• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00532 [Accelerare l'utilizzo delle risorse dei fondi strutturali e FAS 2007-2013]



Atto Camera

Risoluzione in Commissione 7-00532 presentata da MASSIMO VANNUCCI
giovedì 24 marzo 2011, seduta n.542
La Commissione V,

premesso che:

tra il 2008 ed il 2011, il settore delle costruzioni avrà perso, secondo numerosi osservatori, circa il 17,8 per cento in termini di investimenti, per un totale di circa 29 miliardi di euro; per il settore, la previsione è di un calo del 2,4 per cento degli investimenti nel 2011 ed in particolare di un -6,1 per cento nel settore delle opere pubbliche;

nel settore dei lavori pubblici, la flessione degli investimenti è in atto dal 2005 e nell'arco di sette anni (dal 2004 al 2011) gli investimenti saranno diminuiti del 31,8 per cento;

dall'inizio della crisi economica (nel 2008), 180.000 posti di lavoro sono stati persi nel settore delle costruzioni, perdita che raggiunge 250.000 posti considerando i settori collegati. A fine 2011, saranno 290.000 i posti di lavoro persi in assenza di un rapido ed efficace intervento per il rilancio del settore, ed in particolare quello delle opere pubbliche;

nel bilancio dello Stato, le risorse stanziate per nuovi investimenti infrastrutturali hanno subìto una contrazione del 30 per cento nel triennio 2009-2011; l'ultima legge di stabilità 2011 ha ridotto del 14 per cento gli stanziamenti per nuove infrastrutture rispetto al 2010; ciò dopo che già nel biennio 2009-2010, i livelli di risorse spendibili in infrastrutture registrati sono stati i più bassi degli ultimi 20 anni;

i capitoli di spesa dei fondi strutturali (cofinanziamento nazionale) e del Fondo per le aree sottoutilizzate rappresentano circa il 41 per cento delle risorse statali destinate ad infrastrutture; dall'efficiente utilizzo di questi fondi dipende quindi la riuscita della politica infrastrutturale;

nel contesto di taglio ai trasferimenti dello Stato delineato dalla manovra dell'estate 2010, i fondi strutturali e FAS rappresentano in molte regioni, soprattutto del Mezzogiorno ma anche del Centro-Nord, gli unici fondi che gli enti locali possono investire in infrastrutture nel 2011 e negli anni successivi; complessivamente, si tratta di 30,6 miliardi di euro di competenza regionale - di cui 25,3 miliardi nel Mezzogiorno e 5,3 miliardi nel Centro-Nord - ai quali si sommano circa 11,7 miliardi di euro di investimenti previsti a livello nazionale (piano Cipe delle opere prioritarie del 26 giugno 2009 e PON reti mobilità 2007-2013);

tra il 2008 ed il 2011, è già stata ridotta di circa il 17 per cento la dotazione finanziaria dei programmi dei fondi strutturali e, soprattutto, dei fondi FAS 2007-2013 destinati ad interventi per lo sviluppo del Sud (da 101 miliardi di euro a 84 miliardi di euro) ed è stato ridotto nella stessa misura lo stanziamento destinato ai programmi del Centro-Nord;

nel rapporto strategico 2010, il dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Ministero dello sviluppo economico ha stimato - prima che fossero tagliati ulteriori 6,5 miliardi di euro al FAS - che circa il 15 per cento delle risorse comunitarie è stata utilizzata per sopperire alla mancanza di risorse statali, contrariamente alle disposizioni comunitarie che chiedono agli Stati di garantire il carattere totalmente aggiuntivo di queste risorse; i fondi strutturali e FAS sono quindi da considerare sostanzialmente sostitutivi della spesa ordinaria dello Stato in molte regioni, ed in particolare nel Mezzogiorno;

gli enti regionali gestiscono circa il 75 per cento delle risorse destinate ad infrastrutture e costruzioni della cosiddetta «programmazione unitaria» 2007-2013;

in quasi tutte le regioni del sud le costruzioni sono il settore economico di riferimento; il settore delle costruzioni incide per il 33 per cento sul valore aggiunto del Mezzogiorno e contribuisce mediamente al 10 per cento del PIL di ogni regione; l'occupazione nel settore è pari mediamente al 10 per cento sul totale degli occupati; le costruzioni svolgono un ruolo determinante nell'economia meridionale e, quindi, nella definizione delle azioni prioritarie di intervento per consentire la ripresa economica del Sud, il suo riallineamento ai tassi di crescita del Paese e il raggiungimento degli obiettivi di crescita stabiliti dall'Unione europea;

con la delibera Cipe n. 79 del 31 luglio 2010, è stata avviata la riprogrammazione delle risorse cosiddette «liberate» del precedente periodo 2000-2006, per un importo stimato in circa 11 miliardi di euro;

con delibera Cipe del 26 novembre 2010, il Governo ha annunciato, simultaneamente alla presentazione del «Piano nazionale per il Sud», di voler riprogrammare integralmente le risorse dei fondi strutturali e del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) relative al periodo 2007-2013; in particolare, il Governo ha annunciato di voler riprogrammare i programmi regionali del FAS;

con la soprarichiamata delibera Cipe del 26 novembre 2010, il Governo ha anche indicato di voler riformare la governance dell'utilizzo dei fondi introducendo lo strumento del contratto istituzionale di sviluppo che definisce tempi, modalità e responsabilità per l'attivazione degli investimenti finanziati con i fondi europei e nazionali destinati alle politiche di sviluppo e coesione territoriale, così come delineato nei documenti della Commissione europea relativi all'approvanda riforma della politica regionale dell'Unione europea;

i programmi regionali del FAS sono già stati riprogrammati dalle regioni ad inizio 2009 sulla base degli indirizzi fissati all'epoca dal Governo nazionale; 11 programmi FAS sono poi stati approvati tra marzo 2009 e luglio 2009 ma rimangono in attesa dell'attribuzione dei finanziamenti di cassa da parte del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'economia e delle finanze; di conseguenza, alcune regioni hanno dovuto anticipare i fondi con risorse proprie per avviare le opere più urgenti; gli altri 10 programmi regionali - tra cui 7 delle 8 regioni del Mezzogiorno - aspettano da quasi due anni l'approvazione da parte del CIPE;

i programmi regionali dei fondi strutturali (FESR), presentavano a fine ottobre 2010, un livello di avanzamento relativamente basso con il 19 per cento di risorse impegnate di cui l'8 per cento di risorse pagate; tra i fattori principali che rallentano l'attuazione dei programmi dei fondi strutturali figurano il patto di stabilità interno - che blocca la quota di cofinanziamento nazionale, impedendo le regioni e gli enti locali di spendere anche la quota comunitaria - e l'incertezza relativa alla programmazione del FAS ed alla effettiva disponibilità di risorse statali per la realizzazione degli interventi;

i 30,6 miliardi di euro di investimenti previsti in infrastrutture e costruzioni, se utilizzati in tempi rapidi, potrebbero avere un effetto immediato sull'attività delle imprese di costruzioni, con evidenti benefici anche in termini occupazionali;

destinare invece queste risorse a finalità non infrastrutturali rischia di fare venir meno il finanziamento di tante piccole e medie opere infrastrutturali diffuse sul territorio, immediatamente cantierabili e necessarie a garantire la qualità della vita dei cittadini; inoltre, utilizzare questi fondi per finanziare principalmente grandi progetti infrastrutturali, che presentano generalmente un livello poco avanzato nella progettazione, rischia di provocare un ulteriore slittamento della spesa;

nell'attuale situazione di crisi, appare necessario dare un segnale immediato di attenzione al settore delle costruzioni, dando lavoro alle imprese entro un termine massimo di 4-5 mesi;

risulta quindi fondamentale accelerare la spesa dei programmi dei fondi strutturali 2007-2013, che prevedono già numerosi progetti pronti a partire, i quali risultano però rallentati o bloccati tra l'altro dall'irrigidimento delle condizioni del Patto di stabilità interno (-3,3 miliardi di euro di investimenti autorizzati per i comuni soggetti al Patto nel 2011 rispetto al 2010);

allo stesso tempo, appare necessario avviare immediatamente i progetti - pronti a partire da mesi - dei programmi attuativi regionali (Par) dei fondi FAS 2007-2013, senza quindi procedere ad una riprogrammazione degli stessi, ma accelerandone l'avvio mettendo a disposizione le risorse di cassa nel bilancio dello Stato;

la riprogrammazione annunciata, necessitando in particolare di procedure di rinegoziazione con l'Unione europea, rischia di provocare ulteriori ritardi nell'utilizzo dei fondi, con forte rischio di disimpegno delle risorse europee;

occorre scongiurare il forte rischio di perdere circa 9,6 miliardi di euro di contributi europei destinati alla realizzazione di infrastrutture e costruzioni in caso di permanenza del blocco alla spesa operato dal Patto di stabilità interno,

impegna il Governo:

ad accelerare l'utilizzo delle risorse dei fondi strutturali e FAS 2007-2013, approvando in particolare tutti i programmi regionali FAS che aspettano da circa 2 anni la presa d'atto da parte del CIPE;

ad avviare immediatamente tutti i progetti infrastrutturali pronti a partire - già contenuti nei programmi 2007-2013 approvati dalle regioni - necessari per dare lavoro alle imprese e garantire la qualità della vita nei territori, evitando una riprogrammazione «tout court» dei 30,6 miliardi di euro di investimenti previsti in infrastrutture e costruzioni;

a garantire la disponibilità delle risorse dei fondi FAS nazionali destinati alle regioni e a dare certezza alla programmazione dei fondi, adottando il provvedimento di messa a disposizione delle risorse entro il 15 aprile 2011 per i programmi regionali FAS già approvati e entro 15 giorni dall'approvazione del CIPE per i programmi da approvare;

ad assumere iniziative volte ad escludere dall'applicazione delle regole del patto di stabilità interno le spese degli enti locali (cofinanziamenti nazionali) per investimenti in conto capitale finanziati con le risorse del fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR);

a riformare la governance della politica nazionale di coesione e di sviluppo territoriale, finanziata con le risorse dei fondi strutturali e del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), affinché sia improntata all'efficienza, alla responsabilità e al rispetto degli impegni da stabilire nei contratti istituzionali di sviluppo, così come previsto nell'ambito della riforma della politica europea regionale.

(7-00532)
«Vannucci, Ventura, Baretta, Mariani, Calvisi, Capodicasa, D'Antoni, Iannuzzi, Margiotta, Cesare Marini, Vico».