• Testo Audizione

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Atto a cui si riferisce:
Audizione del Ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, sulle linee programmatiche del suo Dicastero.



PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, sulle linee programmatiche del suo Dicastero.
Ringraziamo il Ministro per la sua presenza e per aver consegnato agli atti della Commissione una relazione scritta sulle linee programmatiche del Ministero. Desidero precisare che, per quanto riguarda il tema delle telecomunicazioni, che pure rientra nelle competenze del Ministero dello sviluppo economico, nella relazione odierna verrà fatto solo qualche breve riferimento a tale materia sulla quale il Ministro riferirà in maniera più estesa presso la la Commissione competente.
Segnalo, infine, ai colleghi che il Ministro, per precedenti impegni istituzionali, dovrà concludere l'audizione odierna assolutamente entro le 15,45, per cui, qualora non riuscisse a rispondere a tutte le questioni poste nel tempo a disposizione, ha già promesso di tornare quanto prima.


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Do quindi la parola al Ministro, onorevole Paolo Romani, sulle linee programmatiche del suo Dicastero e sulla questione delle aziende in crisi.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Grazie Presidente. Questo incontro fra la Commissione attività produttive e il Ministro dello sviluppo economico è un'occasione di confronto molto utile per il lavoro che rispettivamente dobbiamo portare avanti.
Ho voluto attendere qualche settimana in più per fissarlo, proprio per avere il tempo di approfondire dal nuovo osservatorio del Ministero lo stato di salute della nostra economia territoriale, le nostre imprese e individuare le prospettive reali di sviluppo su cui concentrare gli sforzi.
Questa analisi, sia mediata dai grandi soggetti di rappresentanza del mondo imprenditoriale e del lavoro che ho incontrato più volte, sia andando sul campo a testare le situazioni e ad ascoltare chi intraprende e chi lavora, non mi ha restituito solo numeri e medie, ma mi ha soprattutto portato sul tavolo problemi reali, nodi complessi, questioni quotidiane, tutti con due caratteristiche di rilievo.
La prima: imprenditori, lavoratori, amministratori locali e rappresentanze hanno mutato le loro richieste nei confronti dello Stato in modo radicale. Alla richiesta del singolo si è sostituita la coscienza dei problemi di sistema. Questo vale sia per i settori produttivi - ho visto ad esempio nella sua ampiezza il passato e il possibile futuro della chimica, così come abbiamo tutti visto e preso parte alla mutazione competitiva del settore auto - ma vale anche per i sistemi territoriali quando una crisi importante cambia i numeri di un'intera regione (ITR in Molise, Merloni nel centro Italia, il modello produttivo della Sardegna).


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C'è una nuova coscienza della complessità delle crisi e delle sue soluzioni, della difficoltà delle scelte e della propria responsabilità di imprenditore e di lavoratore.
La seconda: nessuno sul territorio, dentro le fabbriche, nelle città, nel mondo dei servizi si è arreso alla crisi, all'idea che l'unica via sia sradicare una tradizione, sia essa manifatturiera o di servizi, soltanto per trovare convenienze di costi da altri parti. C'è un radicamento della nostra imprenditoria di tutte le dimensioni, che ha fatto premio sulla crisi e ha rinsaldato valori di intrapresa, di mutualità e di ricerca di soluzioni, ma occorre fare presto perché tutto questo tiene, se si prepara una nuova stagione di sviluppo.
Da qui prende le mosse la strategia di uno sviluppo possibile e concreto, concreto come le imprese che vogliono investire a Termini Imerese, con i loro progetti innovativi e la loro fiducia nel sistema Italia, e per converso come quelle che pensano di uscire dal business della raffinazione del petrolio perché in Italia non renderebbe più, e ancora concreto come i numeri delle nuove imprese nel settore dell'energia e concreto come i campioni del made in Italy che ho accompagnato in giro per il mondo.
Dobbiamo fare nostra la domanda di governo dell'economia che arriva dal tessuto imprenditoriale. Le risposte anche in tempo di risorse economiche pubbliche contenute sono per noi possibili. È una domanda a cui i Paesi, fino a poco tempo fa presi a modello di sviluppo, oggi non possono più dare risposta. L'Irlanda delle multinazionali attratte dalla convenienza fiscale non c'è più, è in default, la Spagna del terziario, dell'immobiliare facile e del consumo a debito è un Paese oggi senza facili vie di uscita.
Noi non saremo la locomotiva, ma siamo comunque in un'ancora limitata ma pur sempre positiva crescita e facciamo


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parte del numero assai ridotto di Paesi europei (siamo in due, Italia e Germania) che hanno scommesso sull'economia reale e solida della manifattura, del distretto, dell'export, della specializzazione, del lavoro familiare, dei conti economici con meno finanza e più fondamentali.
Oggi, Germania Italia hanno scelto una strada per la ripresa che passa dal rafforzamento di questo modello economico. Non è una strada facile: è la sfida della competitività che ci mette a confronto anche con i Paesi emergenti, che hanno modelli di produzione e consumo molto diversi dai nostri. Con questi presupposti, credo condivisi, la strategia di crescita non può essere uniforme e replicabile fra settori e territorio.
Per quanto riguarda i grandi settori industriali e innanzitutto la grande impresa, che non considero più oggetto di mirate e singole azioni pubbliche, oggi il tratto distintivo non è più tanto la dimensione quanto il fatto di agire in un settore di mercato che ha regole globali.
Prendiamo l'Automotive, di cui mi sono occupato in un momento di vero e proprio cambio di paradigma. La scala produttiva è mondiale e il mercato è globale; abbiamo un player in casa, FIAT, una multinazionale italiana che ha deciso di giocarsi la partita e lo sta facendo.
Per salvaguardare le sue radici produttive e per poter competere allo stesso tempo, ha posto il problema di un cambiamento di regole necessario a rendere più competitivi i nostri fattori produttivi, senza pregiudicare le condizioni di lavoro, regole che, a fronte di certezze di comportamenti sulla gestione delle fabbriche, riconoscano valore alla qualità della manodopera.


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Ho espresso un convinto appoggio all'azione dell'azienda, che offre oggi al Paese il più ingente investimento industriale in un settore che rappresenta per il suo indotto circa il 10 per cento del nostro PIL.
La chimica è un altro comparto che sta ridisegnando i piani produttivi su scala mondiale. Noi, campioni della chimica fine in cui il made in Italy è motore formidabile di innovazione, rischiamo di perdere la chimica di base. Ecco il motivo, certamente unito alla preoccupazione per l'impoverimento dei territori, del mio particolare impegno nella ricerca di investitori nel ciclo produttivo, frammentato perché figlio di logiche degli anni '60 e '70, ma fondamentale per le sorti della chimica.
Su questa linea si sta lavorando da un lato al rilancio della Vinyls di Porto Torres, di Porto Marghera e Ravenna, dall'altro a un processo di riconversione di parte del settore verso lo sviluppo di una chimica cosiddetta «verde» cioè da materie vegetali.
L'obiettivo è arrivare a un «programma nazionale sulla chimica», che individui gli interventi per recuperare i ritardi accumulati e indirizzi gli investimenti verso la chimica sostenibile, anticipando la concorrenza internazionale che si sta affacciando nel settore e assicurando al nostro Paese un vantaggio competitivo, in cui anche i nostri maggiori player come l'ENI dovranno giocare un ruolo.
L'impegno del Ministero è volto ad assicurare che il contesto italiano garantisca le condizioni indispensabili perché le grandi imprese mantengano e sviluppino la propria presenza industriale nel nostro Paese. Per questo serve una politica integrata a livello europeo, che valorizzi le esigenze e le aziende comunitarie nei settori strategici, tutelandole da


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imprese di altri Paesi che adottino politiche di investimento particolarmente aggressive rispetto alle regole che le realtà europee sono invece tenute a rispettare.
In questo senso è particolarmente significativa la vicenda della Prysmian, che stava per essere acquistata da concorrenti extraeuropei, avvantaggiati dal sostegno pubblico dei loro Paesi (parlo ovviamente della Cina).
In quei giorni durante i quali siamo intervenuti con fermezza è comunque risultato evidente come l'Europa oggi non disponga di strumenti adeguati per affrontare il problema del transfer tecnologico quando si trova sotto attacco. Bisogna dunque pensare a una nuova visione strategica per rendere l'Europa impermeabile a queste dinamiche, a un'Europa capace di anticipare questi processi grazie a una maggiore attenzione alle esigenze che singoli Stati portano rappresentando il proprio sistema macroeconomico.
Il quadro poi si completa con altri due programmi. Il programma di sviluppo nel settore ad alta tecnologia, dove ancora crescere e mantenere la continuità dell'intervento a sostegno della ricerca e dello sviluppo. L'obiettivo fondamentale è assicurare il necessario partenariato finanziario alle industrie tecnologicamente avanzate, perché sviluppino e aggiornino continuamente il patrimonio tecnologico nazionale delle filiere strategiche per il sistema Italia.
Abbiamo il collaudato sistema della legge n. 808 del 1985, per la quale sono stati recuperate con la legge di stabilità risorse per 400 milioni di euro. In questo ambito siamo impegnati in programmi internazionali come l'Eurofighter, le fregate europee FREMM, i veicoli blindati medi dell'Oto Melara, i programmi spaziali COSMO SkyMed e SICRAL, che hanno permesso di presidiare e promuovere aree tecnologiche sofisticate e vitali per la nostra industria high-tech.


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È un settore in cui il tessuto delle relazioni internazionali fra Governi è spesso decisivo per avviare progetti comuni, ma anche per difendere lo sviluppo della tecnologia italiana.
Il programma a sostegno dello sviluppo del made in Italy riguarda i progetti di sviluppo settoriale delle nostre filiere tradizionali, per le quali studiare con le categorie produttive iniziative per la valorizzazione dei prodotti italiani attraverso lo sviluppo di sistemi di tracciabilità e la promozione in sede europea di normative sulla denominazione di origine. Tessile, ceramico, oreficeria hanno già iniziato e sta partendo l'audiovisivo, mentre altri ne seguiranno.
A seguito dei pareri circostanziati di alcuni Stati membri (tra cui Francia e Ungheria, con cui ho subito aperto un dialogo) diretto attraverso i colleghi Ministri, il Ministero, per evitare formali valutazioni di difformità con le normative comunitarie da parte della Commissione, ha ritirato la bozza del provvedimento, in modo da presentare nelle prossime settimane una nuova versione maggiormente corrispondente ai criteri dell'ordinamento europeo (sto ovviamente parlando dei decreti attuativi previsti dalla cosiddetta legge Reguzzoni-Versace recentemente approvata dal Parlamento italiano).
Tutti sappiamo che la vera battaglia si combatte sul terreno del regolamento per l'etichettatura obbligatoria all'origine, il regolamento made in finora bloccato in Consiglio europeo dall'opposizione dei Paesi non manifatturieri del nord Europa. Continuiamo a spingere e a convincerci - se possibile - della strategicità del nostro approccio. La Commissione ripresenterà la proposta con probabili modifiche di compromesso all'esame tecnico del Gruppo questioni commerciali il prossimo 16 febbraio.
La rete di relazioni e i rapporti internazionali che ho avuto modo di interessere in questi soli tre mesi mi hanno già


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consentito di porre le basi per una proficua collaborazione sul piano strategico delle politiche di promozione del marchio di origine europea dei prodotti.
Proporci sui mercati globali con un'etichetta che rappresenti la qualità produttiva dei Paesi comunitari e che consenta ai consumatori di distinguere prodotti extraeuropei è una strategia che condividiamo ad esempio con Francia e Ungheria - e non era assolutamente scontato che lo fosse -, Ungheria che detterà il prossimo semestre di Presidenza della UE, fermo restando la difesa e la valorizzazione del made in Italy con il progetto anch'esso condiviso con un partner strategico come la Francia di estendere il concetto di indicazione geografica tipica a produzioni artigianali e manifatturiere. Penso al caso dei vetri di Murano, un'eccellenza italiana minacciata da prodotti contraffatti messi in vendita negli stessi negozi veneziani.
Questi programmi saranno anche sostenuti trasversalmente dallo sviluppo dei bandi per i Progetti di innovazione industriale (PII) previsti da Industria 2015 pari a 770 milioni di euro, cui siamo riusciti ad aggiungere 64 milioni lo scorso dicembre. Verranno infatti effettuate le rilevazioni necessarie per monitorare la realizzazione dei progetti innovativi finanziati con i bandi Industria 2015 e perseguire in modo continuativo i seguenti progetti, verificandone i risultati raggiunti in termini di contributo all'innovazione tecnologica.
La rilevazione consentirà parallelamente di promuovere e diffondere i risultati di innovazione raggiunti, per permettere lo scambio di informazioni e l'attivazione di nuove reti nel mondo imprenditoriale, ma anche la diffusione di buone prassi nell'ambito delle politiche per l'innovazione industriale.
Nel quadro degli incentivi tre misure hanno avuto recentissima attuazione e hanno impatto sulla platea delle PMI in termini di innovazione. Si tratta dei contratti di innovazione


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tecnologica e industriale (la legge n. 46), per i quali un mese fa il CIPE ha deliberato lo stanziamento di 785 milioni di euro. Tali risorse, già disponibili, serviranno a sostenere programmi di prevalente sviluppo sperimentale di rilevanti dimensioni e in grado di accrescere lo sviluppo tecnologico del Paese.
Passo ora al tema della gestione delle situazioni di crisi. La presentazione di misure e di interventi non può però trascurare il lavoro quotidiano di gestione delle situazioni di crisi. Quelle maggiori, che arrivano sul tavolo del MISE e del Ministro del lavoro, aprono spesso finestre su altre crisi minori, quelle dell'indotto di minori dimensioni, che non vengono alla ribalta ma esistono (ne parleremo fra poco).
Ad oggi sono operativi presso il Ministero oltre 170 tavoli di crisi, che riguardano settori importanti per il nostro sistema produttivo come la chimica, di cui ho parlato poco fa (Caffaro, Basell, Nuova Pansac, Poli chimici di Acerra, Priolo e Ottana), l'indotto auto (Eaton di Massa Carrara, Oerlikon Graziano, Manuli, Speedline, Romagna Ruote, Ammortizzatori astigiani, Saint Gobain, Lasme, Ergom, Delphi), la ICT e l'elettronica (Eutelia/Agile, Selfin, Competence, Ritel, Bames-Sem, Alcatel-Lucent, Italtel), il settore ferroviario (Keller, Firema, Fervet, Ferrosud, Alstom), gli elettrodomestici (Merloni Antonio, Electrolux, Indesit), la cantieristica (Fincantieri e Nuovi Cantieri Apuania, che guarda caso poi risiedono nella stessa locazione della Eaton a Massa Carrara).
In questi primi quattro mesi abbiamo affrontato direttamente le crisi più delicate ed emergenti come la Vinyls, la British Tobacco, la Tamoil, la Basell, l'Euroallumina, la Fincantieri, l'Alcoa, l'Agile e la riconversione di Termini Imerese: oltre 150 convocazioni e 4.500 posti di lavoro salvaguardati. Sono esperienze straordinarie, affrontate direttamente, personalmente e anche con incontri in loco. Devo


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dire che avere come Governo la possibilità di esserci nei momenti di crisi con la verifica e il confronto con i lavoratori e alle volte con coloro che hanno partecipato anche con il ruolo di dirigenti è veramente un'esperienza umana formidabile.
Si tratta di esperienze tutte diverse fra loro, ma unite da forte senso di responsabilità dei lavoratori, da forti interazioni con gli enti locali, dalla consapevolezza specie delle multinazionali di non poter abbandonare i territori che hanno finora svolto un ruolo in termini di condizioni di investimento e di operatività.
Facendo leva su questi fattori, si sono individuati i percorsi di riconversione, di ristrutturazione e di ricerca di investitori con cui costruire nuove realtà imprenditoriali solide.
Per quanto riguarda le amministrazioni straordinarie, allo stato attuale sono aperte presso il MISE oltre 90 procedure straordinarie, di cui circa 30 nella fase di gestione diretta e 60 nella fase liquidatoria. Vi risparmio questa lunga lista che troverete nella relazione. Abbiamo avviato però un'azione di indirizzo nei confronti dei Commissari per una più serrata aderenza alla missione che la legge affida loro in termini di tempi, di costi e di efficacia. Non sempre i Commissari fanno quello che dovrebbero fare soprattutto nei tempi.
Il tema della piccola e media impresa è il secondo pilastro della strategia di sviluppo. Diverse le piste di lavoro. Gli strumenti normativi:anche grazie al lavoro della Commissione, abbiamo creato dei momenti di formazione delle politiche per le PMI. È stato così con l'attuazione dello Small Business Act, il primo rapporto che da qualche giorno ho presentato e dato a una completezza italiana in materia, e così per la proposta di legge dello Statuto della piccola impresa, e sarà così con la legge annuale per le PMI che la seguirà.


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Vado per titoli perché è materia condivisa. Cultura della rete, strumenti di capitalizzazione, territorio, innovazione, coesione sociale fanno da perimetro virtuoso alle misure che sono in gran parte già individuate.
L'azione prioritaria. Ho dato grande impulso al tema della semplificazione, non a caso sentito come la priorità di interi settori, come ha testimoniato da Federchimica nelle scorse settimane. Ora occorre attuare bene la serie di recenti innovazioni introdotte.
Per lo sportello unico per le attività produttive possono dirsi ormai superate le difficoltà di questo strumento. È infatti prossimo l'avvio delle procedure totalmente telematizzate, che consentirà dal 1o aprile l'utilizzo informatico della SCIA, mentre l'avvio delle procedure che richiedono valutazioni discrezionali da parte degli enti locali è stato fissato al 1 ottobre (ad esempio centro commerciale o attività riguardanti i beni culturali); agenzie per le imprese, che dovranno essere accreditate e le cui tariffe stanno per essere definite con un decreto di concerto con il MEF; procedura abilitativa semplificata per gli impianti di produzione delle fonti rinnovabili, che riduce a 30 giorni le tempistiche di abilitazione.
Implementazione di nuovi modelli di aggregazione industriale. Il contratto di rete è strumento giuridico, che permette alle imprese di accrescere la propria competitività e capacità innovativa sul mercato tramite accordi di collaborazione con altre aziende, conservando allo stesso tempo l'individualità economico-produttiva di ciascuna impresa.
La manovra dello scorso luglio, attuata con il decreto legge n. 78 del 2010, ha riconosciuto questo strumento come uno degli assi di sviluppo del sistema per uscire dalla crisi, introducendo un vantaggio fiscale per l'attuazione di programmi di rete volti all'innovazione e all'internazionalizzazione.


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Il relativo provvedimento attuativo di competenza dell'Agenzia delle entrate ha ottenuto il parere favorevole degli uffici e della Commissione europea proprio in queste ore.
Per la repressione della contraffazione e il miglioramento delle azioni di contrasto ho recentemente insediato presso il Ministero il Consiglio nazionale anticontraffazione (CNAC) previsto dalla legge n. 99/2009. Tale organismo creerà una rete di amministrazioni pubbliche e di task force di coordinamento territoriale presso le Prefetture, e avvierà iniziative a garanzia della legalità delle attività economiche e commerciali.
È in fase di avvio il Fondo nazionale per l'innovazione, istituito con decreto ministeriale 10 marzo 2009, che ha come obiettivo il sostegno finanziario a progetti innovativi realizzati da PMI e basati sull'utilizzo economico dei brevetti. Il Fondo prevede due linee di intervento: una in capitale di rischio in compartecipazione con fondi privati e una in capitale di debito, per la quale è in corso la fase di selezione delle istituzioni finanziarie compartecipanti per complessivi circa 80 milioni di euro.
È da sottolineare il successo dello strumento del Fondo centrale di garanzia, cui si è affiancata la moratoria sui debiti delle PMI. Il Fondo ha effettuato oltre 50.000 operazioni nel 2010, attivando finanziamenti per oltre 9 miliardi di euro con importo garantito di circa 5,2 miliardi. Abbiamo inoltre aperto un tavolo permanente con le regioni, per garantire nuove risorse finanziarie e rendere più efficace la sua operatività.
In attuazione della delega del Governo contenuta nella legge sviluppo, è stato predisposto uno schema di decreto legislativo per la riforma del sistema degli incentivi, imperniato sulla razionalizzazione delle leggi di incentivazione vigenti, sulla semplificazione delle procedure attraverso l'utilizzo anche di modalità telematiche, la flessibilità degli strumenti di intervento,


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l'introduzione di una riserva di fondi (almeno il 50 per cento) per le PMI e di modalità semplificate di presentazione delle domande per l'accesso alle agevolazioni e per l'erogazione delle risorse.
Le modalità di intervento fanno leva su una programmazione triennale e annuale degli interventi, attraverso la quale il Ministro dello sviluppo economico individua gli obiettivi da perseguire, le tipologie di interventi da attuare e le risorse da assegnare a ciascun obiettivo.
Il testo su cui si attende una valutazione del MEF sarà proposto al Parlamento prossimamente previa proroga della relativa delega. Dei contratti di sviluppo sostitutivi dei contratti di programma il decreto istitutivo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 dicembre 2010. Prevede una procedura fortemente semplificata per i programmi di investimento industriale, commerciale e turistico.
Dello stanziamento di 500 milioni di euro per le imprese del Mezzogiorno che effettuano investimenti produttivi innovativi per la ricerca e le energie rinnovabili, mediante tre specifici decreti destinati alle aziende di Sicilia, Campania, Puglia e Calabria sono stati emanati tre nuovi bandi a favore di imprese piccole medie e grandi. In particolare, i bandi riguardano i settori innovativi e produttivi, industrializzazione della ricerca, utilizzo di tecnologie innovative, energie rinnovabili, efficienza energetica. La pubblicazione dei tre decreti costituisce un importante obiettivo raggiunto dal Ministero.
L'erogazione di queste risorse a valere sui programmi europei PON Ricerca e competitività e PON ricerca e competitività e POI Energie rinnovabili consentirà di dare ulteriore impulso al sistema produttivo nella direzione del riposizionamento competitivo delle imprese.


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Per quanto riguarda l'export e internazionalizzazione, il necessario processo di internazionalizzazione delle imprese viene reso indispensabile proprio dai nuovi paradigmi produttivi. Sarà grazie a una progressiva e rapida espansione sui mercati che la ripresa della nostra economia potrà consolidarsi. E questo avviene verso Paesi nuovi e diversi da quelli che hanno sempre sperimentato le nostre imprese, diversi per cultura, lingua, normativa e mentalità.
Non è un processo che la piccola impresa può affrontare da sola, per cui ci sono due esigenze significative: avere alle spalle un sistema efficiente con cui ci si relaziona per produrre e radicarsi sui nuovi territori e, quindi, presentarsi all'estero forti di un sistema di relazioni, di catene produttive, di una strumentazione finanziaria per aggredire mercati nascenti, potendo così affrontare il problema in termini non di sola esportazione di prodotto, ma di internazionalizzazione di filiere, di reti, di aggregazioni per risolvere industrialmente i problemi di controllo del territorio, di efficienza energetica, di riconversione industriale, di infrastrutturazione di quei Paesi.
Si tratta di scartare verso l'alto la linea di internazionalizzazione e a questo sto richiamando anche le strutture che da noi prendono gli indirizzi, perché operino con una nuova visione e diversi strumenti.
Gli obiettivi: ampliare la base di imprese stabilmente esportatrici, con particolare attenzione alle imprese del Mezzogiorno, migliorare le prospettive di accesso al credito per le imprese esportatrici, migliorare la cooperazione sui territori attraverso una maggiore concertazione delle politiche promozionali sui territori alla ricerca di maggiore efficacia ed efficienza, puntare sulla «rete di reti» mediante la maggiore cooperazione fra le reti di sostegno e le imprese all'estero, mettere in relazione reti di subfornitura e di internazionalizzazione


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attraverso il collegamento fra le imprese leader già internazionalizzate con alcune di quelle loro collegate in relazioni di subfornitura, quale chiave per l'accompagnamento delle seconde sui mercati esteri.
Nell'ambito della riforma degli enti ICE, Simest, Informest e Finest ( le ultime due del Friuli), per la cui presentazione è necessario procedere alla proroga della relativa delega, le linee di orientamento saranno finalizzate a razionalizzare le competenze e le strutture organizzative degli enti, a individuare quindi un nuovo modello di presenza all'estero per il sostegno alle nostre imprese, a migliorare quindi infine il coordinamento con gli altri attori del comparto, in primis le regioni e il sistema camerale, a semplificare e aggiornare i meccanismi di riconoscimento delle agevolazioni pubbliche gestite dal Ministero alquanto datate.
Altro pilastro, mercato e consumatori, tema attualissimo per l'emergere in questa fase di vecchi problemi non risolti, che oggi vanno affrontati per tutelare l'equilibrio fra minore intervento pubblico e maggiore responsabilità degli attori di mercato, concetto che diventa subito chiaro se applicato a due questioni ora emergenti ma non nuove: la filiera dei carburanti e il sistema delle assicurazioni obbligatorie per l'auto.
Per i carburanti sta per partire (dal 1o febbraio) una misura che finalmente consentirà un monitoraggio reale dei prezzi. Iniziamo dai distributori autostradali, che dovranno comunicare i prezzi effettivi dei carburanti praticati al consumatore con un sistema di rilevazione e controllo capillare, che poi gradatamente si estenderà ai gestori della rete delle strade statali e infine, a completamento della rilevazione, sull'intero territorio nazionale. Tale iniziativa si colloca all'interno di una più ampia opera di revisione normativa del settore di riferimento, che può contribuire a massimizzare la trasparenza a


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tutela della libera scelta del consumatore nell'ottica di una sempre più attenta politica a favore del cittadino, e in ultimo l'analisi della concorrenzialità autentica dei mercati petroliferi.
Considero prioritari anche alcuni interventi normativi per la razionalizzazione della distribuzione dei carburanti e per contrastare possibili fenomeni speculativi sui prezzi e determinare le condizioni per un superamento del differenziale esistente rispetto ai prezzi medi europei dei carburanti. Tali provvedimenti possono e, a mio avviso, debbono trovare sede nella legge annuale per la concorrenza e il mercato.
Per i servizi assicurativi l'obiettivo è di garantire un'offerta più efficiente in linea con le richieste dei consumatori, ma anche meno costosa, come lo stesso ISVAP ha certificato nei giorni scorsi. A seguito della comunicazione dell'Autorità di settore, ho avviato subito un'attività istruttoria convocando anche l'ANIA per un confronto sulle cause degli alti costi delle polizze auto. Ho quindi deciso che il Ministero presenterà le proprie proposte e darà il proprio contributo innanzitutto nell'ambito dell'iniziativa normativa che è già in corso in sede parlamentare, finalizzata al contrasto delle frodi nel settore assicurativo (è in sede di Comitato ristretto alla Commissione finanze della Camera). Le frodi infatti incidono in misura rilevante sullo squilibrio economico nel settore RC auto sia per effetto di minori introiti per premi assicurativi, sia per l'aumento o comunque la mancata riduzione del costo dei sinistri, oltre alla consistente differenza rispetto al minor costo medio dei sinistri di altri Paesi europei. Fatta media 400 il costo della RC auto, in Francia costa 176, solo che in Italia ci sono 4,5 milioni di incidenti stradali dichiarati contro i 2,1 milioni francesi, e questo la dice tutta sulla differenza di costo.
L'intervento normativo prevede fra l'altro la costituzione di una specifica struttura operativa presso l'ISVAP, con il compito


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precipuo di gestire un archivio informatico integrato, la famosa banca dati integrata. Attraverso tali iniziative e altre in corso di elaborazione concernenti le tante voci su cui si forma il costo delle polizze (tabelle per le micro e macro lesioni, altro problema gigantesco, possibilità di risarcimento diretto, efficienza delle strutture assicurative), si persegue l'obiettivo di una significativa riduzione degli importi e dei premi assicurativi, che ne riavvicini i livelli a quelli ben più bassi esistenti nel resto dell'Europa.
Ho accennato prima alla legge annuale per il mercato e la concorrenza: con tale provvedimento si intende prima integrare e formalizzare le norme predisposte per promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori anche sulla base delle indicazioni dell'Autorità per la concorrenza.
Il testo è in fase di revisione per una sua stesura definitiva, mentre sarà presto dato nuovo impulso al sistema di vigilanza sul mercato e ai controlli sui prodotti destinati al consumatore finale (giocattoli, prodotti elettrici, dispositivi di protezione, strumenti metrici, eccetera).
In tale ambito, proseguirà l'iniziativa per una sempre più completa e tempestiva attuazione delle nuove norme comunitarie, come il recente recepimento della direttiva sui giocattoli, e per l'adozione della regolamentazione attuativa della direttiva sugli strumenti metrici. Nuova spinta al sistema della certificazione dei prodotti sarà assicurata dal ruolo del nuovo organismo nazionale unico di accreditamento (Accredia) fortemente voluto dal nostro Ministero.
Va completata rapidamente nelle prossime settimane la riforma del sistema delle Camere di commercio, per valorizzarne il ruolo a sostegno di sistemi economici territoriali mediante l'adozione dei decreti ministeriali attuativi del decreto


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legislativo n. 23 del 2010, relativi alla ripartizione dei Consiglieri camerali in rappresentanza dei settori economici, alla costituzione del Consiglio camerale e all'elezione delle giunte, nonché alla nuova disciplina dell'elenco per la selezione dei Segretari generali.
Un altro pilastro per lo sviluppo è la politica energetica del Paese. Nel campo energetico ho una visione che ha come orizzonte quello della Strategia Energetica Nazionale, quindi le due prossime due decadi. I prossimi dieci anni saranno dominati dal gas, con volumi incrementati per effetto della ripresa economica - oggi portiamo circa 80-85 miliardi di metri cubi di gas all'anno - dal forte sviluppo delle fonti rinnovabili fino ai quantitativi fissati nei piani europei, uniti a uno sforzo importante sull'efficienza e sul risparmio energetico.
In tale decennio si preparerà finalmente nucleare italiano che modificherà il mix di produzione dell'energia elettrica per la seconda decade. Sul lato della domanda, la prima decade sarà pressoché invariata non nei volumi, ma nella struttura dei consumi. La seconda decade vedrà certamente la diffusione della mobilità elettrica con la «de carbonizzazione» delle città.
A fronte di un simile scenario, nel prossimo decennio siamo impegnati a diversificare le strategie di approvvigionamento di gas attraverso lo sviluppo di nuove rotte di gasdotti lungo il corridoio sud-sud est, cioè verso i Balcani e il Caucaso fino alla regione del Caspio (mi riferisco ovviamente a South Stream, Itg e forse anche Nabucco, ma anche ad altre strutture di cui parlerò dopo).
Nel contempo, dovranno svilupparsi sia le infrastrutture che consentono di sfruttare le opportunità del gas naturale


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liquefatto (GNL), sia quelle che consentono di immagazzinare il gas acquistato quando le condizioni economiche siano più favorevoli, ossia gli stoccaggi.
Per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, con il recepimento della direttiva europea del 5 dicembre dello scorso anno, alla vostra attenzione in questi giorni come decreto legislativo, stiamo predisponendo gli strumenti per conseguire gli obiettivi del Piano di azione nazionale con la razionalizzazione del sistema e la relativa promozione.
La normativa consentirà di raggiungere il duplice obiettivo di incrementare il ricorso alle fonti rinnovabili e di ridurre di oneri di incentivazione a carico dei consumatori finali di energia (famiglie e imprese). Vi faccio solo notare che questi contributi per dieci anni sono costati ai cittadini italiani circa 20 miliardi di euro e che il peso sulla bolletta è di circa il 15 per cento, quando parliamo di una bolletta elettrica che costa mediamente il 30-35 per cento in più che negli altri Paesi europei.
La definizione di un piano straordinario per l'efficienza e il risparmio energetico con obiettivi al 2020 rappresenterà per le imprese anche un'opportunità di crescita e sviluppo tecnologico, imprese che continueranno a essere coinvolte nella realizzazione delle diverse infrastrutture energetiche, linee di interconnessione elettrica e stoccaggi ad esempio, la partecipazione delle grandi industrie alla realizzazione di nuove linee di interconnessione con l'estero, con benefici che consentono l'importazione dell'energia stessa con prezzi europei ridotti fino al 30 per cento rispetto al prezzo di acquisto nazionale. Questo continuerà a rappresentare un elemento importante per la riduzione della spesa energetica.
In questo quadro si colloca anche la nuova mission dell'ENEA: il Ministero ha affidato all'Agenzia nazionale per


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le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) funzioni di ricerca e innovazione a supporto del sistema della produzione, dei servizi e della qualità della vita, avendo quindi riguardo all'approvvigionamento energetico e all'impatto delle attività umane sul clima, che rappresentano oggi una delle sfide più importanti per la sostenibilità delle moderne economie industriali.
L'impulso alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sarà accompagnato da un adeguato sviluppo delle reti di trasmissione e distribuzione, per consentire la fruibilità dell'energia prodotta. Si completerà l'avvio dei mercati organizzati all'ingrosso dell'energia, quali sono le borse, per consentire sempre più l'affermarsi di uno spazio concorrenziale con benefici sui prezzi finali a favore della competitività delle imprese.
In questa decade si apriranno i cantieri per la realizzazione degli impianti per la produzione di energia nucleare, che rappresenta per il Paese un'opportunità industriale oltre che energetica, per la loro progressiva entrata in produzione con orizzonte al 2020.
Ma i lunghi cammini cominciano con il primo passo: oggi è stato definitivamente costituito il collegio dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, mentre sta per essere innovato nel suo plenum quello dell'Autorità per l'energia e il gas, enti entrambi decisivi per lanciare il nucleare in modo irreversibile e sviluppare il mercato.
A questo proposito, confido che il referendum previsto nel confronto democratico fra le parti non si ammanti di significati ideologici, esasperando il dibattito e producendo gli effetti negativi e perduranti per la politica energetica del precedente referendum.


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Nel frattempo, lavoriamo al progetto che assicura in futuro una contrazione della spesa energetica a favore della competitività delle imprese, le stesse imprese che potranno, da un lato, essere coinvolte nell'attività a supporto della costruzione delle nuove centrali e del deposito nazionale dei rifiuti con l'opportunità di crescita industriale e, da un altro, attraverso forme consortili partecipare alla stessa realizzazione delle nuove centrali assicurandosi la fornitura energetica.
La scelta del nucleare deve essere considerata come una strategia energetica di lungo periodo, che colma il divario creatosi fra l'Italia e gli altri Paesi in termini di mix di generazione e dei relativi costi, nonché in termini di sostenibilità ambientale.
Molti gli altri provvedimenti sono in corso di preparazione previsti da deleghe legislative, oltre al già citato sulle fonti rinnovabili e del mercato del gas che sarà alla vostra attenzione, con il completamento della riforma del settore della distribuzione e relativa attuazione, con la riduzione degli ambiti di concessione e l'introduzione di un regolamento sui crediti di gara e sulle valutazioni delle offerte per l'affidamento del servizio. È un provvedimento che potrà avere positive ricadute sui prezzi finali del metano (mi pare che si vada da qualche migliaia di concessioni a meno di 200). La soluzione individuata può infatti favorire la concorrenza fra venditori a vantaggio dei clienti finali (per le imprese di vendita la riduzione del numero degli ambiti produce un minore costo di acquisizione e gestione della clientela), incrementare l'efficienza di gestione, ridurre i costi del settore della distribuzione, ridurre i costi dell'effettuazione delle gare.
Con il recepimento delle direttive europee sui mercati, entro la prima metà di questo anno dovrà avvenire anche il recepimento delle direttive europee sul gas e sull'energia


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elettrica, i cui relativi provvedimenti dovranno essere approvati in prima lettura da parte del Consiglio dei Ministri per il prossimo marzo. In tale ambito, dovranno cogliersi le nuove opportunità per il nostro Paese determinate dall'allargamento dei mercati energetici con l'adozione delle misure volte alla creazione di un mercato europeo dotato di importanti infrastrutture di interconnessione.
Nella strategia che ho cercato di disegnare va tenuta presente un'attenzione costante, che è quella del riequilibrio dello sviluppo fra le aree del Paese. Un cenno va riferito alle politiche di coesione. Com'è noto, per effetto dell'articolo n. 7 del decreto n. 78 del 2010, è stato deciso di attribuire alla Presidenza del Consiglio e di qui al Ministro per i rapporti con le regioni le funzioni in materia di politiche di coesione, ivi inclusa la gestione del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), pur mantenendo le risorse relative nell'ambito del bilancio del MISE, circostanza che ci obbliga a un raccordo politico-amministrativo e che, dunque, richiede una forte collaborazione fra le due amministrazioni per la sua attuazione. Il rapporto è ovviamente basato sull'istituto dell'avvalimento.
Se la Commissione conviene, d'accordo con il collega Fitto, inserirò nel documento finale per la Commissione alcuni elementi di sintesi per assicurare la completezza della presentazione, anche in virtù del fatto che per metà del 2010 questa delega è stata gestita esclusivamente dal MISE.
Un aggiornamento che invece mi preme dare alla Commissione è quello sulla Banca del Mezzogiorno. Nell'ambito del Piano Sud, infatti, il MISE partecipa ai lavori per la costituzione della Banca del Mezzogiorno, che dovrà sostenere gli investimenti produttivi per la crescita delle piccole e medie imprese nel territorio e la creazione di nuove imprese.


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Dopo l'offerta di Poste Italiane per l'acquisizione del Mediocredito centrale (MCC), che sta seguendo l'iter amministrativo, e per la quale anche il sistema delle banche di credito cooperativo ha manifestato interesse congiunto, in queste settimane si sta redigendo il piano industriale per il lancio della banca, che ricordo è di secondo livello, quindi senza sportelli diretti.
I gruppi di lavoro tecnico sono impegnati sullo sviluppo del prodotto, sulla struttura organizzativa, sulla distribuzione, sul sistema di governance. Il Comitato promotore costituito dal Tesoro, dal MISE, dalle categorie produttive, dalle Poste, da MCC, conta di concludere il suo lavoro entro il mese di aprile 2011.
Sempre in tema di strumenti di intervento soprattutto nelle aree in ritardo di sviluppo, ricordo come si sta riorganizzando Invitalia che, dopo la stagione del riordino e delle dismissioni per conto del MISE, svolge principalmente le seguenti attività: è l'Agenzia nazionale per l'attrazione di investimenti esteri in Italia verso i settori e i territori individuati come strategici, gestisce strumenti agevolativi nazionali volti alla creazione e allo sviluppo di impresa. Nello scorso anno, Invitalia ha ampliato il suo ruolo estendendo la collaborazione con il MISE alla gestione del fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle medie e grandi imprese in crisi e degli incentivi (parliamo di circa 500 milioni di euro) a sostegno degli investimenti produttivi di innovazione, energia e ricerca. Invitalia sta infine svolgendo un ruolo di supporto del MISE nell'ambito dell'individuazione degli strumenti di fuoriuscita dalla crisi Merloni, nonché di advisor nell'individuazione delle migliori opportunità di reindustrializzazione ad esempio del sito produttivo di Termini Imerese (ricorderete la long list di 31 aziende e la short list di 7 aziende).


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Credo con questo di aver dato, un'idea ancorché sintetica, dell'azione che il Ministero può svolgere per lo sviluppo. In verità, c'è anche un'altra formidabile leva, come ricordava prima il Presidente, quella delle telecomunicazioni, che risponde allo stesso Ministero, ma che è settore di grande portata in quanto a innovazione e crescita. La ripartizione delle competenze mi rende però interlocutore di questo tema un'altra Commissione.
Torno quindi ai quattro temi - sto ormai concludendo, chiedo scusa per la lunghezza del mio intervento - su cui ho articolato il mio incontro con voi oggi: i programmi industriali per i grandi settori, la strategia per le piccole e medie imprese, la tutela del mercato e dei consumatori, la politica energetica, visti tutti con attenzione al riequilibrio territoriale.
La crescita e lo sviluppo economico sono traguardi inseriti nelle strategie di Europa 2020, realizzati nel quadro dell'economia di mercato sociale europea per il XXI secolo da essa delineato, incentrato su tre priorità: crescita intelligente ovvero un'economia basata sulla concorrenza e l'innovazione, crescita sostenibile ovvero un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, crescita inclusiva ovvero un'economia con alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale.
Credo che la nostra azione sia coerente con questo percorso delineato nel Piano nazionale di riforma di recente approvato. In questa cornice, per il triennio 2011-2013 il Ministero dello sviluppo economico, a tutti i livelli, è chiamato a stringere sempre più il vincolo fra programmazione, azione e misurazione, per portare a risultati concreti e dimostrabili a beneficio di lavoratori, cittadini, imprese.


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Sono sicuro che il nostro dibattito potrà ora proficuamente implementare le strategie delineate, e mi riprometto nelle repliche di completare alcuni ragionamenti che ho avviato.
Vi ringrazio per l'incontro di oggi e per la pazienza con cui ci avete ascoltato. Vorrei, in conclusione, fare mia l'esortazione che proprio ieri ha fatto il Presidente Napolitano: bisogna forzare la crescita, per forzarla dobbiamo spingere tutti nella stessa direzione, dobbiamo darci da fare perché il sistema Italia, da troppo tempo in difesa, torni all'attacco.

PRESIDENTE. Grazie, Ministro. Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

ANDREA LULLI. Intervengo sull'ordine dei lavori, cogliendo ovviamente l'occasione per ringraziare il Ministro Romani per la sua presenza. Anche per rispetto del ruolo istituzionale che riveste, credo sia opportuno concordare immediatamente il prosieguo dell'audizione, perché fra poco meno di mezz'ora si dovrà assentare. Credo sia opportuno prevedere un'altra seduta perché vi sia un confronto vero e non formale in Commissione.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Io mercoledì prossimo sono a disposizione, se volete.

PRESIDENTE. Voi sapete che mercoledì dalle 14 alle 16 abbiamo già previsto una seduta della Commissione e dopo sono previste audizioni in congiunta con la Commissione trasporti sull'auto elettrica. Lei, signor Ministro, non potrebbe giovedì prossimo?

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Siccome sono stato per tanti anni presidente di Commissione, sono assolutamente prono alle richieste del Parlamento!.


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PRESIDENTE. Allora potremmo prevedere il seguito dell'audizione il prossimo giovedì 3 febbraio, alle 9.30. La ringrazio molto.
Inviterei, comunque, i colleghi ad essere brevi, in modo da permettere al maggior numero di deputati possibile di poter intervenire..

ALBERTO TORAZZI. Grazie presidente. Signor Ministro, ho apprezzato molto la sua esposizione, in particolare il richiamo al made in Italy. Vorrei brevemente segnalare solo due questioni.
Lei ha parlato dell'industria manifatturiera: un nostro problema nell'economia globalizzata è che abbiamo un modello di welfare che altri non hanno. Vorrei chiederle se siate intenzionati a seguire l'esempio intrapreso in Germania di spostare progressivamente il peso del welfare sull'IVA con l'addizionale sociale, che rappresenterebbe fondamentalmente non un aumento delle tasse perché si toglierebbero gli oneri sociali che sono una tassa che viene pagata prima ancora di produrre un utile. A questo riguardo ho presentato anche la proposta di legge C. 3823, e sarebbe comunque interessante se lei confrontasse le iniziative in materia adottate in Germania e il dibattito che c'è in Confindustria in Francia.
La seconda segnalazione riguarda il destino delle società Parmalat e Granarolo. Mi sembra che si rischi il ripetersi di quelle acquisizioni fatte da società francesi e del Nord Europa volte non tanto all'operazione industriale, quanto a creare un monopolio sul nostro territorio dei materiali per l'agroalimentare. Sono industrie strategiche per il nostro Paese, quindi, gradirei che lei verificasse, in merito alle variazioni degli assetti di Parmalat e Granarolo, che non si tratti di una forma di ricerca di un monopolio, ma di un'operazione industriale pulita. Grazie.


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LUDOVICO VICO. Benvenuto Ministro. Per fare politica industriale c'è bisogno di risorse e bisogna spenderle quando si hanno. Io avrei preferito che il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica fosse rimasto al Ministero dello sviluppo economico, ma questo non è avvenuto, lei ce lo ha detto e l'abbiamo appreso al momento opportuno.
Dovrò quindi parlare esclusivamente dell'altra cassaforte che c'è nel Ministero dello sviluppo economico, che è la Direzione generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali (DGAI), una struttura con competenze e funzioni operative del Ministero un po' ferma.
Lei sa quanto me che la legge n. 46 del 1982 è ben poca cosa rispetto a quanto era affidato precedentemente, ma tuttavia anche nei rapporti finali del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica (DPS) sarebbe opportuno che Presidenza del Consiglio, il Ministro per i rapporti con le regioni e Ministero dello sviluppo economico cofirmassero il rapporto (ovviamente questo è un suggerimento).
Torniamo al DGAI, questa sigla così complicata, perché la struttura è ormai abbastanza ferma non da mesi, ma dall'inizio della legislatura fino ad ora e non solo per la parte in cui è lei è competente come Ministro per lo sviluppo economico.
Ci sono cose abbastanza gravi: siamo non all'assenza di risorse finanziarie, ma alla mancanza assoluta di spesa e al ritardo di interventi, all'incapacità di programmazione da parte della direzione del suo Ministero che, come sa meglio di me, è un organismo intermedio del PON Ricerca e del POI Energia, che nel settennio 2007-2013 ha a disposizione 3,5 miliardi di euro e non ha speso niente, se non i pochi euro cui lei ha fatto menzione nella relazione.
Segnalo qui che, come il Ministro sa ovviamente meglio di me, siamo a una bassa percentuale di risorse impegnate. Si


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tratta del 45 per cento di quanto è stato erogato nel 2009-2010, che già rappresenterebbe un inizio straordinario per il 2011, perché le risorse erogate fino al 2010 sul PON 2007-2013 equivalgono al 15 per cento.
Fortunatamente siamo stati salvati dalla Commissione europea, che ha autorizzato la proroga automatica (userò questo termine per semplicità). Stiamo parlando di una Direzione generale che aveva a disposizione, nel triennio 2007-2010, 1 miliardo e 650 milioni di euro, ma ne ha impegnati solo 600. Altro che la cattiva spesa del peggior comune del Mezzogiorno!
Per il Fondo di garanzia si deve ribadire la stessa cosa, come anche per quanto riguarda la perdita di risorse che hanno riguardato - e che riguarderanno - la programmazione del 2011.
Lei ha citato aspetti importanti come il POI Energia, ma anche in questo caso c'è un giro contabile - Ministro, la prego di verificare - gli annunci sono giri contabili! I soldi all'utilizzatore finale (nel senso più proprio della parola) non arrivano! Si tratta di una partita di giro contabile di una Direzione generale. C'è anche il rischio di definanziamento delle risorse liberate, che vengono dal 2000-2006, è un problema di quella Direzione, questione a cui le chiediamo, Ministro, di mettere mano perché stiamo parlando di 1 miliardo e 300 milioni di euro.
I contratti di innovazione sono sospesi, sono sospese le forme agevolative previste dalla legge n. 488 del 1992, i patti territoriali. Stiamo parlando di residui di notevole entità.
Lei ha fatto menzione della ripresa dei progetti di innovazione industriale. Ma è come raccontare la favola del un re che aveva due tonnellate di grano, mentre il suo popolo moriva di fame e, invece di metterle a disposizione in quel momento,


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le diede tre anni dopo, quando tre quarti del suo popolo era già morto di fame. Bisogna evitare questo, perché è l'unica cassa che abbiamo a disposizione.
Tra i contratti firmati lei ha citato anche Invitalia. Noi abbiamo i contratti di programma e la mission di Invitalia che è dinamica. I contratti sono bloccati .
La legge n. 99 del 2009 - aspettiamo ancora che il Consiglio dei ministri licenzi i decreti attuativi per tornare a ragionare di incentivi e di aiuti alle imprese - presuppone che una delle Direzioni che ho chiamato solo per ragioni di comunicazione la «cassa» del Ministero dello sviluppo economico sia adeguata e che non si verifichino i gravi ritardi della capacità di spesa fin qui dimostrati nel biennio 2009-2010, che non devono ripetersi anche nel 2011. Chiedo quindi la sua opinione sulle questioni che ho voluto porre alla sua attenzione nelle forme e nei modi che evidentemente sono molto differenti tra noi parlamentari di opposizione e lei, signor Ministro.

GIUSEPPE GALATI. Ringrazio il Ministro perché ho visto che in due mesi ha fatto una profonda ed esaustiva full immersion nei problemi del Ministero, soprattutto per l'aspetto che riguarda i tavoli di crisi, perché conoscendone la complessità credo che la sua partecipazione diretta sia stata un elemento importante. Concordo anche sulla necessità di rivedere tutta la questione dei Commissari per quanto riguarda la tempistica, elemento fondamentale per la risoluzione delle questioni in atto.
Desidero porle tre questioni, signor Ministro. La prima riguarda le zone franche urbane, provvedimento a favore del Mezzogiorno, in seguito bloccato per problemi di stanziamento di risorse. Vorrei quindi conoscere quale sia lo stato dell'arte.


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L'altra questione è relativa alla questione dei POI sul turismo per 170 milioni che riguardano le regioni dell'Obiettivo Convergenza. Anche qui credo di aver capito che intenda assegnarli a Invitalia. Vorrei solo fare due riflessioni e due domande. Vorrei sapere, innanzitutto, se non si ritenga opportuno separare la gestione dall'assistenza tecnica, visto anche che avete società in house come quella specifica per il turismo, Promuovitalia, che viene utilizzata anche dal Ministro dello sviluppo insieme con il Ministro del turismo. Un'ulteriore questione riguarda i contratti di sviluppo che rappresentano uno strumento a beneficio delle grandi imprese: ciò significa escludere le imprese che soprattutto nel Mezzogiorno sono medie e piccole. Vorremmo quindi avere una sua valutazione, perché rischiamo che queste risorse vadano soltanto alle grandi imprese, che nel Mezzogiorno non esistono.
Lo scorso anno, per una serie di ragioni l'Istituto per la promozione industriale è stato soppresso, però rimangono alcune questioni su cui vorrei conoscere la sua valutazione. C'è il problema del personale, perché credo che molti degli obiettivi e delle competenze siano passate a Invitalia, che però ha un problema di esuberi soprattutto relativo alle società regionali. Vorremmo quindi capire meglio la situazione del personale.
Un'ultima questione che considero importante e credo possa essere già alla sua attenzione è che, poiché si è scelta la strada delle liquidazioni, ci sono problemi sulla forma giuridica e sull'efficacia della liquidazione, per cui è necessario sapere quali iniziative lei intenda attuare per risolvere questo problema.


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FABIO GAVA. Grazie Ministro per la sua presenza e anche per la relazione che mi è parsa molto esaustiva e che tocca tutte le questioni di fondo delle attuali politiche industriali nel nostro Paese.
La mia sarà solo una breve considerazione, anche perché i tempi sono molto limitati e quindi scelgo tra i tanti un argomento sul quale mi pare importante focalizzare l'attenzione, partendo proprio dall'opportuno invito da lei rivolto al termine della sua relazione a recuperare in termini di competitività del Paese.
Credo che questa sia ovviamente la questione delle questioni: sappiamo che è complessa, che dipende da una serie di fattori, alcuni probabilmente ineliminabili, altri come quello relativo alle politiche energetiche che necessitano di tempi medio-lunghi, altri che invece sono più strettamente legati alle politiche industriali all'interno anche delle associazioni sindacali. Immagino quello che sta avvenendo adesso sui nuovi contratti di lavoro portati avanti, ad esempio, dalla FIAT.
Credo che una delle questioni importanti per il nostro Paese sia quella relativa alla necessità degli interventi legati alla semplificazione burocratica, che riguarda soprattutto le piccole e medie imprese. Un passo in avanti importante sicuramente si potrà fare, se e quando sarà approvato lo Statuto delle imprese, di cui è primo firmatario l'onorevole Vignali.
Credo però che molto si possa fare non solo sul piano legislativo, ma anche sul piano meramente interno, burocratico, in un lavoro di coordinamento anche con altri Ministeri che veramente possa alleggerire l'attività di impresa da tutta una serie di condizionamenti di carattere burocratico o di


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altro genere, che in questo momento appesantiscono l'attività di impresa e determinano una delle componenti della minore competitività del nostro Paese.
La mia, più che una domanda è una considerazione e un invito a sviluppare anche in collaborazione con la Commissione un lavoro in questa direzione, che credo possa essere molto importante e molto apprezzato dal mondo dell'impresa. Grazie.

ANNA TERESA FORMISANO. Grazie Presidente, grazie Ministro. Abbiamo avuto conferma che non era vero che lei non voleva venire da noi in Commissione, così ci era sembrato quando più volte abbiamo chiesto di avere il piacere di averla qui. Il fatto che lei oggi ci abbia dato già disponibilità per la settimana prossima ovviamente ci fa molto piacere.
Vorrei affrontare quattro punti in maniera telegrafica, partendo da una considerazione: lei sa meglio di me che il 95 per cento delle imprese italiane sono piccole e medie imprese. Questo ci deve spingere a rivolgere sempre maggiore attenzione a questo settore.
Le elenco, quindi, alcune criticità che registro quotidianamente. La prima, riferendomi alle considerazioni dell'onorevole Galati: le zone franche urbane, che avevano dato tante aspettative nelle piccole e medie imprese, non riguardano soltanto il Mezzogiorno, come lei sa, perché nella regione Lazio - che non è Mezzogiorno - ci sono delle zone franche urbane che non hanno più saputo nulla in merito. Aspettavamo a dicembre 2009 il decreto di attuazione, venne in audizione in Commissione l'allora Ministro Scajola a settembre e disse che era pronto e che il decreto di attuazione stava per essere emanato. I sindaci non sanno cosa fare, quindi la pregherei di spiegare che cosa succederà in un senso o nell'altro, purché ci sia una posizione certa e chiara.


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Seconda questione: lei ha dato delle cifre sullo sportello unico, ma non sono assolutamente d'accordo perché conosco realtà completamente diverse.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Ho dato delle scadenze!

ANNA TERESA FORMISANO. Che ormai tutto sia pronto e funzioni in base alla mia esperienza sui territori non mi risulta assolutamente. È inutile mettere una scadenza a domani, se sappiamo che quei territori non saranno in grado di rispondere alle richieste loro poste e andrà peggio di prima.
Terza considerazione. Queste piccole aziende, soprattutto le piccolissime, stanno rischiando il fallimento per contenziosi che hanno con enti pubblici (province, regioni, comuni), mentre a livello nazionale sappiamo quello che è successo. Chiedo quindi al Ministro se pensa di poter fare qualcosa per esempio con la Conferenza Stato-regioni, visto che il grosso del contenzioso dipende proprio dalle regioni con la loro nota situazione economica. Un'azienda con quindici addetti se deve aspettare per due anni il pagamento dalla regione è costretta a chiudere! È quindi necessario valutare come dal nostro osservatorio, dal Ministero possiamo dare una mano a queste aziende che, al di là della cartolarizzazione, non sanno più che fare e versano in una crisi profonda.
Chiedo al Ministro - peraltro mi sembra che lunedì prossimo sia prevista all'ordine del giorno dell'Assemblea una mozione sul tema delle piccole e medie imprese - un'attenzione particolare a due settori, che vengono sempre nominati, ma cui non sono destinate le risorse adeguate: l'imprenditoria femminile e l'imprenditoria giovanile. O una volta per sempre mettiamo le risorse finanziarie adeguate a questi due segmenti dell'impresa, oppure è meglio cancellarli.


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L'ultima questione (ma non ultima in ordine di importanza) riguarda l'ennesima assemblea cui ho partecipato questa mattina della Videocon, che lei non ha nominato, ma è una vertenza che riguarda 1.200 addetti.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Non l'ho nominata, ma sono intervenuto personalmente sulla Videocon.

ANNA TERESA FORMISANO. Poiché 1.200 famiglie da cinque anni vengono continuamente «rimpallate» e si tratta di una vertenza in una provincia, come quella di Frosinone, che ha perso migliaia di posti di lavoro in tre anni, la cui conclusione negativa sarebbe veramente catastrofica, la ringrazio del suo interessamento e, poiché in questi giorni c'è una questione che riguarda l'accordo con una banca - e lei lo sa meglio di me -, mi auguro di poter riportare questa sera in provincia una buona notizia.
Questa mattina c'era un'assemblea convocata dall'Assessore provinciale all'industria, che peraltro è del PdL, proprio su questo tema, ma non è stato fatto cenno al suo intervento.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Mi stupisce molto!

PRESIDENTE. Credo, onorevole Formisano, che la cosa importante è che, invece, sembra che attraverso l'aiuto del Ministro si sia riusciti a smuovere la banca coinvolta.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Parliamo di Banca Intesa.

ANNA TERESA FORMISANO. Unicredit e Banca Intesa.


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PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Ma fondamentalmente di Banca Intesa.

MATTEO COLANINNO. Grazie, signor Ministro, per la sua relazione, un saluto anche al suo capo di gabinetto, dottor Mastrobuono.
Concordo con quanto ha detto al termine della sua relazione citando il Capo dello Stato, affermazione che lei ha già espresso recentemente in un'intervista a Il Sole 24 Ore. Credo che il problema della crescita sia insieme alla dualità dell'Italia nord/sud il problema più pericoloso per il nostro Paese, dato il debito pubblico e quindi la necessità di sostenerlo da parte della nostra economia.
Spesso nel dibattito si cerca di paragonare l'Italia alla Germania, ma credo che questo paragone sia sostanzialmente impossibile, se non altro perché il 99 per cento delle nostre aziende ha meno di i 50 dipendenti e il 95 per cento ne ha meno di 9.
Credo, quindi, che tutti concordiamo sulla necessità di crescere, sulla rischiosità nell'attuale situazione dell'economia tra la crisi e la globalizzazione di dare all'Italia un protagonismo diverso.
Anche un autorevole esponente del suo Governo, il Ministro dell'economia e delle finanze, nel mese di settembre scorso in un'intervista a la Repubblica ha sostanzialmente messo in evidenza il rischio che il nostro Paese, fondato sostanzialmente su aziende piccole o addirittura microimprese, riesca con difficoltà a competere in una situazione in cui siamo immersi tra la crisi e la globalizzazione.
La Germania è riuscita a intercettare la crescita della Cina, e questa è la forza per cui ha presentato i migliori conti di crescita dai tempi della riunificazione tedesca. Recentemente la Germania ha dimostrato che su 1.500 imprese leader del


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mondo 1.200 sono piccole aziende, evidenziando la forza della piccola impresa. Si deve però evidenziare che i tedeschi classificano piccole aziende quelle al di sotto di 1 miliardo di euro di fatturato, per cui considero difficile sovrapporre il nostro sistema al loro.
Arrivo alla domanda che per necessità si interseca con la politica economica e quindi con la politica di un altro Ministero economico fondamentale di questo Paese. L'Italia è piena di debiti, difficilmente cresce, le sue aziende sono in gran parte allo stremo, molta leva, pochissima capitalizzazione, scarsa capacità di andare sui mercati che crescono, ma si dice che l'Italia è più forte di altri perché, al di là della sua capacità di generare a livello consolidato un conto economico che cresca con valori vicini a quelli della Germania, ha un patrimonio netto diverso dagli altri Paesi.
Se vogliamo crescere, se lei stesso insieme al Capo dello Stato ha riconosciuto che questo è il punto dolente del nostro Paese e tutti siamo consapevoli che fortunatamente esiste tale patrimonio netto di questo Paese, alludendo al risparmio delle famiglie e alla capacità di avere un patrimonio, vorrei sapere cosa intendiate fare dal punto di vista della politica industriale, che ha bisogno di miliardi di euro, rispetto a questo patrimonio netto che vogliamo utilizzare, trasferire per generare redditi e quindi un conto economico del nostro Paese, evitando che, come avvenuto fino ad oggi, questo patrimonio si eroda nel tempo.

GABRIELE CIMADORO. Ringrazio il Ministro per la presenza e per l'impegno a tornare per il seguito dell'audizione, ma mi sarebbe piaciuto, se avesse aperto la sua relazione non annunciando che siamo fuori dalla crisi, ma conclamando ancora una volta che la crisi è in atto, che purtroppo non l'abbiamo dietro le spalle e che non è solo la crisi occupazionale,


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cui si riferiva il Ministro Tremonti, ma una crisi per tutte le aziende, soprattutto quelle piccole, che non hanno capacità o forza sufficiente per far fronte a queste emergenze, che purtroppo non vedono una fine.
Desidero, quindi, esprimere alcune perplessità. Uno dei temi che lei non ha affrontato è, ad esempio, quello del mondo dell'edilizia. È un pallino personale, come qualcuno mio dice, ma è anche un settore trainante del nostro Paese, al quale lei purtroppo non ha dedicato una parola. Le bolle immobiliari hanno portato alcuni Paesi, come la Spagna, a «saltare per aria». Noi, almeno nel Nord dell'Italia e soprattutto nella mia regione - che è anche la sua -, la Lombardia, abbiamo un capitale umano e di lavoro immenso, un patrimonio di qualità e di eccellenza che, come dice molto spesso Formigoni, che dobbiamo tutelare. Purtroppo, si incontrano resistenze burocratiche invalicabili nell'attivare alcuni meccanismi che permettono alle imprese di operare sul territorio direttamente o indirettamente, anche nell'accesso al credito.
Lei dovrebbe lavorare in collaborazione molto stretta con il Ministero dell'economia e delle finanze perché è con questi due Ministeri che probabilmente potremo uscire dalla crisi. È necessario, quindi, dire alle banche che ci sono condizioni particolarissime, che bisogna sostenere le imprese. Lei ha accennato al Fondo centrale di garanzia che bisognerebbe incrementare molto di più. Le associazioni probabilmente non danno spazio alla divulgazione, per cui molte imprese non sanno neppure dell'esistenza di questo Fondo. Non so se adesso abbia ancora a disposizione delle risorse, lei ha accennato a 5 o 7 miliardi di sottoscrizione ...

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. No, garantiti 5 miliardi, erogati 9.


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GABRIELE CIMADORO. Vedo in questo Fondo grande possibilità e grande attrattività per le imprese.
Un'altra osservazione. Nella relazione non ha accennato al fatto che le nostre imprese sono le più tassate d'Europa, per cui vorrei sapere se s'intenda mettere mano alla detassazione, arrivare a quelle promesse che Berlusconi aveva già fatto quindici anni fa.
Il Presidente Obama ha detto che l'America sta attraversando il momento di crisi peggiore e che si deve immediatamente procedere ad una minore detassazione e finanziare le piccole e medie aziende. Infatti, è da queste che passa il nostro tracollo. Se non aiutiamo loro, l'Italia non esce da questa crisi occupazionale e di impresa.
Non riesco a capire come mai solo Ungheria e Francia ammettano il made in Europa, per quali ragioni le altre Nazioni non abbiano aderito...

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. La risposta che il commissario Tajani ha dato rispetto alla cosiddetta legge Reguzzoni-Versace è motivata dal fatto che l'Europa ha dovuto pronunciarsi sulla conformità delle disposizioni della legge n. 55 del 2010. L' Ungheria - penso in qualità di Presidenza attuale dell'Unione europea - e Francia hanno sollevato rilievi. Non che questo sia fondamentale perché Tajani debba rispondere negativamente - come è stato obbligato a rispondere, tanto che abbiamo ritirato i decreti attuativi -, ma l'Ungheria lo poteva fare da sé perché dal punto di vista formale era obbligatorio lo facesse, mentre posizione della Francia mi ha sorpreso avendo loro i nostri stessi problemi. Nell'incontro che ho avuto con il ministro francese Eric Besson la scorsa settimana ho chiesto perché ce l'avesse con il made in, ma ha chiarito che si è trattato di una risposta burocratica perché i burocratismi anche a livello


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nazionale, e non solo europeo, talvolta prendono decisioni al posto della politica. Quindi i francesi si sono convinti, o lo erano sempre stati, ma si è convinta anche la parte burocratica, della giustezza delle nostre posizioni, ma ciò riguarda la risposta dell'Europa alla cosiddetta legge Reguzzoni-Versace.

GABRIELE CIMADORO. Dovremmo infine facilitare, garantire o comunque aiutare imprese serie, che hanno la possibilità di quotarsi in Borsa. Ci sono infatti 3.000-5.000 imprese che da qui a un anno o a dieci anni vorrebbero quotarsi in Borsa in modo da poter attrarre capitali esteri.
Noi non abbiamo questa attrattività per mille motivi: perché siamo italiani, perché i falsi in bilancio sono giochi di tutti i giorni, ma dovremmo dare la possibilità a queste piccole aziende sicure, che non hanno magari la forza economica di arrivare in borsa, di attirare in Italia con la loro serietà, professionalità e qualità del prodotto investitori che domani avranno la garanzia del loro investimento e soprattutto del guadagno. Grazie.

PRESIDENTE. Nel ringraziare il Ministro, rinvio il seguito dell'audizione a giovedì 3 febbraio 2011, alle ore 9,30.

La seduta termina alle 15,55.