• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/04554 [Vittime dell'attività venatoria]
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Testo della risposta scritta



PORETTI, PERDUCA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:

nella conferenza stampa del 3 febbraio 2011 al Senato della Repubblica l'Associazione vittime della caccia ha reso noto il dossier sulle vittime della stagione venatoria appena conclusasi (2 settembre 2010/ 31 gennaio 2011), presentando il quadro in Italia degli incidenti ascrivibili all'uso delle armi da caccia integralmente consultabile sul sito Internet (http://www.vittimedellacaccia.org/dossier-vittime-caccia/i-numeri-delle-vittime.html);

in particolare, durante i cinque mesi, in ambito venatorio si sono complessivamente contate ben 100 vittime: 25 morti (di cui uno non cacciatore) e 75 feriti (di cui 16 non cacciatori). Un numero che resta stabile nel corso degli ultimi anni: 109 vittime (30 morti e 79 feriti) stagione 2007/2008; 103 vittime (25 morti e 78 feriti) stagione 2008/2009; 95 vittime (24 morti e 71 feriti). Un dato stabile nonostante la stagione venatoria sia sempre più breve e il numero dei cacciatori diminuisca;

a questo numero occorre aggiungere le vittime dalle armi da caccia in ambito extravenatorio: 28 morti e 13 feriti tra cui una bambina di 3 anni e un bambino di 5 anni, il quale alcuni mesi fa è stato ridotto in gravissime condizioni;

complessivamente i 141 incidenti con armi da caccia hanno coinvolto sia cacciatori sia persone estranee all'attività. La classifica delle regioni per numero di vittime vede al primo posto la Toscana, con 20 persone coinvolte di cui 2 morti (uno cacciatore e l'altro no) e 18 feriti (16 cacciatori e 2 non cacciatori), seguita dalla Sardegna, con 13 persone colpite di cui 3 morti, tutti cacciatori, e 10 feriti (8 cacciatori e 2 non cacciatori), la Lombardia con 10 vittime di cui un cacciatore morto e 9 feriti (6 cacciatori e tre non cacciatori). L'anno precedente, per la stagione 2009/2010, era stato invece registrato un totale di 95 vittime (24 morti e 71 feriti) nell'ambito venatorio;

per quanto riguarda la valutazione della caccia presso l'opinione pubblica, un sondaggio effettuato dall'Ipsos nel febbraio 2010 evidenziava come il 79 per cento dei cittadini consideri la caccia una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente, mentre l'80 per cento la vorrebbe vietare nei terreni privati senza l'autorizzazione del proprietario (il noto articolo 842 del Codice Civile). Ancora, l'84 per cento degli italiani darebbe la licenza di caccia solo a 21 anni con ritiro ai 70 anni di età, mentre l'86 per cento è favorevole ad aumentare la distanza di divieto di caccia dalle case e dai sentieri degli escursionisti. Il 71 per cento degli italiani si dice d'accordo a limitare la stagione venatoria ai soli mesi di ottobre, novembre e dicembre, il 77 per cento è a favore del divieto assoluto di caccia degli uccelli migratori, il 78 per cento del divieto di caccia di domenica e nei giorni festivi quando i boschi sono più frequentati da persone;

secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia il numero dei cacciatori registra un andamento decrescente costante, essendo questi passati da 1.701.853 nel 1980 (3 per cento dell'allora popolazione italiana) a 751.876, nel 2007 (1,2 per cento dell'attuale popolazione italiana) con una drastica riduzione del 55,8 per cento (57,9 per cento in rapporto alla popolazione italiana). Attualmente la maggior parte dei cacciatori ha un'età compresa tra i 65 e i 78 anni, e l'età media è in aumento. Risiedono soprattutto in Toscana (110.000), in Lombardia (100.000) e in Emilia-Romagna (70.000), ma anche in Piemonte (40.000), Veneto (46.000), Lazio (55.000), Campania (45.000), Sardegna (46.000) e Umbria (40.000);

considerato che l'articolo 842 del codice civile consente ai soli cacciatori di entrare nella proprietà privata altrui, una peculiarità giuridica pressoché unica in Europa: una sorta di abdicazione del diritto di proprietà privata costituzionalmente protetto. Il primo comma recita: "Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno",

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei dati relativi alle vittime della caccia citati in premessa;

se e come intenda tutelare la sicurezza dei cittadini, sia per chi è direttamente impegnato nelle attività venatorie, sia per quei cittadini, estranei a tale attività, che cadono vittima delle armi da caccia;

se non ritenga opportuno prendere in considerazione la possibilità di promuovere l'abrogazione dell'art. 842 del codice civile che consente l'accesso ai cacciatori nelle proprietà private prevedendo altresì che l'attività venatoria sia consentita solo in alcuni luoghi ben circoscritti, nelle more di un ripensamento più generale della materia che miri a una disincentivazione dell'attività e a una auspicabile sua progressiva abolizione.