• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
C.4/10770 [Regolamentare l'installazione delle piattaforme petrolifere]



SERVODIO, GINEFRA, BELLANOVA, CAPANO, GRASSI, LOSACCO, VICO e CONCIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la società «Northern Petroleum Ltd», con comunicazioni a comuni e con pubblicazione sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 6 novembre 2010, ha reso noto che «sono stati depositati, per la libera consultazione da parte dei soggetti interessati, lo studio di impatto ambientale, il progetto e la sintesi non tecnica, relativi alla prima fase del programma Lavori collegato all'Istanza di permesso di ricerca idrocarburi in mare»;
l'area interessata ha un'estensione pari a 733,5 chilometri quadrati ed è localizzata nel mare Adriatico meridionale a circa 70 chilometri a nord-est di Brindisi e circa 60 chilometri a est di Bari, a una distanza minima dalla costa pari a 22,4 chilometri (circa 12,1 miglia marine);
la costruzione di piattaforme di estrazione del petrolio, corrosivo e non trasportabile, che richiede lavorazioni altamente inquinanti, rappresenta un potenziale pericolo per la salute umana e per l'ambiente, quindi per l'agricoltura, la pesca e il turismo;
la Puglia è rinomata per la bellezza del suo territorio digradante dalle colline verso la sua multiforme costa, sempre più meta di un turismo qualificato ed esigente;
la qualità e la peculiarità delle risorse agricole, ittiche ed enogastronomiche della Puglia sono strettamente connesse a questa unicità e tipicità del territorio;
anche l'agricoltura, che costituisce una voce crescente di reddito nella regione trainando nuove forme di turismo legate alla salubrità del territorio e alla tipicità dei suoi prodotti, potrebbe subire indirettamente danni dalla realizzazione delle piattaforme petrolifere;
la pesca, altro settore economico rilevante, subirebbe danni irreversibili considerata anche la conformazione quasi chiusa del mare Adriatico;
le perforazioni legate alla ricerca e coltivazione degli idrocarburi aumentano inevitabilmente l'incidenza del rischio sismico in territori simili a quello pugliese;
i proventi delle royalties sulle attività estrattive di idrocarburi non potranno

compensare i gravi danni causati alla salute, all'ambiente e alle attività fondanti la nostra economia;
il territorio pugliese continua ad essere martoriato dalla presenza della centrale a carbone Enel di Cerano (Brindisi), dalla presenza dell'Ilva, della raffineria Eni e della cementeria Cementir (Taranto), che rappresentano solo alcuni dei punti di maggiore criticità ambientale;
in altri Paesi i limiti per le installazioni di piattaforme a mare sono molto più stringenti che in Italia: 160 chilometri lungo le coste atlantiche e pacifiche degli USA, distanza considerevole che, peraltro, non è stata sufficiente per scongiurare i danni incalcolabili provocati dall'affondamento della piattaforma Deepwater Horizon della British Petroleum avvenuto nel Golfo del Messico;
in data 7 luglio 2010, il commissario europeo responsabile per l'energia Günther Oettinger ha dichiarato che «ogni governo responsabile dovrebbe al momento praticamente congelare i nuovi permessi per le perforazioni. Questo significa di fatto una moratoria sulle nuove trivellazioni fino a che le cause dell'incidente del Golfo del Messico non saranno note e fino a che non saranno state individuate le giuste misure per prevenire e affrontare questo tipo di emergenze»;
la Puglia produce l'88 per cento in più dell'energia che consuma; il 12,3 per cento del totale di energia dal sole prodotta a livello nazionale viene dalla Puglia; la potenza energetica regionale in Puglia è di 53,3 megawatt; mentre l'energia eolica è pari al 24,4 per cento della produzione sul totale nazionale;
la regione Puglia e la città di Ostuni hanno presentato e vinto un ricorso al TAR che ha portato alla sospensione di quella prima richiesta;
in merito all'attuale richiesta, le amministrazioni comunali dei territori coinvolti, di concerto con le associazioni locali, si sono già attivate per presentare osservazioni di carattere tecnico-scientifico e legale, e per allargare la mobilitazione dello scorso gennaio all'intero territorio regionale;
la giunta regionale ha dato mandato all'avvocatura - su proposta dell'assessore all'ecologia Onofrio Introna - di proporre ricorso al Tar del Lazio contro le autorizzazioni rilasciate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per la ricerca di petrolio e idrocarburi al largo delle coste pugliesi (Bari Nord, Monopoli e Bari Sud fino al confine con Brindisi) per la società «Northern Petroleum» -:
se il Ministro interrogato non ritenga che la particolare fragilità degli ecosistemi marini e le drammatiche conseguenze sull'ambiente e sull'economia del territorio che la mancanza di adeguate cautele potrebbe comportare rendano necessaria una attenta verifica di ogni singolo aspetto dell'iter autorizzativo dei sondaggi e delle prospezioni geosismiche, il cui obiettivo è quello di installare piattaforme petrolifere su tutto lo specchio di mare antistante le coste pugliesi;
se non ritenga che la legislazione vigente, che ha consentito l'istanza di permesso di ricerca di idrocarburi in mare finalizzate alla installazione di piattaforme per l'estrazione petrolifera, debba essere rivista in modo da dare maggiori garanzie sulla compatibilità ambientale di interventi di questo tenore, valutando anche l'ipotesi della previsione del divieto di installazione delle piattaforme petrolifere in tutta l'estensione del mare Adriatico di competenza nazionale;
se il Governo intenda farsi promotore presso l'Unione europea di una nuova normativa comunitaria, al fine di meglio regolamentare l'installazione delle piattaforme petrolifere, che preveda l'installazione delle stesse a una distanza minima dalla costa pari almeno a 160 chilometri.
(4-10770)