• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
C.4/10888 [Tutela del pomodoro pachino]
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Testo della risposta scritta



GIANNI, SARDELLI, BELCASTRO, CALEARO CIMAN, CATONE, CESARIO, D'ANNA, GRASSANO, IANNACCONE, MILO, MOFFA, MARIO PEPE (IR), PIONATI, PISACANE, POLIDORI, PORFIDIA, RAZZI, ROMANO, RUVOLO, SCILIPOTI e SILIQUINI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'interno, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il 3 febbraio 2011, il presentatore televisivo, Alessandro Di Pietro, ha lanciato un invito al boicottaggio del pomodoro pachino perché la filiera sarebbe controllata dalla mafia;
tale forzatura il conduttore ha ritenuto di farla in virtù delle dichiarazioni del Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che aveva denunciato che «quel tipo di prodotto viene trasportato dal sud della Sicilia al mercato di Fondi, per essere confezionato e poi trasferito nuovamente in Sicilia per la distribuzione nei grandi magazzini»;
dichiarazioni queste che se corrispondessero al vero dovrebbero vedere il conseguente intervento delle autorità predisposte alla repressione dei fenomeni criminali, ma che non dovrebbero essere utilizzate in maniera impropria da un qualunque presentatore in cerca di notorietà;

tale dichiarazione irresponsabile sta aggiungendo di fatto nuovi elementi di crisi in un settore, quello della produzione del pomodoro pachino, che già deve fare i conti con la crisi profonda che attraversa il mondo agricolo;
in questo modo, senza contraddittorio, si è lanciato un'anatema che ha raggiunto l'unico scopo di mettere in crisi un settore produttivo che vede migliaia di persone occupate, le quali rischiano, cosi da un momento all'altro, di vedere fallire i propri sforzi e il proprio lavoro;
appare incomprensibile che nella televisione pubblica, che dovrebbe collaborare a sponsorizzare i prodotti di qualità italiani, si possa, al contrario, arrivare a invitare al boicottaggio di uno dei più conosciuti e apprezzati prodotti del made in Italy agroalimentare;
quanto accaduto ha sollevato la giusta indignazione dei circa cinquemila piccoli produttori e delle quattordici cooperative che producono pomodoro pachino, nonché la dura presa di posizione delle amministrazioni locali, della Confagricoltura e di alcuni autorevoli rappresentanti del Governo nazionale;
l'indignazione nasce non in virtù di un rifiuto delle problematiche denunciate dal procuratore nazionale antimafia ma per il modo con cui si è cercato lo «scoop» televisivo a tutto scapito dei piccoli e medi produttori del pomodoro pachino -:
se il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e il Ministro dello sviluppo economico intendano:
a) dichiarare lo stato di crisi per il settore produttivo del pomodoro pachino che, proprio grazie alle dichiarazioni ad avviso degli interroganti irresponsabili del presentatore televisivo, ha subito danni devastanti con il rischio concreto, per molti piccoli produttori, di dover chiudere definitivamente le proprie aziende agricole;
b) tutelare uno dei più noti e apprezzati prodotti del made in Italy agroalimentare attraverso una campagna informativa sul lavoro di qualità che accompagna la produzione del pomodoro pachino;
c) contrastare in maniera efficace le attività di contraffazione dei prodotti ortofrutticoli nazionali che vengono danneggiati continuamente dall'importazione incontrollata di prodotti similari, non certo per la qualità, da tutta l'area mediterranea;
se il Ministro dell'interno intenda:
a) rafforzare e sostenere la lotta degli apparati dello Stato, preposti alla repressione dei fenomeni criminali, al fine di accertare tutti i tentativi di inquinare il comparto produttivo del pomodoro pachino attraverso l'allungamento della filiera, rendendo la stessa trasparente e inaccessibile ad eventuali infiltrazioni mafiose;
b) effettuare simili controlli per quanto riguarda tutta la produzione ortofrutticola, al fine di non fare pagare costi alterati ai consumatori a causa di eventuali infiltrazioni criminali, riuscendo, al contempo, a dare un aiuto concreto ai produttori onesti che da simili infiltrazioni criminali risultano essere i primi danneggiati.
(4-10888)