità di disoccupazione, tanto più necessaria in tempi di estrema difficoltà che si protraggono assai più del previsto;
b) per garantire una interpretazione univoca delle norme in modo da evitare quell'ulteriore ingiustizia che scaturisce dalla discrezionalità interpretativa dei lavoratori INPS;
c) per tutelare i lavoratori di un settore come quello artistico-cinematografico che rappresenta nelle sue diverse sfaccettature una delle risorse culturali più importanti del nostro Paese.
(3-01566)