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Atto a cui si riferisce:
C.4/07851 [Distonia dell'Avvocatura dello Stato nelle vicende elettorali di Lazio e Puglia]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata lunedì 28 febbraio 2011
nell'allegato B della seduta n. 441
All'Interrogazione 4-07851 presentata da
PINO PISICCHIO
Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, concernente il premio di governabilità per le regioni Puglia e Lazio e sulla base di quanto comunicato dall'Avvocatura generale dello Stato, si fa presente quanto segue.
Nella regione Lazio, l'ufficio elettorale ha provveduto alla nomina di 70 consiglieri regionali, secondo il numero previsto dalla legge regionale.
Il numero di 70 consiglieri è costituito da 56 consiglieri eletti sulla base di liste circoscrizionali concorrenti e da 14 consiglieri eletti con il sistema maggioritario.
Questi ultimi 14 consiglieri eletti sono stati l'espressione del cosiddetto «listino» del Presidente e costituiscono un premio per favorire la formazione di una maggioranza stabile.
L'ufficio elettorale ha, inoltre, attribuito 3 consiglieri in più alla maggioranza, in applicazione del premio previsto dalla legge statale n. 43 del 1995 (cosiddetta Tatarellum, doppio premio di maggioranza), la quale prevede che, per favorire stabili maggioranze, occorre che sia, comunque, rispettato un rapporto 60-40 per cento tra maggioranza e opposizione. Per rispettare detto quoziente del 60 per cento, l'ufficio elettorale ha portato a 73 il numero totale degli eletti.
L'ufficio elettorale ha applicato il premio di governabilità previsto dalla legge statale, ritenendola applicabile al caso di specie, visto il rinvio alla fonte statale operato dall'articolo 1, comma 2 della legge regionale del Lazio n. 2 del 2005.
Il Tribunale amministrativo regionale Lazio, II-bis, con le sentenze n. 32494/2010 e n. 32495/2010, ha ritenuto non applicabile in parte qua la legge statale, cioè nella parte in cui attribuisce alla coalizione vincente il premio di governabilità, poiché la legge regionale del Lazio, stabilendo attraverso una espressa previsione il numero di 70 consiglieri regionali (articolo 19, comma 1 legge regionale n. 1 del 2004), in armonia con quanto previsto dall'articolo 19, dello Statuto, escluderebbe, sul punto della composizione del numero dei consiglieri, il rinvio alla legge statale sul cosiddetta Tatarellum.
La sentenza del Tribunale amministrativo regionale Lazio n. 32494/2010 è stata impugnata da uno dei controinteressati.
Nella regione Puglia l'ufficio elettorale ha, invece, provveduto alla nomina di 70 consiglieri, 56 in base al sistema proporzionale e 14 in base a quello maggioritario, senza attribuire il doppio premio di maggioranza quantificabile in 8 consiglieri, in ragione dell'inapplicabilità della legge statale n. 43 del 1995 alla luce dell'articolo 1, comma 2, e dell'articolo 10 della legge regionale della Puglia n. 2 del 2005 che opererebbero un richiamo limitato alla disciplina statale, senza consentire di attribuire il doppio premio di maggioranza con superamento del numero di 70 consiglieri.
Nei giudizi promossi dai ricorrenti per l'applicazione del doppio premio di maggioranza anche nella regione Puglia, il Tribunale amministrativo regionale Puglia ha rimesso gli atti alla Corte costituzionale, ritenendo rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'articolo 10 della legge regionale 28 gennaio 2005 n. 2, in relazione all'articolo 123 della Costituzione, per contrasto con l'articolo 24 dello Statuto della regione Puglia.
Secondo il Tribunale amministrativo regionale Puglia, l'articolo 10, diversamente da quanto opinato dall'ufficio elettorale, conterrebbe un rinvio materiale alla disciplina statale, ivi compreso il doppio premio di maggioranza, ponendo, per l'effetto, problemi di compatibilità della legge regionale con lo Statuto che individua in 70 il numero dei consiglieri.
Ciò premesso, l'avvocatura dello Stato fa presente che, anche a fronte dei precedenti giurisprudenziali, i quali muovono da una diversa lettura della normativa regionale rispetto a quella propugnata dai rispettivi uffici elettorali, deve qui ribadirsi che la posizione assunta in giudizio dall'Avvocatura generale dinnanzi al Tribunale amministrativo regionale Lazio è stata coerente con la giurisprudenza costante, che considera legittimata passiva l'amministrazione interessata alle operazioni elettorali e, quindi, a seconda dei casi, la regione, la provincia ed il comune (Consiglio di Stato 24 febbraio 1986, n. 136; 7 marzo 1986, n. 156; 24 aprile 1986, n. 234).
Ancora di recente il Consiglio di Stato così si è espresso: «Nell'elezione di organi comunali, la parte necessaria da evocare in giudizio è l'amministrazione comunale e non già l'amministrazione statale. La carenza di legittimazione passiva concerne anche l'ufficio elettorale, in quanto lo stesso è un organo straordinario, destinato a sciogliersi subito dopo effettuata la proclamazione degli eletti, che al pari del Ministero degli interni, non è portatore di un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento dei propri atti, per la posizione di neutralità che assume nella competizione elettorale» (Consiglio di Stato sezione V, 2 marzo 2009, n. 1159).
Quanto poi alla posizione processuale assunta dalla locale avvocatura dello Stato dinnanzi al Tribunale amministrativo regionale Puglia, l'avvocatura ribadisce di avere sollevato principalmente proprio la predetta eccezione preliminare di difetto di legittimazione passiva, sussistendo la legittimazione della regione Puglia, con richiamo all'uopo della giurisprudenza in materia, di cui prima si è riferito, mentre solo in via gradata e per completezza di difesa, in ragione di una particolarità della disciplina regionale pugliese, ha illustrato nel merito i rapporti tra statuto e legge regionale e tra legge statale e legge regionale in punto di composizione numerica del consiglio regionale.
Le situazioni giuridiche definite «del tutto simili» nell'interrogazione, peraltro, paiono presentare consistenti differenze testuali e di principio tra le rispettive norme dello statuto e della legge elettorale.
Quale che ne sia la corretta interpretazione, l'articolo 24 dello statuto della regione Puglia ha, invero, semplicemente riconosciuto la competenza del legislatore regionale sulla materia elettorale senza, tuttavia, richiamare esplicitamente, a differenza dell'articolo 19 dello statuto della regione Lazio, il limite del rispetto dei principi fondamentali delle leggi dello Stato.
La legge elettorale pugliese - legge regionale 28 gennaio 2005, n. 2 - all'articolo 1, comma 2, inoltre, recepisce «per quanto non espressamente previsto e in quanto compatibile con la presente legge» la legge 17 febbraio 1968 n. 108 e la legge 23 febbraio 1995 n. 43, con successive modifiche e integrazioni; per contro la legge regionale elettorale del Lazio - legge regionale 13 gennaio 2005, n. 2 - non solo all'articolo 1, comma 2, non subordina il recepimento alla «compatibilità», ma all'articolo 3, comma 1, statuisce che i consiglieri regionali vengono eletti «nei modi previsti dalle disposizioni vigenti nella legge n. 43 del 1995» e, quindi, richiama espressamente il premio di governabilità.
Che le problematiche non siano «del tutto simili» è, del resto, apparso anche al Tribunale amministrativo regionale Lazio, il quale, nelle richiamate pronunce, con riferimento all'ulteriore aspetto peculiare evidenziato dal Tribunale amministrativo regionale Puglia nel rimettere alla Corte costituzionale la questione della costituzionalità dell'articolo 10 della legge elettorale pugliese, afferma che «i profili di illegittimità costituzionale della legge regionale n. 2 del 2005 per violazione dello Statuto e, quindi, dell'articolo 123 della Costituzione, eccepiti in subordine dai ricorrenti, pur essendo stati fatti oggetto di ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale da parte di altro Tribunale amministrativo regionale, nella specifica fattispecie, risultano non rilevanti e, comunque, manifestamente infondati» (pagina 34 sentenza n. 32494 del 2010 e pagina 36 sentenza n. 32495 del 2010).
In conclusione in entrambi casi la difesa è stata svolta, come è prassi dell'avvocatura, prescindendo da ogni angolazione non di carattere squisitamente giuridico e rimanendo nell'ambito di compatibili strategie difensive rimesse alla scelta tecnico-discrezionale del singolo avvocato difensore difendendo la correttezza dei comportamenti posti in essere dai rispettivi uffici elettorali.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento: Elio Vito.