• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/11080 [Riduzione della commercializzazione dei sacchi per asporto non biodegradabili]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11080 presentata da PAOLO RUSSO
lunedì 28 febbraio 2011, seduta n.441
PAOLO RUSSO, NASTRI, DI CATERINA, CASTIELLO, FAENZI, DIMA, BIASOTTI, D'ANNA, NICOLUCCI, LABOCCETTA, CESARO, BACCINI, ABRIGNANI, GALATI, GREGORIO FONTANA e DE CAMILLIS. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

dal 1o gennaio 2011 è entrato in vigore il disposto dei commi 1129, 1130 e 1131 dell'articolo 1 della legge n. 296 del 2006, a mente dei quali il Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con quelli dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole, avrebbe dovuto avviare un programma sperimentale «per la progressiva riduzione della commercializzazione di sacchi per l'asporto delle merci che, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario, non risultino biodegradabili» (comma 1129);

in data 30 dicembre 2010 il Ministero dello sviluppo economico con un comunicato stampa rendeva noti i termini per lo smaltimento dei prodotti non biodegradabili da parte degli esercizi artigianali e commerciali stabilendo che la cessione dei medesimi debba effettuarsi gratuitamente e a favore dei consumatori, mentre per i produttori nessuna dilazione ulteriore operava poiché già ampiamente concessa in precedenza;

nel mercato del biodegradabile si fronteggiano sostanzialmente tre tecnologie:

a) i cosiddetti biopolimeri, ossia polimeri ottenuti da sorgenti naturali rinnovabili (mais), detti anche bioplastiche - di cui si conosce ampiamente il Mater-BI (prodotto e commercializzato dalla Novamont S.p.a.);

b) gli additivi che rendono le plastiche biodegradabili, - tra i tanti, il più noto in quanto certificato, l'ECM MasterBatch pellets (prodotto dall'azienda statunitense ECM Biofilms e distribuito in Italia dalla Italcom Srl;

c) i cosiddetti oxo-degradabili, ossia plastiche additivate che si degradano nel terreno ma non subiscono alcun processo di biodegradazione (vedi EPI, d2W, Symphony);
in data 17 gennaio 2011 è stato reso pubblico un provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - che non risulta ancora sia inoppugnabile - il quale sanzionava tre operatori economici, tra i quali la Italcom srl per pubblicità ingannevole riferita esclusivamente all'omissione dell'indicazione dei tempi di biodegradazione dei manufatti additivati con l'ECM;

il decreto legislativo n. 205 del 2010 ha, all'articolo 9, modificato l'articolo 182-ter del decreto legislativo introducendo per i sacchetti destinati alla raccolta dei rifiuti il richiamo alla norma UNI EN 13432-2002;

si riscontra dai media (http://www. ecodallecitta.it/notizie.php?id=105196) che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, avrebbe affermato che è intenzione del Ministero imporre il rispetto della norma EN 13432;

parrebbe inoltre che presso gli uffici del Ministero vi siano state, nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione del citato provvedimento dell'autorità garante della concorrenza e del mercato, numerosi accessi e visite al fine di caldeggiare appunto l'applicazione della predetta norma EN 13432;

come si legge nel sito ufficiale delle Comunità europee a proposito della normativa in tema di imballaggi (http://europa.eu/legislation_summaries/environment/waste_management/121207_it.htm) la norma EN 13432 è stata ritenuta quale conferente presunzione di conformità alla direttiva 94/62 CE solo nella versione del 2000;

come si apprende sempre dal diritto comunitario vigente, le norme EN non sono norme di osservanza obbligatoria e non sono giuridicamente vincolanti (direttiva 98/34/CE articolo 1), essendo per di più pacifico che il CEN non fa parte degli organi istituzionali della Comunità europea;

d'altro canto, pare pacifico - alla luce della vigente giurisprudenza comunitaria - che un'attuazione nazionale di una normativa comunitaria eccedente i limiti della norma stessa sarebbe illegittima e fonte di responsabilità, com'è accaduto nel 2007 alla Francia;

tra i compiti del Ministero, come pure degli altri che dovrebbero dare vita al citato programma sperimentale, vi è quello della salvaguardia delle produzioni agricole e del loro impiego naturale quali risorse per l'uomo e non per l'industria;

è notorio ed affermato dagli stessi produttori (in particolare Novamont) che le cosiddette bioplastiche utilizzano in misura addirittura superiore al 50 per cento della loro composizione appunto prodotti agricoli, ragione per la quale ove il settore degli imballaggi in plastica dovesse essere approvvigionato solo da bioplastiche parte consistente del prodotto agricolo sarebbe destinato ad impieghi industriali -:

se risponda effettivamente agli intendimenti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la richiesta di imporre l'applicazione della normativa EN 13432 e, in caso affermativo, quali siano le ragioni di tale scelta e in che misura la stessa possa essere ritenuta compatibile con il diritto comunitario vigente;

se risponda al vero che nei giorni immediatamente successivi, alla pubblicazione della delibera dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato vi siano stati molteplici accessi e visite per caldeggiare l'applicazione della citata norma EN 13432 e, in caso affermativo, in quali circostanze, da parte di chi ed a quale titolo ciò sarebbe avvenuto;

quale sia lo stato del programma sperimentale di riduzione della commercializzazione dei sacchi di asporto e quali siano, qualora deliberate, le linee guida del Ministro;

quali siano gli intendimenti del Ministro ai fini della salvaguardia delle produzioni agricole e del loro impiego a favore dell'utilizzo naturale dei prodotti agricoli, ossia il consumo o l'utilizzo nel comparto agroindustriale;

quali siano le ragioni che eventualmente indurrebbero il Ministero a ritenere superabili le obiezioni mosse dall'Unione europea alla Francia nel 2007, per fattispecie analoghe a quelle descritte in premessa.(4-11080)