• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/04493 [Diversa applicazione delle norme incriminatrici riguardanti l'immigrazione clandestina da parte di alcune Procure]



MAZZATORTA, DIVINA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 (cosiddetta direttiva rimpatri), adottata a seguito del Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo approvato dal Consiglio europeo il 16 ottobre 2008, definisce norme e procedure comuni da applicarsi negli Stati membri relativamente alle procedure di rimpatrio degli extracomunitari clandestini;

tale direttiva risponde all'esigenza, quantomai attuale, di introdurre norme efficaci nell'ambito di una politica di rimpatrio dei clandestini, politica necessaria per una corretta gestione della politica di immigrazione;

da notizie di stampa si apprende che diverse Procure della Repubblica (Procura di Firenze e di Brescia in primo luogo) ritenendo immediatamente esecutiva la direttiva stanno procedendo alla disapplicazione delle norme incriminatrici contenute nell'articolo 14, commi 5-ter e 5-quater, del decreto legislativo n. 286 del 1998 (testo unico sull'immigrazione) dando istruzioni operative in tal senso anche alle Polizie giudiziarie;

addirittura la Procura di Firenze ritiene che il presunto contrasto tra la cosiddetta direttiva rimpatri e le norme penali della legge sull'immigrazione sia da considerare "giustificato motivo" ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo n. 286 del 1998 per il quale lo straniero clandestino ha violato l'ordine di allontanamento del Questore a lasciare il nostro territorio;

vi è il rischio di dare vita a prassi applicative di norme incriminatrici non uniformi e imprevedibili nel senso che in alcune Procure si stanno disapplicando le norme penali ritenendo erroneamente tali norme in contrasto con una direttiva mentre altre Procure correttamente stanno applicando le stesse fattispecie di reato;

l'articolo 14 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 è norma fondamentale dell'apparato sanzionatorio penale di contrasto all'immigrazione irregolare (il clandestino che ha violato l'ordine di allontanamento del Questore senza giustificato motivo deve essere arrestato e finire in galera) ed è norma perfettamente in linea con gli obiettivi del Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo approvato dal Consiglio europeo il 16 ottobre 2008 e qualsiasi tentativo di disapplicare tale disposizione chiave appare eversivo rispetto all'attuale impianto della legge sull'immigrazione;

il Patto sull'immigrazione e l'asilo adottato dai Paesi dell'Unione europea nell'ottobre del 2008 impone, come prioritario obiettivo dei Paesi europei, quello di "combattere l'immigrazione clandestina" e non già quello di depotenziare le norme penali di repressione dell'immigrazione clandestina;

la tesi delle Procure di Firenze e Brescia appare abnorme e manifestamente errata anche alla luce delle aberranti conseguenze che ne derivano per l'ordinamento; un clandestino commetterebbe il reato previsto dall'articolo 10-bis del decreto legislativo n. 286 del 1998 (il reato di ingresso e soggiorno illegale come introdotto dalla legge sicurezza), ritenuto costituzionalmente conforme dalla Corte costituzionale; mentre un clandestino recidivo andrebbe invece esente da ogni responsabilità penale non potendo essere né arrestato né incriminato;

il Tribunale di Milano ha prudenzialmente stabilito che, in presenza di un dubbio sul contrasto tra la cosiddetta direttiva rimpatri e le norme penali interne, non si deve procedere alla disapplicazione delle norme incriminatrici ma tutt'al più al rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea affinché venga esaminata la compatibilità dell'articolo 14 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 con gli articoli 15 e 16 della direttiva rimpatri essendo la Corte di giustizia UE l'unico interprete autentico del diritto comunitario;

autorevole dottrina ed autorevoli magistrati hanno evidenziato che la direttiva rimpatri non appare autoapplicativa per la parte relativa alle disposizioni di rilievo penale, anche per la semplice considerazione che si tratta di direttiva adottata anteriormente al Trattato di Lisbona e che gli articoli 15 e 16 della direttiva si occupano soltanto del trattenimento amministrativo del clandestino durante la procedura di espulsione e non già della reclusione conseguente ad una sanzione penale;

apparirebbe abnorme e in contrasto con ciò che stanno facendo gli altri Paesi europei sostenere che la direttiva rimpatri impedisca agli Stati europei di adottare sanzioni penali contro il clandestino inottemperante all'ordine di espulsione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda inviare urgentemente ispettori del Ministero negli uffici giudiziari sopraindicati per verificare eventuali profili di responsabilità con riferimento all'operato delle Procure stante la gravità delle conseguenze in termini di mancato controllo dei flussi migratori illegali.