• Testo mozione

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.1/00563 [Accrescere l'impegno civile italiano per la stabilizzazione dell'Afghanistan ]



La Camera,
premesso che:
dopo l'attentato terroristico dell'11 settembre 2001 gli Stati Uniti appoggiati dall'Onu decidono di invadere l'Afghanistan, dando il via all'operazione Enduring freedom (libertà duratura), che si poneva come obiettivo la fine del regime dei talebani e la distruzione dei campi di addestramento e della rete di Al Qaeda, l'insieme di entità politico-militari di ispirazione islamica che con mezzi terroristici intende destabilizzare l'Occidente e che ha a capo Osama Bin Laden;
dopo durissimi bombardamenti ed azioni di guerra, il regime talebano viene rovesciato in poco più di un mese, nel novembre del 2001. Al potere si insedierà Hamid Karzai, tuttora Capo di Stato dell'Afghanistan;
nel paese, a causa dell'instabilità politica e dei numerosi attentati terroristici dei talebani, radicati ancora nel sud-est del paese al confine con il Pakistan, sono costrette a permanere le truppe della Nato per contribuire a ristabilire la democrazia;
le forze dell'Isaf sono lì per garantire sicurezza e stabilità al nuovo Governo Karzai;
attualmente l'addestramento della polizia afghana (Afghan national police) è gestito dall'Afghanistan police program;
nonostante sia la polizia a mantenere ufficialmente l'ordine, qualche volta sono i comandi militari regionali ad occuparsi di ciò, soprattutto nelle campagne. Nel 2003, su decisione della NATO, il mandato dell'Isaf fu esteso oltre l'area di Kabul. Nonostante ciò le aree in cui mancano truppe internazionali sono spesso sotto il controllo delle milizie islamiche; per riprendere il controllo di queste zone, sprovviste della copertura di forze di polizia, è stato inviato l'esercito afghano (Afghan national army);
l'attuale Presidente, il primo dalla caduta dei talebani nel 2001, Hamid Karzai, già Capo di Stato ad interim fra il 2001 e il 2004, è stato eletto nel 2004 e riconfermato, nonostante i brogli a lui contestati, nel 2009, in seguito al ritiro del suo sfidante al ballottaggio, Abdullah Abdullah;
la missione Isaf (International security assistance force) è una forza di intervento internazionale che ha il compito di garantire un ambiente sicuro a tutela dell'autorità afghana che si è insediata a Kabul il 22 dicembre 2001, a seguito della risoluzione n. 1386 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001;
dall'agosto del 2003 il contingente è passato alle dipendenze della Nato;
il 2010 è stato sicuramente il più difficile per le truppe alleate e, in generale, per il conflitto afghano; la perdita di vite umane, per i contingenti militari stranieri, è stata superiore agli anni precedenti: 711 da gennaio 2010, tra i quali 498 statunitensi e 103 britannici. Cifre che portano il

totale dei caduti in nove anni di guerra a oltre 2.000, inclusi i morti per incidenti e malattie;
in Afghanistan il primo contingente italiano risale al 2003, con l'invio di un piccolo contingente a Khost, nella zona sul confine pachistano, e potenziato dal 2005 con lo schieramento di una forza sempre più grande nella regione sud-occidentale e a Kabul. Mentre fino al 2007 le truppe impegnate in combattimento erano pochissime - circa 150 uomini più un nucleo di commandos della Task force 45 - dal 2008 c'e stata un'escalation con una sempre maggiore presenza militare nelle zone di guerra. Da qui il crescente numero di morti italiane. Nessun dato certo lascia intendere che questa tendenza possa declinare, tutt'altro;
più truppe disponibili significa poter dislocare i reparti in più settori e aumentare le operazioni contro gli insorti. Alla proporzione tra aumento di organici e di perdite non è sfuggito neppure il contingente italiano, che nel 2010 ha avuto 12 dei suoi 35 caduti in Afghanistan, due in più dei 33 soldati uccisi in Iraq tra il 2003 e il 2006. Di questi, dieci militari e un agente dell'intelligence sono stati uccisi dal fuoco talebano, mentre un militare è rimasto ucciso in un incidente e un altro si è suicidato;
le perdite subite dal contingente italiano sono proporzionali all'incremento delle forze in campo, salite da 3.200 a 4.000 rispetto al 2009, quando i caduti italiani furono nove, sette dei quali uccisi dai talebani;
l'incremento dei caduti coincide con quanto registrato anche da altri contingente europei, come quello francese (16 morti da gennaio 2010, 52 dal 2002) e tedesco (12 caduti da gennaio 2010 e 46 nell'intero conflitto), mentre le truppe danesi schierate nell'infuocata provincia di Helmand continuano a subire le perdite più elevate in proporzione agli appena 750 militari dislocati in Afghanistan;
il portavoce del Ministero dell'interno afghano, Zemari Bashary, ha specificato che i civili uccisi sono stati il 20 per cento in più rispetto al 2009: 2.042 i morti e 3.750 feriti, colpiti per quasi l'80 per cento dagli insorti. Sul fronte opposto i talebani uccisi sono stati 5.225 e 949 feriti;
le ultime elezioni afghane si sono tenute in un clima di alta tensione nel settembre 2010, con un afflusso alle urne del 40 per cento degli aventi diritto: alle presidenziali del 2009 aveva votato il 30 per cento. I razzi dei talebani hanno provocato, in questa occasione, 14 morti;
non va dimenticato il preziosissimo lavoro svolto dalle nostre Forze militari, che, dall'inizio della missione, hanno portato a termine numerose iniziative di sostegno alla popolazione civile, contribuendo, in vaste zone, a ripristinare condizioni di vita «normale»;
oltre agli interventi più strettamente legati alla sicurezza, sono moltissime le attività svolte a sostegno delle popolazioni locali, avviate e già portate a termine dalla Task force: apertura di scuole, restauri di edifici e moschee, installazione di pompe per pozzi, costruzione di importanti infrastrutture, come ponti, strade e acquedotti. Il tutto per sostenere la vita della popolazione locale;
fra gli eventi più importanti si vuole ricordare la riunione da parte delle Forze italiane; con ben 82 capivillaggio, che hanno assicurato la loro cooperazione con le forze Isaf e le forze afghane;
tutto questo lavoro ha meritato l'encomio del Presidente Usa Obama;
nonostante gli sforzi profusi, la situazione odierna dell'Afghanistan non è affatto come si sperava divenisse. Gli enormi sacrifici, anche di vite umane, hanno di molto migliorato la situazione, ma non hanno prodotto quelle condizioni che si ritenevano indispensabili per riportare la democrazia in Afghanistan, in particolare lo scenario di guerra è sempre più duro e il nostro contingente è immerso in quella realtà;

è necessario chiarire al Paese che le nostre truppe sono impegnate in zone di guerra per interessi nazionali e sovranazionali e, allo stesso tempo, è altresì giusto che ci si interroghi, insieme ai nostri alleati, sui tempi della nostra permanenza in quelle terre;
in tal senso, appare fondamentale appoggiare e sostenere il lavoro svolto dai nostri soldati in Afghanistan, affinché si determinino in quell'area condizioni di stabilità che possano permettere al popolo afghano, nella certezza di una raggiunta democrazia, di camminare da solo nella propria storia,


impegna il Governo:


a confermare, coerentemente con la nuova strategia condivisa nell'ambito del recente vertice di Lisbona, il proprio contributo aggiuntivo, con particolare riguardo al settore della formazione delle forze di sicurezza afghane, ai fini del definitivo trasferimento delle responsabilità in materia di sicurezza;
a presentare al Parlamento un piano, predisposto in accordo con gli alleati e le autorità afghane, che possa assicurare certamente entro il 2014, ma se possibile anche prima, un rientro delle nostre truppe dall'Afghanistan, fermo restando che l'impegno della Nato a sostegno dell'Afghanistan non verrà meno a quella scadenza, ma proseguirà anche attraverso lo strumento di cooperazione fra le parti, approvato in occasione del vertice di Lisbona;
ad accrescere l'impegno civile italiano per la stabilizzazione dell'Afghanistan, in termini di sviluppo, rafforzamento istituzionale e collaborazione economica, per contribuire in tal modo a creare le condizioni affinché il processo di transizione sia irreversibile e sostenibile;
a continuare a svolgere un ruolo attivo e propositivo, nei fori internazionali dedicati all'Afghanistan, per evidenziare l'importanza di un approccio regionale alla questione afghana e per facilitare il processo politico inter-afghano.
(1-00563)
«Porfidia, Sardelli, Belcastro, Calearo Ciman, Catone, Cesario, D'Anna, Grassano, Gianni, Iannaccone, Milo, Moffa, Mario Pepe (IR), Pionati, Pisacane, Polidori, Razzi, Romano, Ruvolo, Scilipoti, Siliquini».