• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00070 [Finanziamenti per l'innovazione tecnologica e sviluppo dell'energia termica rinnovabile]



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00070 presentata da ELISABETTA ZAMPARUTTI testo di mercoledì 16 marzo 2011, seduta n.450
La Camera,
premesso che:
il 3 marzo 2011, il Governo ha approvato in via definitiva il decreto legislativo in attuazione della direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili;
l'articolo 7 del decreto-legge n. 112 del 2008 , convertito dalla legge n. 133 del 2008, prevedeva la definizione, entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto, di una «Strategia energetica nazionale» attraverso la convocazione, da parte del ministro dello sviluppo economico, d'intesa con il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di una conferenza nazionale dell'energia e dell'ambiente; a questa norma il Governo non ha ottemperato e in assenza di un quadro di riferimento anche singoli piani come quello delle energie rinnovabili, varati nel frattempo per rispettare le scadenze europee, sono costantemente soggetti a pressioni di lobby organizzate, condizionati da annunci e ripensamenti repentini;
nelle more di un approccio organico al settore energetico, l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas ha consegnato al Parlamento la «Relazione sullo stato del mercato nazionale dell'elettricità e del gas» da cui emerge un sistema di incentivi alle fonti rinnovabili elettriche, «fra i più profittevoli al mondo»;
gli aspetti speculativi hanno favorito l'interesse della criminalità organizzata nei riguardi degli impianti eolici di grossa potenza e, in misura minore, degli impianti fotovoltaici a terra; già nel 2006 la relazione annuale al Parlamento della direzione investigativa antimafia informava che «le cosche hanno scoperto l'affare nello sfruttamento delle energie rinnovabili». Nell'ultimo anno sono notevolmente aumentate le inchieste giudiziarie in particolare sul settore eolico, rivelando un coacervo di interessi che accomuna gruppi di interesse economico, amministratori compiacenti e malavita organizzata, al punto da indurre i magistrati a creare un coordinamento nazionale delle indagini (fine maggio 2010). Lo stesso presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, senatore Giuseppe Pisanu, in trasferta in Puglia il 9 e il 10 dicembre 2010, ha lanciato l'allarme nazionale per gli inestricabili intrichi tra mafie d'ogni genere, politica locale pugliese e impianti eolici e fotovoltaici industriali;
esponenti della cultura, dell'arte e della politica, in collaborazione con cittadini delle aree interessate e con le associazioni ambientaliste, denunciano da anni gli impatti sul paesaggio italiano arrecati da installazioni di impianti eolici e fotovoltaici di grossa potenza e i rilevanti effetti che si verificano sul paesaggio, sulla qualità della vita e sulle possibilità di sviluppo turistico delle zone limitrofe agli impianti;
la Commissione ambiente della Camera dei deputati ha acquisito nei mesi scorsi numerosi studi e documenti ed ha ascoltato in audizione diverse associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Amici della Terra, Lipu, Legambiente, Wwf, Greenpeace, Mountain wilderness, Comitato nazionale per il paesaggio), il Gestore del sistema elettrico (Gse) e l'Associazione degli industriali del vento (Anev), inquadrando il problema, anche con riguardo ad aspetti non di sua stretta competenza, ed individuando elementi di criticità, con l'intento di fornire una base di indirizzi per l'attività di Governo. In particolare, per quanto attiene all'eolico, ne è emerso che il sistema di incentivazione genera un esorbitante numero di richieste di autorizzazione;
per quanto riguarda l'eolico è emerso che la potenza eolica complessiva tra installata e/o approvata dai pareri ambientali (preludio all'autorizzazione finale) si poteva valutare in non meno di 11.000 megawatt. Se poi si considerano le ulteriori istanze presentate, vi erano progetti aggiuntivi per oltre 70.000 megawatt (94.000 secondo il giornale Affari e Finanza del 22 novembre 2010), ben oltre gli impegni sottoscritti in sede comunitaria dall'Italia;
quanto al fotovoltaico, secondo il Gestore dei servizi energetici che ha completato l'analisi preliminare delle dichiarazioni di fine lavori per gli impianti fotovoltaici pervenute al Gse secondo quanto previsto dalla legge n. 129 del 2010, al 28 febbraio 2011 risultava che gli impianti in esercizio al 31 dicembre 2010 che usufruiscono del 1o e 2o conto energia erano 153.282 per una potenza installata di 3.247 megawatt; oltre agli impianti in esercizio ci sono poi gli impianti di cui è stata comunicata al Gse la fine dei lavori entro il 31 dicembre 2010 e per i quali, se entrati in esercizio entro il 30 giugno 2011, è applicabile quanto previsto dalla legge n. 129 del 2010, cioè altri 58.365 impianti per una potenza dichiarata di 3.954 megawatt, il che farebbe un totale complessivo di potenza elettrica installata alla fine di giugno 2011 pari a 7.201 megawatt, una cifra ormai prossima all'obiettivo degli 8.000 megawatt che il Governo aveva programmato per il 2020;
clamoroso è il caso della Puglia, una regione che già produce il doppio del suo fabbisogno di energia e che, per quanto riguarda il fotovoltaico, secondo la rilevazione del Gse, il 14 settembre 2010 aveva raggiunto 310,256 megawatt di potenza elettrica installata, staccando la Lombardia (seconda dopo la Puglia) di 136,337 megawatt, il che equivale a una produzione proveniente dalla Puglia superiore del 20 per cento dell'energia fotovoltaica nazionale;
si registrano, inoltre, migliaia di progetti per fotovoltaico in essere con circa 30.000 megawatt di richieste di allacciamento a Terna; dalla Toscana alla Puglia, dal Piemonte alla Sicilia non si contano i procedimenti intrapresi per impianti fotovoltaici per centinaia e centinaia di ettari; molti di questi godono già di autorizzazioni o addirittura sono già realizzati nelle campagne e nelle aree rurali sottraendo aree preziose all'agricoltura e ai valori del territorio;
sotto il profilo della produttività dell'eolico italiano, è di gran lunga la peggiore dell'Unione europea; secondo i dati di Terna, 4.850 megawatt di potenza eolica installata hanno prodotto 6.076 gigawatt nel 2009, pari al 14,3 per cento del suo potenziale; Wind Power Barometer, l'osservatorio di settore della Comunità europea, ha valutato che l'Italia, che vanta la terza potenza eolica installata, è solo settima per produzione totale; una pala eolica in Italia produce circa la metà di quanto avrebbe prodotto se fosse stata installata in Irlanda; dai dati del Gse risulta che solo il 15 per cento degli impianti italiani supera le 2.000 ore equivalenti di produzione alla massima potenza, contro il 40 per cento del 2004, segno evidente dell'entrata in funzione di impianti scarsamente produttivi negli ultimi cinque anni; dati confermati dal rapporto statistico del Gse 2010 nel quale si rileva che nel 2009 le ore di utilizzo equivalenti dell'intero parco eolico nazionale sono risultate pari a 1.336, in calo rispetto alle 1.374 ore dell'anno precedente. Prendendo a riferimento il costo medio degli impianti eolici stimato in Europa, i dati dimostrano come gli impianti con ventosità di circa 1.600-1650 ore risultino già competitivi in assenza di incentivi. Con l'incentivazione vigente in Italia risultano redditizi anche i siti con appena 900 ore;
nonostante il tumultuoso sviluppo, l'eolico rappresenta oggi (dati 2009) un contributo al bilancio energetico pari al 5,2 per cento dei consumi finali di energia prodotta da fonti rinnovabili e allo 0,38 per cento del complesso dei consumi energetici; questa marginalità resterà tale anche in futuro: in base al piano di azione nazionale per le energie rinnovabili del Governo italiano che stima il contributo massimo di ogni fonte rinnovabile, nel 2020 la produzione eolica sarebbe pari al 7,9 per cento dei consumi di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e all'1,2 per cento di consumi finali complessivi;
quanto al fotovoltaico, si è registrata una rilevantissima discesa dei prezzi negli ultimi 3 anni, per cui a fronte del probabile andamento che seguirà, scegliere di installare grandissime quantità di pannelli tutti adesso, in pochissimi mesi, invece che in un arco di diversi anni, sarebbe un errore clamoroso;
l'impatto paesaggistico rimane l'aspetto più discusso: le documentazioni fotografiche acquisite mostrano che non è possibile l'integrazione tra gli impianti eolici e fotovoltaici con i paesaggi italiani - formatisi a partire dal basso medioevo - per l'evidente contrasto tra il troppo grande e il troppo piccolo, tra lo standardizzato e il variegato; né aiuta una eventuale integrazione la tendenza industriale alla maggiore efficienza dell'investimento, mediante l'aumento del numero degli impianti, della loro estensione e delle altezze;
a tutela del valore culturale, prima ancora che ambientale, del paesaggio esiste un vasto complesso di normative, a cominciare dall'articolo 9 della Costituzione, che includono norme dello Stato e trattati europei e internazionali, quali la Convenzione europea del paesaggio. Vi sono poi aree per le quali lo Stato assume responsabilità nei confronti dell'Unione europea o dell'Unesco: zone di protezione speciale, siti di importanza comunitaria, important bird areas, zone umide Ramsar, coste o siti con fauna protetta da convenzioni internazionali, siti patrimonio dell'umanità di cui l'Italia, peraltro, detiene il più alto numero al mondo;
giova ricordare che il 26 gennaio 2010 l'Assemblea della Camera dei deputati ha approvato la innovativa mozione 1-00324 che riconosce il territorio come bene comune e risorsa limitata, da sfruttare in termini di massima efficienza;
buona parte degli oneri nelle bollette elettriche riguardano gli incentivi Cip6 per energie, assimilate alle fonti rinnovabili, ma che nulla hanno a che vedere con le energie pulite essendo energie prodotte da impianti come termovalorizzatori, impianti di raffinazione del petrolio gassificato e bruciato nelle centrali elettriche, impianti che usano gli scarti di lavorazione o di processi, impianti di cogenerazione e altro, impegna il Governo: a definire una strategia energetica nazionale che ci accompagni fino al 2020 e che assicuri più fondi per la ricerca e l'innovazione tecnologica e dia assoluto rilievo, oltre alla crescita dell'energia elettrica rinnovabile, anche all'energia termica rinnovabile, al risparmio e all'efficienza energetica da conseguire anche attraverso la bioedilizia, la riqualificazione energetica degli edifici e l'avvio di un piano di rottamazione/ricostruzione edilizia del patrimonio immobiliare postbellico privo di qualità e di criteri antisismici;
in merito all'adozione dei decreti attuativi del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/28/CE, a ricalibrare l'incentivazione al fotovoltaico con interessi di medio e lungo termine, così da promuoverne un insediamento proporzionalmente diluito fino al 2020 e ottimizzare i vantaggi derivanti dall'abbassamento dei costi e della crescita tecnologica;
a definire parametri certi per l'installazione del fotovoltaico sui tetti di qualunque tipo di edificio, sui capannoni, sulle fabbriche, sui distributori di carburante, sui parcheggi e altro, o anche a terra nelle aree urbanizzate o industriali, escludendo le installazioni a terra su terreno agricolo, con l'eccezione degli impianti di piccola taglia al servizio dell'attività di agricoltori e, in parte, a integrazione del loro reddito personale;
a programmare un'uscita dall'eolico industriale e una riconversione dei relativi incentivi, a vantaggio delle fonti rinnovabili di energia con maggior potenziale come il fotovoltaico e con minore impatto territoriale come quelle termiche;
ad assumere iniziative per la cessazione definitiva di ogni incentivazione per gli impianti funzionanti con fonti energetiche assimilate alle rinnovabili (Cip6) per gli impianti di produzione di energia tradizionale.
(6-00070) «Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco».