• Testo interrogazione a risposta scritta

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.4/04506 [Deroga di un mese per l'esercizio della caccia agli uccelli selvatici decisa dalla Regione Sardegna]



DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

in base alla legge regionale 21 gennaio 2011, n. 5, recante "Disposizioni integrative della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna)", approvata dal Consiglio regionale della Sardegna, il competente Assessorato regionale ha deciso una deroga di un mese, ovvero di tutto febbraio, per l'esercizio della caccia a determinate specie;

la possibilità di deroga, così prevede la legge, è rivolta alla caccia agli uccelli selvatici per un periodo non superiore ad un mese, nell'interesse della salute e della sicurezza pubblica, della sicurezza aerea, per prevenire danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque, per la protezione della flora e della fauna, ai fini della ricerca, dell'insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione, per consentire, in condizioni rigidamente controllate ed in modo selettivo, la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità;

le deroghe, ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 della legge, sono adottate dall'Assessore regionale all'ambiente, previa deliberazione della Giunta regionale, "con provvedimento motivato sulle ragioni che ne impongono l'applicazione, sentito l'Istituto regionale per la fauna selvatica (IRFS) ovvero, se non ancora istituito, un Comitato tecnico-scientifico composto da un esperto in materia di ambiente e fauna selvatica, un esperto in materia di coltivazioni agricole, un esperto in materia di salute pubblica. Il comitato tecnico-scientifico è istituito con deliberazione della Giunta regionale", su proposta dell'Assessore regionale all'ambiente, d'intesa con l'Assessore regionale all'agricoltura e l'Assessore regionale alla sanità;

è importante evidenziare che l'IRFS citato ad oggi non esiste e che quindi la decisione spetta solamente al Comitato tecnico-scientifico istituito con deliberazione della Giunta regionale;

inoltre la nuova legge, rispetto alla legge in vigore, prevede la possibilità di utilizzare per l'esercizio dell'attività venatoria fucili a canna rigata (le carabine, più efficaci a distanza di tiro) oltre a quelli ad anima liscia (a pallini);

è importante evidenziare che dopo aver già espresso il loro dissenso contro la decisione della Regione Sardegna, numerose associazioni ambientaliste e animaliste, tra le quali la Lac e la Lipu, hanno chiesto, in data 25 gennaio 2011, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, di esperire ricorso governativo davanti alla Corte costituzionale avverso la legge regionale 21 gennaio 2011, sollevando conflitto di attribuzione;

è importante sottolineare che la deroga decisa dalla Regione Sardegna pare del tutto arbitraria e immotivata: non è stato considerato alcun rimedio alternativo, non sono stati dimostrati i pretesi danni alle coltivazioni agricole, sono autorizzati prelievi venatori potenziali tutt'altro che modesti e marginali in pieno periodo migratorio prenuziale e riproduttivo, viene palesemente ignorata la giurisprudenza della Corte di giustizia europea in materia. Inoltre la legge regionale sarda non prevede alcun parere tecnico-scientifico dell'Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra), in palese contrasto con la normativa comunitaria e nazionale e con la giurisprudenza costituzionale;

su aspetti analoghi, la Commissione europea aveva già aperto una procedura di infrazione (n. 2004/4242) contro l'Italia nel dicembre 2009, che ha dato luogo alla causa C-508/09 in attesa di definizione,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo intendano immediatamente, per evitare sia nuovi ricorsi alla Corte costituzionale e soprattutto nuove procedure di infrazione da parte della Commissione europea, esperire ricorso alla Corte costituzionale avverso la legge regionale 21 gennaio 2011.