• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/11273 [Tutelare la qualità della produzione oleicola nazionale]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11273 presentata da ERMETE REALACCI
martedì 15 marzo 2011, seduta n.449
REALACCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro per le politiche europee. - Per sapere - premesso che:


numerose agenzie di stampa nazionale, organi di informazione specializzata ed un articolo pubblicato su «La Repubblica» del 24 febbraio 2011 dal titolo: «L'olio taroccato diventa legale - Bruxelles autorizza i deodorati», descrivono gli effetti dell'introduzione del nuovo regolamento comunitario relativo alle caratteristiche degli oli d'oliva e degli oli di sansa d'oliva nonché ai metodi di analisi ad essi attinenti;


l'Unione europea, con il regolamento (CE) 61/2011, in vigore dal 1o aprile 2011, inserisce un nuovo parametro chimico nella determinazione dal contenuto di «alchil esteri» per la classificazione degli oli nella categoria «Extravergine», inserendo un valore di 150 milligrammi per chilogrammi come soglia massima consentita degli «alchil-esteri»;


con la denominazione «alchil-esteri» si indicano alcune componenti chimiche che si formano naturalmente nell'olio in seguito a fenomeni fermentativi e degradativi delle olive e che comportano la produzione di alcol metilico ed etilico. L'olio buono, secondo gli esperti, non ha più di 20-30 milligrammi di alchil esteri per ogni chilo;


l'aumento di queste componenti chimiche «difettose» avviene quando le olive prima della spremitura hanno subito «maltrattamenti», ad esempio schiacciature, ammaccature, oppure se sono rimaste molto tempo sotto il sole in attesa della spremitura. In questi casi, l'olio ricavato ha un odore cattivo e risulterebbe perciò difettoso. Per aggirare l'ostacolo i produttori lo deodorano, magari miscelandolo con oli buoni, e lo vendono come extravergine;


è assolutamente necessario tener presente che, a fronte di una forte concentrazione di alchil esteri, corrisponderebbe poi un difetto organolettico dell'olio: un'alta acidità o un odore troppo forte. Condizioni che non consentirebbero di definire il prodotto come extravergine, a meno che non venga corretto e magari deodorato, ritrovando così «l'extraverginità» perché miscelato con una buona dose di extravergine ben fruttato;


nessun chimico è in grado di far sparire contemporaneamente i difetti organolettici e le loro tracce chimiche. È quindi prevedibile che il regolamento dell'unione europea, che prevede di quintuplicare il limite massimo di alchil-esteri concessi, vada ad incentivare la messa in commercio di prodotti di scarsissima qualità;


secondo gli esperti del settore e i numerosi consorzi di tutela d'Italia, la normativa non bonifica il mercato bensì legalizza la presenza di condimenti difettosi;


in sede di dibattimento presso il Consiglio oleicolo internazionale (Coi) per mettere a punto la norma, l'Italia era contraria ai nuovi limiti per gli alchil esteri perché un buon olio al massimo ne contiene da 10 a 30 milligrammi per chilogrammo, tuttavia a Bruxelles sono state ratificate le decisioni di Madrid. L'adozione di così alti valori di alchil esteri è un compromesso accettato con la prospettiva di ridurre il livello massimo nei prossimi anni -:


quali iniziative urgenti intenda mettere in campo il Governo al fine di tutelare la qualità della produzione oleicola nazionale;


se non si ritenga indispensabile proporre alcune deroghe al nuovo regolamento (CE) 61/2011 per la definizione di olio «extravergine» e se non sia necessario introdurre chiare indicazioni di sofisticazione e «deodoraggio/miscelaggio» dell'olio stesso all'atto della sua commercializzazione, al fine di promuovere la piena consapevolezza del consumatore nell'acquisto di olio deodorato.(4-11273)