• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00071 [Gestione della crisi in Libia, dell'immigrazione e dei profughi]



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00071 presentata da FABRIZIO CICCHITTO testo di giovedì 24 marzo 2011, seduta n.458
La Camera,
ascoltate le comunicazioni del Governo, premesso che:
la risoluzione Onu 1973/2011 fornisce alla comunità internazionale un doppio orizzonte di intervento. Il primo, anche in ordine di importanza, riguarda la protezione dei civili; il secondo, è l'applicazione di una no-fly zone, cioè una interdizione di tutti i voli nello spazio aereo libico, anche questa con lo scopo precipuo della protezione dei civili, obiettivo per il quale si autorizzano gli Stati membri a «prendere tutte le misure necessarie per imporre l'osservanza dell'interdizione sui voli»;
il Consiglio affari esteri dell'Unione europea del 21 marzo 2011 ai punti 6 e 7 del documento relativo alla situazione in Libia ha affermato il principio di solidarietà comunitaria nei confronti degli Stati membri più direttamente interessati dai movimenti migratori e assunto l'impegno a fornire il sostegno necessario in relazione all'evolversi della situazione, anche attraverso la pianificazione di un'apposita azione navale nel Mediterraneo;
considerato che:
la risoluzione è il frutto di un intenso lavoro diplomatico che ha portato all'astensione di due paesi con diritto di veto - Cina e Russia - che in precedenza si erano detti contrari all'intervento ed è la diretta conseguenza di esplicite richieste che alla comunità internazionale sono giunte dall'Organizzazione della Lega Araba;
l'azione militare è sostenuta dalla partecipazione di paesi arabi quali il Qatar e gli Emirati arabi uniti, a cui potrebbero aggiungersi altri paesi e la risoluzione ha il pieno sostegno dei nostri alleati a iniziare degli Stati Uniti e dei principali partner europei;
l'intervento internazionale si è reso inevitabile quando la rotta del fronte anti-Gheddafi costretto ormai nella sola zona di Bengasi, rischiava di trasformarsi in una sanguinosa repressione delle fazioni ribelli e in azioni punitive «casa per casa» come aveva già minacciato il figlio del Rais, Saif Gheddafi, mentre già giungevano notizie di violenze contro la popolazione civile che il segretario di Stato americano ha definito «atrocità inenarrabili»;
in questo quadro la partecipazione dell'Italia all'intervento internazionale non poteva mancare. Essa è stata motivata dalla reciproca fedeltà e fondamentale comunanza di principi che lega l'Italia ai nostri alleati storici impegnati sullo stesso fronte, dal rispetto che essa nutre nei confronti dei consessi multilaterali di cui fa parte, dalle particolari condizioni geografiche, storiche, economiche e politiche che vedono un primario interesse del nostro Paese nel tutelare la stabilità dell'area mediterranea;
vi sono comunque delle condizioni che occorre siano garantite affinché il Paese possa tener fede ai suoi impegni senza che siano messi in pericolo i suoi interessi nazionali;
rilevato che:
l'Italia riceve il 25 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas naturale di cui ha bisogno dalla Libia;
l'Italia è il Paese più esposto ad eventuali ritorsioni militari o terroristiche da parte libica, ha quindi un interesse primario nel non valicare i confini dettati dalla risoluzione Onu che giustificano l'intervento con il solo criterio della protezione delle popolazioni civili. Ogni altra azione che possa essere intesa come ostile dalla popolazione della Libia e dalle opinioni pubbliche dei paesi arabi metterebbe a serio repentaglio la nostra sicurezza nazionale;
l'Italia è anche il Paese più esposto alle ondate migratorie dalle coste Nord africane che sì annunciano di dimensioni difficilmente prevedibili. Tale flusso, se incontrollato, riveste anche profili di sicurezza nazionale poiché è noto che tra quanti potrebbero giungere si potrebbero inserire terroristi di varia provenienza;
l'Italia sarà comunque esposta ad una fortissima pressione di rifugiati e richiedenti asilo in fuga dalle zone di guerra e di instabilità della sponda Sud del Mediterraneo, le approva e impegna il Governo ad adoperarsi per far emergere in tutte le sedi opportune il punto di vista dell'Italia e le circostanze che rendono possibile il suo sostegno all'intervento internazionale;
a garantire, nell'ambito di un rigoroso rispetto della risoluzione Onu anche attraverso opportune iniziative politico diplomatiche e alla intimazione del cessate il fuoco, il ritorno più rapido possibile a uno stato di non conflittualità;
a rappresentare nelle sedi proprie la necessità di assegnazione alla Nato del comando e del controllo delle operazioni militari e al fine di giungere a un coordinamento degli sforzi alleati;
ad assumere ogni utile iniziativa affinché le imprese europee impossibilitate ad onorare i contratti in essere in ragione delle sanzioni ONU e UE trovino una tutela negli articoli 10 e 12 del regolamento dell'Unione europea 204/2011, che rispettivamente prevedono le modalità per assicurare i pagamenti dovuti alle imprese europee in base a contratti precedenti l'entrata in vigore delle sanzioni e la preclusione di eventuali azioni legali per inadempimento contrattuale;
a riattivare, non appena le circostanze e le decisioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU lo renderanno possibile, gli accordi bilaterali, in particolare quelli in materia energetica, stipulati dall'Italia con la Libia;
ad adoperarsi, nelle opportune sedi, in primo luogo in ambito NATO, affinché sia attuato, anche in ottemperanza di quanto previsto dalla risoluzione ONU 1973, l'embargo sulle armi nei confronti della Libia;
ad insistere, così come stabilito dai punti 6 e 7 del Consiglio affari esteri dell'Unione europea del 21 marzo 2011 richiamati in premessa, affinché l'Unione europea renda immediatamente operativa un'azione di pattugliamento del Mediterraneo in funzione di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali legate anche a gruppi terroristici e dedite al traffico di esseri umani, nonché in funzione di prevenzione migratoria e di assistenza umanitaria;
a ottenere dai partners europei e dalla Commissione un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l'onere della gestione degli sbarchi di immigrati, secondo quanto stabilito nelle conclusioni del Consiglio europeo straordinario dell'11 marzo scorso;
ad attivarsi nelle sedi proprie affinché l'Europa si doti al più presto di un «sistema unico di asilo», che fin da subito preveda un sistema di burden sharing teso a redistribuire la presenza degli immigrati tra i paesi membri e fornisca una maggiore assistenza nelle operazioni di riconoscimento e identificazione di coloro che si dirigono verso le coste italiane;
ad adottare ogni iniziativa per assicurare la protezione delle popolazioni della regione, nello scrupoloso rispetto della risoluzione n. 1973 e delle relative prescrizioni;
ad adottare ogni iniziativa necessaria per assicurare che l'Italia partecipi attivamente con gli altri paesi disponibili, ovvero nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui il Paese è parte, alla piena attuazione della risoluzione n. 1973 ai fini della protezione dei civili e delle aree popolate sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi sul territorio nazionale;
a tenere costantemente informato il Parlamento.
(6-00071) «Cicchitto, Reguzzoni, Corsaro, Stefani, Sardelli, Scilipoti».