• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/04086/155 [Criticità delle nuove disposizioni sull'industrial design ]



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/4086/155 presentato da SUSANNA CENNI testo di venerdì 25 febbraio 2011, seduta n.440

La Camera,
premesso che:
è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 2010, il decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010 «Modifiche al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, recante il codice della proprietà industriale, ai sensi dell'articolo 19 della legge 23 luglio 2009, n. 99»;
l'articolo 123 di tale decreto legislativo ha come oggetto «limiti alla protezione accordata del diritto d'autore»; tale articolo, le cui norme sono entrate in vigore dallo scorso 2 settembre, dispone che il diritto d'autore venga esteso anche «alle opere del disegno industriale che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, erano, oppure erano divenute di pubblico dominio»;
tale disposizione stravolge l'intero sistema normativo nazionale relativo al comparto produttivo dell'industrial design, rischiando di mettere in crisi centinaia di aziende del settore, quasi esclusivamente piccole e medie imprese (peraltro già duramente colpite dagli effetti della crisi economica internazionale), e conseguentemente migliaia di posti di lavoro;
con la nuova normativa tali aziende non potranno infatti più produrre prodotti di design fino ad oggi di «pubblico dominio»;
in primo luogo la normativa in questione si pone in contrasto con la recente sentenza della Corte di giustizia CE emessa, nella causa per rinvio pregiudiziale n. C-168/09, in data 27 gennaio 2011;
con la pronuncia in questione il giudice comunitario ha definitivamente sancito che rispetto ai disegni e modelli in pubblico dominio (cioè mai registrati/brevettati come tali, fosse o meno la relativa registrazione/brevettazione scaduta) prima della trasposizione della Direttiva 98/71/CE da parte degli ordinamenti nazionali degli Stati membri (nel caso dell'Italia la data di riferimento è 19.04.2001) la protezione autoriale non possa essere in radice invocata;
pertanto la nuova normativa italiana, nel prevedere l'applicazione della tutela autoriale anche alle opere del disegno industriale che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, erano di pubblico dominio confligge gravemente con la normativa comunitaria, adesso «autenticamente» interpretata dalla Corte di giustizia CE;
in secondo luogo questa normativa ribalta i contenuti di una legge dello Stato, promulgata solamente alcuni mesi fa (articolo 19, comma 6, della legge n. 99 del 23 luglio 2009), con la quale era stata confermata, per le aziende, la legittimità di fabbricare e commercializzare opere di disegno industriale riconosciute di pubblico dominio prima del 19 aprile 2001;
la legge n. 99 del 2009 era stata necessaria per colmare un vuoto normativo verificatosi con il recepimento, nell'ordinamento nazionale, della Direttiva comunitaria 98/71/CE relativa al diritto d'autore e tutela brevettuale dell'industrial design;
una legge quindi (la n. 99 del 2009) risultava capace di raggiungere una sintesi equilibrata e efficace fra le disposizioni comunitarie e gli investimenti e la programmazione economica, produttiva e commerciale delle aziende che fabbricavano fino ad oggi, nel pieno rispetto delle norme vigenti, opere di disegno industriale riconosciute di pubblico dominio;
risulta evidente che le norme introdotte dal decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010 danneggiano gravemente tali aziende, favorendo inevitabilmente le grandi imprese in grado di ottenere molto più facilmente il monopolio per la produzione dei classici del design;
va inoltre aggiunto che le norme introdotte dal decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010, nel fissare l'estensione retroattiva prevista dal diritto d'autore, implicano anche la qualificazione di illegittimità dell'attività pregressa; dell'attività cioè che la norma precedente (la citata legge n. 99 del 2009) aveva sancito come legittima. È quindi palese che tali provvedimenti abbiano un effetto retroattivo e siano quindi in netto contrasto con i principi stessi della Costituzione;
le aziende che avranno gravissime ricadute a causa della nuova normativa sono dislocate su tutto il territorio nazionale ed in particolare nei distretti produttivi del centro Italia;
l'entrata in vigore immediata delle nuove disposizioni sull'industrial design causeranno infatti, per numerose aziende, il blocco della fabbricazione di oggetti di design, la perdita di investimenti su macchinari e risorse umane oltre alla necessità di riconvertire la produzione. Saranno quindi inevitabili, anche alla luce degli effetti della crisi internazionale e dei mercati e della perdurante difficoltà di accesso al credito soprattutto per la Pmi, il ridimensionamento o il fallimento di numerose aziende del settore e conseguentemente la perdita di migliaia di posti di lavoro;
gli enti locali e le associazioni di categoria sono subito intervenute con forza e tempestività per denunciare i gravi effetti prodotti dall'articolo 123 del decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010 e per sollecitare le istituzioni competenti sulla impellente necessità di rivedere i contenuti di tale normativa;
le problematiche relative al decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010, ed in particolare le difficoltà interpretative circa i contenuti delle disposizioni sulla nuova formulazione della normativa nazionale sul codice della proprietà industriale sono state evidenziate nella interrogazione a risposta in Commissione Attività produttive numero 5-03523 (a prima firma del deputato Rolando Nannicini) presentata il 1o ottobre 2010;
nello specifico l'interrogazione sopracitata rimarcava come l'articolo 123 di tale decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010 sia incostituzionale per due motivi: perché la norma ha un effetto retroattivo e perché il Governo avrebbe legiferato al di fuori degli ambiti della legge delega conferita dal Parlamento stesso modificando sostanzialmente i contenuti dell'ordinamento vigente in materia;
nella risposta alla interrogazione numero 5-03523 (in data 2 dicembre 2010 con il resoconto del sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia) sono state, in sostanza, confermate le problematiche causate dall'articolo 123 di tale decreto legislativo ed è stata ribadita la volontà del Ministero competente di «valutare l'opportunità di inserire un'apposita modifica legislativa che possa essere approvata nell'ambito dei provvedimenti legislativi di fine anno»;
nonostante l'impegno del Governo e del Ministero stesso non è stata ad oggi inserita nessuna norma. Nel dibattito in sede referente al Senato del provvedimento in esame sono stati presentati emendamenti da esponenti di numerose forze politiche (anche del relatore di maggioranza in Commissione Affari costituzionali Lucio Malan) volti a posticipare i termini di attuazione dell'articolo 123 di tale decreto legislativo, emendamenti i cui contenuti sono stati poi riproposti anche in sede di dibattito alla Camera dei Deputati;
va rimarcato inoltre come l'attuale incertezza normativa abbia provocato numerose cause giudiziarie che stanno coinvolgendo aziende in tutto il Paese. Cause giudiziarie che sono ad oggi ristrette nel solo ambito del disegno industriale dell'arredamento, ma che potrebbero riguardare in futuro altri settori chiave dell'economia, dell'industria e dell'occupazione italiana come, ad esempio, l'oggettistica, la pelletteria, la moda, la meccanica,

impegna il Governo

ad emanare, in tempi brevi, in futuri provvedimenti, una norma che possa modificare i contenuti restrittivi e gli effetti retroattivi introdotti dall'articolo 123 del decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010 (alla luce dei citati profili di incostituzionalità e per salvaguardare i livelli produttivi ed occupazionali delle imprese del settore), permettendo nuovamente alle aziende di produrre prodotti di design fino ad oggi considerati di «pubblico dominio».
9/4086/155. Cenni, Oliverio, Zucchi, Agostini, Brandolini, Marco Carra, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Marrocu, Mario Pepe (PD), Sani, Servodio, Trappolino.