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Atto a cui si riferisce:
C.1/00544 [Accelerare la dinamica dei consumi e sostenere le piccole e medie imprese]



La Camera,
premesso che:
secondo i recentissimi dati diffusi il 18 gennaio 2011 dalla Banca d'Italia, la crescita dell'economia italiana resterà «moderata» nel corso del 2011, con un prodotto interno lordo che manterrà, sia nel 2011 sia nel 2012, il basso ritmo di crescita dell'anno 2010, intorno all'1 per cento. In particolare, la Banca d'Italia sottolinea che nel biennio 2011-2012 la ripresa economica sarà ancora trainata dalle esportazioni ma risentirà della debolezza della domanda interna e degli effetti delle misure di riequilibrio dei conti pubblici varate nell'estate 2010. La crescita, dunque, frenata dalla debole domanda interna resterebbe inferiore a quella dell'area euro stimata all'1,5 per cento. Alla fine del 2012, infatti, il prodotto interno lordo dovrebbe recuperare solo circa la metà della perdita subita nel corso di questi ultimi anni di recessione, pari a quasi 7 punti percentuali. Ne consegue, inevitabilmente, che ritmi produttivi così modesti non consentirebbero una ripresa significativa dell'occupazione, che, nel settore privato, si espanderebbe di circa 0,5 punti percentuali sia nel 2011, sia nel 2012. Per tali ragioni, la Banca d'Italia ha evidenziato la necessità di rimuovere gli ostacoli strutturali che hanno finora impedito all'economia italiana di inserirsi pienamente nella ripresa dell'economia mondiale;
su questa stessa linea appaiono anche i dati resi noti solo qualche giorno fa (il 26 gennaio 2011) dal centro studi di Confindustria che confermano come il nostro Paese fatichi ad andare oltre l'1 per cento nella velocità del prodotto interno lordo e, nonostante i dati positivi sulla ripresa globale, l'Italia, rileva Confindustria, non terrebbe il passo con Paesi appartenenti all'eurozona quali la Germania e altri come l'Asia e gli Stati Uniti d'America. La produzione industriale si attesterebbe al 17,8 per cento al di sotto del livelli pre-crisi. Sempre secondo Confindustria, la dinamica dei consumi in Italia continuerà a essere frenata dalle difficoltà nel mercato del lavoro e nei primi tre mesi del 2011 resteranno negative, di conseguenza, anche le aspettative delle imprese riguardo alle assunzioni;
intanto il debito pubblico continua a crescere. Secondo l'ultimo supplemento al bollettino di «finanza pubblica, fabbisogno e debito» della Banca d'Italia, il debito pubblico italiano è salito a 1.869.924 milioni di euro, rispetto ai 1.867.398 milioni nel mese precedente e 1.786.744 milioni di novembre 2009. In un anno, dunque, da novembre 2009 al novembre 2010 il debito pubblico è aumentato di 83,2 miliardi di euro, oltre il costo di tre manovre economico-finanziarie, al ritmo di 6,933 miliardi di euro al mese, ovverosia 1.155 euro l'anno per ognuno dei 60 milioni di abitanti italiani, senza che il Governo si sia posto il problema di attuare una seria politica economica per una sua progressiva riduzione;
il tasso di disoccupazione registrato dall'Istat a ottobre 2010 risulta

pari all'8,7 per cento, il più alto da quando, nel gennaio 2004, sono iniziate le serie storiche mensili. In particolare, i disoccupati in Italia a ottobre 2010 risultano pari a 2.167.000, più del doppio rispetto ad aprile 2007 e, secondo il già citato centro studi di Confindustria, il biennio di crisi economica è costato all'Italia 540 mila posti di lavoro e la contrazione proseguirà per tutto il 2011. Circa 2.000.000 risultano i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che per l'Istat rientrano nella categoria «Neet» (No education, employment, training), ovvero che non lavorano e non studiano. Un dato confermato dagli esperti dell'Ocse, che vedono l'Italia al terzo posto tra i Paesi industrializzati, dopo Messico e Turchia. Il valore del tasso di disoccupazione per i giovani tra i 15 e i 24 anni si attesta al 24,7 per cento, una cifra che sale al 36 per cento per le donne nel Mezzogiorno. Tale aumento, dall'inizio della crisi, è di otto punti percentuali e peggio dell'Italia risulta solo l'Ungheria, in Europa;
nel corso del 2010, le ore di cassa integrazione chieste dalle imprese italiane, secondo l'Istituto nazionale per la previdenza sociale, sono state pari a 1.200.000.000, il 31,7 per cento in più rispetto al 2009, quando erano state 914 milioni. Secondo la Cgil, nel corso del 2010, le aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria sono state 6.185, mentre l'utilizzo dello strumento della cassa integrazione in deroga è aumentato del 250 per cento. I due istituti insieme hanno riguardato complessivamente 400.000 lavoratori;
il tasso d'inflazione medio registrato in Italia, secondo l'Istat, nel 2010, si è attestato all'1,5 per cento. Rispetto al 2009, il dato è quasi raddoppiato (nei dodici mesi precedenti si era attestato allo 0,8 per cento). A dicembre 2010 l'indice dei prezzi ha raggiunto l'1,9 per cento, in crescita di due decimali rispetto al mese precedente. È il dato più elevato dal dicembre 2008;
la pressione fiscale in Italia nel 2009 rispetto al prodotto interno lordo, secondo le stime preliminari Ocse di dicembre 2010, è pari al 43,5 per cento in lieve aumento (+0,2 per cento) rispetto all'anno precedente. L'Italia è riuscita a scalzare così il Belgio dal poco ambito podio, diventando il terzo Paese dal fisco più esoso, dopo la Danimarca (48,2 per cento) e la Svezia (46,4 per cento);
la spesa media dei mutui per gli italiani rispetto alla media europea è superiore di circa 9000 euro. In sostanza, secondo un rapporto dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) pubblicato il 3 gennaio 2011, «è come se le famiglie italiane pagassero per dodici mesi in più rispetto a quelle europee il credito nel settore delle costruzioni». L'Italia, secondo l'Ance, è il Paese più caro d'Europa per contrarre un mutuo, con un differenziale dei tassi medi di interesse dello 0,36 per cento (il 4,1 per cento in Italia contro il 3,74 per cento a livello europeo);
secondo Federconsumatori e Adusbef, le famiglie italiane dovranno pagare 1.016 euro in più, nel corso del 2011, per acquistare gli stessi prodotti e servizi acquistati nel 2010. In particolare, 267 euro in più dovranno essere spesi per i generi alimentari, 131 euro in più per i carburanti, 120 euro in più per il trasporto ferroviario. I rincari saranno del 7-8 per cento per il gas, del 4-5 per cento per la luce, del 7 per cento per i rifiuti. Stando poi ai dati comunicati dall'Istat, il 29 dicembre 2010 il 33,3 per cento delle famiglie italiane, nel corso del 2009, non è stato in grado di far fronte a una spesa imprevista di 750 euro. Nel 2008 il dato corrispondeva al il 32 per cento. Infine, il 15,2 per cento delle famiglie, poi, ha presentato tre o più sintomi di disagio economico tra quelli dell'indicatore sintetico previsto dall'Eurostat;
alla luce di quanto precede emerge con tutta evidenza come l'attuale Governo non sia ancora riuscito a proporre una politica economica idonea a stimolare concretamente la domanda interna,

sostenendo i redditi delle famiglie e promuovendo lo sviluppo dell'impresa ed in particolare delle micro, piccole e medie imprese;
gli ultimi dati Istat disponibili, relativi all'anno 2007, confermano la prevalenza di micro imprese nel sistema produttivo del nostro Paese con oltre 4 milioni di imprese con meno di 10 addetti, che rappresentano il 95 per cento del totale ed occupano il 46 per cento degli addetti. Il 21 per cento degli addetti, pari a quasi 3,7 milioni, lavora infatti nelle piccole imprese (da 10 a 49 addetti), mentre la quota rilevata nelle medie imprese (da 50 a 249 addetti) è il 12,6 per cento (pari a oltre 2,2 milioni di addetti). Soltanto 3.630 imprese (0,08 per cento) impiegano 250 addetti;
avendo riguardo alle problematiche specifiche delle micro, piccole e medie imprese, non risultano ancora attuati nell'ambito del nostro ordinamento gran parte degli obiettivi sanciti a livello europeo dallo Small Business Act «Una corsia preferenziale per la piccola impresa» Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (un «Small Business Act» per l'Europa) (COM(2008) 394);
seguendo le indicazioni espresse dal sopra citato documento comunitario, il cambiamento radicale del nostro modello di sviluppo dovrebbe basarsi su di un più decisivo programma di investimenti in materia di educazione, di formazione e di ricerca e le micro, piccole e medie imprese dovranno essere sostenute attraverso l'adozione di specifiche misure nei settori della fiscalità e dell'assistenza agli imprenditori; l'emanazione di provvedimenti volti a favorirne la crescita dimensionale e la capitalizzazione; la creazione di condizioni più favorevoli agli investimenti, anche a livello transfrontaliero; il ricorso all'implementazione di procedure semplificate per la creazione e l'avvio dell'esercizio dell'attività di impresa; il miglioramento della loro governance e visibilità; il rafforzamento del loro potenziale d'innovazione, di ricerca e di sviluppo; l'adozione di misure che incentivino tali imprese a sviluppare nuovi prodotti e servizi rispettosi dell'ambiente e ad adottare sistemi di gestione eco-efficienti; il sostegno al superamento delle barriere commerciali nei mercati esterni all'Unione europea e in particolare nei mercati emergenti, quali la Cina e l'India; la riduzione dei tempi di ritardo di pagamento da parte della pubblica amministrazione; infine, il sostegno e la facilitazione dell'accesso al credito;
secondo una stima del Ministero dello sviluppo economico pubblicata il 24 gennaio 2011 sulla testata del Sole 24 Ore, attuando a regime le indicazioni dello Small Business Act, si potrebbe ottenere un impatto aggiuntivo sulla crescita del prodotto interno lordo del Paese in un triennio, di circa l'1 per cento grazie al maggior valore prodotto dalle piccole e medie imprese. In particolare, adeguando le normative attuali ai principi dello Small Business Act (contesto favorevole per le imprese, maggior facilità di credito, pubbliche amministrazioni permeabili alle esigenze delle piccole e medie imprese) si potrebbe ridurre il gap di crescita con gli altri Paesi europei, contribuendo anche alla creazione di circa 50 mila nuovi posti di lavoro;
sul tema dell'accesso al credito da parte delle imprese si rileva che l'indagine trimestrale Banca d'Italia - Il Sole 24 Ore sulle aspettative di inflazione e crescita pubblicata il 17 gennaio 2011 - evidenzia come le condizioni di accesso al credito per le imprese presentino sempre profili di particolare criticità e, di fatto, siano rimaste del tutto invariate da settembre 2010 ad oggi, «La quota di imprese che segnala invarianza di condizioni di accesso al credito - si legge nel rapporto - rimane superiore all'80 per cento. Risulta lievemente aumentata sia l'incidenza delle imprese che segnalano un peggioramento di tali condizioni (13,9 per cento, dal 12,4 per cento del trimestre precedente), sia quella di coloro che indicano un miglioramento

(5,1 per cento da 3,4 per cento). Si rileva, peraltro, che il tasso di crescita dei prestiti in Italia si è ridotto, nel giro di un anno, di dieci punti, colpendo in primo luogo le piccole e medie imprese che già risultavano fortemente penalizzate dall'applicazione degli accordi internazionali di Basilea, sia in termini di possibilità di accesso al credito, sia in termini di aumento di tassi di interesse legati all'erogazione del credito stesso;
sul tema dello snellimento delle procedure amministrative si evidenzia che, nonostante l'obiettivo corrisponda a quello di ridurre gli oneri amministrativi sulle imprese, l'Italia rappresenta il Paese europeo a più alto tasso burocratico, dove è stabile una vera e propria diseconomia dell'adempimento, che si ripercuote negativamente soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese. L'avvio di una nuova attività imprenditoriale, nonostante le modifiche normative intervenute recentemente sul punto, resta la fase burocraticamente più critica soprattutto per quanto concerne i costi, superiori del 67,2 per cento rispetto alla media europea. Nel nostro Paese, infatti, il principio di «proporzionalità negli adempimenti amministrativi» non risulta di fatto applicato. Attualmente, quindi, per le piccole e medie imprese italiane non esiste giuridicamente una proporzione fra l'onerosità degli adempimenti amministrativi cui vengono chiamate ad ottemperare e la dimensione dell'impresa, con la conseguente effettiva esigenza di tutela degli adempimenti pubblici;
nel nostro ordinamento, peraltro, non appaiono ancora recepiti i principi sanciti a livello comunitario dalla proposta di direttiva relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (di cui alla comunicazione COM(2009)126), che dovrebbe contribuire all'attuazione dello Small Business Act (di cui alla comunicazione COM(2008)394), al fine di creare eque condizioni di concorrenza per le piccole e medie imprese. Tale direttiva si inserisce, altresì, nell'ambito delle misure prospettate dal piano europeo di ripresa economica (COM(2008)800) che, tra l'altro, invita gli Stati membri e l'Unione europea a garantire che le amministrazioni pubbliche paghino le fatture relative alle forniture di beni e alle prestazioni di servizi entro un mese;
inoltre, appare quanto mai necessario che il Governo avvii una politica commerciale più attenta alle esigenze del nostro sistema e capace di accompagnare le imprese nella sfida dell'internazionalizzazione, promuovendo e tutelando il made in Italy, ma anche sviluppando maggiormente la concorrenza con regole e strumenti adeguati al fine di contrastare gli abusi di mercato e la contraffazione a garanzia delle imprese e a tutela dei consumatori;
occorre promuovere l'immagine dell'Italia all'estero, rafforzando la ripresa dell'export e la presenza internazionale delle imprese italiane, sviluppando politiche di internazionalizzazione anche attraverso il riassetto e la razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell'internazionalizzazione, con la conseguente riorganizzazione della rete estera di supporto alle imprese;
occorre investire sulla modernizzazione ecologica dell'economia tramite la riconversione dell'insieme delle attività produttive e dei servizi: riconversione che realmente può rappresentare l'occasione per creare nuovi posti di lavoro qualificati nel settore delle energie rinnovabili, dell'edilizia, dei trasporti, dell'agricoltura e molti altri ancora;
allo stesso modo bisogna investire sul capitale umano salvaguardando i livelli occupazionali, prevedendo la graduale deduzione del costo del lavoro dall'imponibile Irap, in particolare per le piccole e medie imprese. Nei confronti di queste ultime sarebbe auspicabile adottare iniziative volte a prevedere il pagamento dell'imposta sul valore aggiunto nel momento in cui si incassano le fatture e a consentire il finanziamento di opere pubbliche di piccole e medie dimensioni, più adatte

all'intervento di piccole e medie imprese, anche attraverso l'esclusione dal computo dei saldi validi ai fini del rispetto del patto di stabilità interno delle spese per investimenti per i comuni virtuosi;
occorre adottare iniziative volte a rifinanziare le disposizioni varate durante la XV legislatura in materia di credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo per importi non inferiori a quelli previsti nell'anno 2008 (ovvero 700 milioni di euro), aumentando la brevettabilità delle innovazioni italiane;
appare quanto mai urgente completare gli interventi di liberalizzazione dei mercati, allo scopo di ridurre le rendite di posizione e favorire la libera concorrenza fra imprese;
occorre adottare adeguate iniziative volte a rendere efficace un meccanismo di finanziamento pluriennale degli interventi per la realizzazione delle infrastrutture per la banda larga, sbloccando lo stanziamento di 800 milioni di euro previsti dal decreto legge n. 78 del 2009 per il finanziamento delle nuove reti tecnologiche, offrendo nuovi servizi ai cittadini e alle imprese e fornendo così al Paese fattori strutturali di competitività nel campo delle comunicazioni, puntando alla copertura a banda larga a tutta la popolazione entro il 2013 in linea con l'Agenda digitale europea;
occorre adottare specifici interventi per l'imprenditoria femminile attraverso l'attuazione del piano straordinario per la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e l'attivazione di iniziative di sostegno alle lavoratrici e imprenditrici madri, garantendo l'effettiva tutela previdenziale e assistenziale per le madri libere professioniste o assunte con contratti atipici;
occorre prevedere adeguati strumenti per incentivare l'imprenditoria giovanile, riconoscendo alle persone fisiche di età inferiore ai 35 anni che intendano avviare l'esercizio di attività di impresa, per i primi tre anni dalla data dell'inizio dell'attività, di potersi avvalere del regime di fiscalità agevolato di cui all'articolo 1, commi 96-117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, (ovvero il cosiddetto forfettone). Attualmente, infatti, i requisiti richiesti per accedere al cosiddetto forfettone prescindono dal dato dell'età, tanto è vero che possono accedere a questo tipo di agevolazione tutte le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che nell'anno solare precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 30.000 euro; non hanno effettuato cessioni all'esportazione; non hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori di cui all'articolo 50, comma 1, lettere c) e c-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, anche assunti secondo la modalità riconducibile a un progetto, programma di lavoro o fase di esso, ai sensi degli articoli 61 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, né erogato somme sotto forma di utili da partecipazione agli associati di cui all'articolo 53, comma 2, lettera c), dello stesso testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986. Infine, possono accedere a questo tipo di agevolazione le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che nel triennio solare precedente non hanno effettuato acquisti di beni strumentali, anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro;
nonostante le massime autorità istituzionali abbiano dichiarato come rappresenti un imperativo forzare la crescita della nostra economia perché le previsioni indicate dalla Banca d'Italia e dal Fondo monetario internazionale risultano troppo inferiori alle aspettative del nostro Paese, suscita forti perplessità, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, che parte della copertura finanziaria del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante proroga di termini previsti da

disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie (atto Senato n. 2518), attualmente in esame presso il Senato della Repubblica, venga fatta valere, quanto a 73 milioni di euro per l'anno 2011, mediante versamento all'entrata del bilancio dello Stato di quota parte delle disponibilità dei conti di tesoreria accesi per gli interventi del fondo per la finanza d'impresa che, come noto, dovrebbe invece perseguire l'obiettivo di facilitare l'accesso al credito e al capitale di rischio da parte delle imprese, soprattutto di quelle medie e piccole. Per altro, il fondo nazionale di investimento, nato il 18 marzo 2010, come misura di sostegno dei processi di patrimonializzazione delle piccole e medie imprese, con una dotazione di 1,2 miliardi di euro, non risulta ad oggi ancora operativo, mentre il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese dispone attualmente di risorse che non consentono di fornire un sostegno adeguato alle le piccole e medie imprese soprattutto in questa fase economica;
nonostante il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, insista ripetutamente sulla necessità di investire su ricerca e sviluppo e che, per la ricerca e l'innovazione, la Commissione europea nell'ambito del cosiddetto PNR (Programma nazionale di riforma), nel contesto della strategia Europa 2020 ha indicato nel 3 per cento del prodotto interno lordo il livello minimo di spesa da raggiungere nel prossimo decennio anche attraverso l'adozione di misure fiscali, secondo gli ultimi dati disponibili contenuti nella «Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive» del Ministero dello Sviluppo economico, negli ultimi anni le agevolazioni sono in costante diminuzione, mentre tutti gli altri Paesi industrializzati stanno sostenendo con misure rilevanti sia la ricerca e l'innovazione tecnologica sia la green economy quali fondamentali veicoli di crescita e di opportunità per lo sviluppo di nuove imprese e la conseguente creazione di nuova occupazione;
presso la Commissione attività produttive della Camera dei deputati è in corso di esame un testo unificato delle proposte di legge (atto Camera n. 2754) ed abbinate, volto a definire lo statuto giuridico delle imprese prevedendo misure in grado di favorirne l'avvio, lo sviluppo e la competitività, con particolare riferimento alle micro, piccole e medie imprese, relativamente alle quali si intendono recepire le indicazioni contenute nello Small Business Act adottato a livello comunitario (COM (2008) 394). La medesima Commissione ha svolto un'indagine conoscitiva sulla situazione e sulle prospettive del sistema industriale e manifatturiero italiano in relazione alla crisi dell'economia internazionale, nell'ambito della quale, il 1o dicembre 2009, ha avuto luogo l'audizione del Ministro dello sviluppo economico,


impegna il Governo:


ad adottare le opportune iniziative finalizzate a rilanciare la domanda interna, il potere di acquisto delle famiglie, sostenendo i redditi da lavoro e da pensione, così da accelerare la dinamica dei consumi in Italia;
a sostenere le micro, piccole e medie imprese assumendo le necessarie iniziative, anche normative, volte ad entrare nella fase operativa dell'attuazione dello Small Business Act, dando attuazione alle principali proposte volte a rilanciare alla competitività delle piccole e medie imprese, mettendo in campo nuovi strumenti finanziari per il sostegno della patrimonializzazione e capitalizzazione delle piccole e medie imprese, avviando l'operatività del fondo italiano di investimento istituito il 18 marzo 2010 presso il Ministero dell'economia delle finanze;
ad adottare le opportune iniziative volte a favorire l'effettivo accesso al credito alle piccole e medie imprese, valutando l'opportunità di incrementare in maniera consisteste le risorse a disposizione del fondo di garanzia per le piccole e medie

imprese, di aumentare il tetto dell'importo del credito garantito e le percentuali sulle quali si applica la garanzia;
a monitorare le condizioni di accesso al credito per le piccole e medie imprese, alla luce del recepimento degli accordi internazionali di Basilea, da ultimo Basilea 3;
a proseguire nel processo di semplificazione degli oneri burocratici e amministrativi, dando concreta attuazione, nell'ambito del nostro ordinamento giuridico, del principio della proporzionalità fra l'onerosità degli adempimenti amministrativi e la dimensione delle imprese;
a dare definitiva attuazione nel nostro ordinamento ai principi sanciti a livello comunitario in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, con particolare riguardo alle pubbliche amministrazioni, valutando altresì la possibilità di istituire presso la Cassa depositi e prestiti un fondo rotativo che anticipi i pagamenti ai fornitori delle pubbliche amministrazioni stesse;
ad individuare specifici indirizzi e risorse finanziarie per sostenere il made in Italy e per promuovere l'immagine dell'Italia all'estero, anche attraverso l'implementazione di strumenti efficaci a contrastare gli abusi di mercato e la contraffazione a garanzia delle imprese e a tutela dei consumatori;
a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa, anche normativa, volta a rifinanziare le disposizioni varate durante la XV legislatura in materia di credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo per importi non inferiori a quelli previsti nell'anno 2008 (700 milioni di euro), adottando, al contempo, politiche pubbliche realmente efficaci che favoriscano lo sviluppo delle imprese che investono nello sviluppo della ricerca e dell'innovazione tecnologica nei settori dell'ambiente, delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, dei servizi collettivi ad alto contenuto tecnologico, ovvero nell'ideazione di nuovi prodotti che realizzino un significativo miglioramento della protezione dell'ambiente;
a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa, anche normativa, volta a proseguire nell'adozione di interventi volti alla liberalizzazione dei mercati, allo scopo di ridurre le rendite di posizione e favorire la libera concorrenza fra imprese e diminuire i costi posti a carico del cittadino-consumatore;
a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa, anche normativa, volta a sostenere la cooperazione strategica tra le università e le piccole e medie imprese in conformità alle indicazioni espresse dalla Commissione europea nelle comunicazioni sulla modernizzazione delle università COM(2006)208 del 1o maggio 2006 e COM(2009)158 del 2 aprile 2009, individuando azioni tese a realizzare una concreta sinergia e forme di partenariato tra le università e le piccole e medie imprese nella partecipazione a programmi di ricerca comunitari e internazionali;
a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa, anche normativa, volta ad aumentare la brevettabilità delle innovazioni italiane, considerato che molte delle innovazioni italiane non sono brevettate e ciò rappresenta un doppio handicap nella competizione globale, in quanto rende più facili le imitazioni e impedisce al contempo di incassare le royalties e moltiplicare il valore dello sforzo innovativo;
ad adottare iniziative volte a promuovere l'immagine dell'Italia all'estero, attraverso il riassetto e la razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell'internazionalizzazione;
a valutare la possibilità di adottare ogni atto di competenza, volto a salvaguardare i livelli occupazionali, prevedendo la graduale deduzione del costo del lavoro dall'imponibile Irap, in particolare per le piccole e medie imprese, nonché ad adottare iniziative volte a prevedere il pagamento dell'imposta sul valore aggiunto nel momento in cui si incassano le fatture;

a sostenere il finanziamento di opere pubbliche di piccole e medie dimensioni, anche attraverso l'esclusione dal computo dei saldi validi ai fini del rispetto del patto di stabilità interno delle spese per investimenti per i comuni virtuosi;
a valutare l'opportunità di adottare adeguate iniziative, anche normative, volte a rendere efficace un meccanismo di finanziamento pluriennale degli interventi per la realizzazione della infrastrutture per la banda larga, sbloccando lo stanziamento di 800 milioni di euro previsti dal decreto-legge n. 78 del 2009 per il finanziamento delle nuove reti tecnologiche;
a valutare l'opportunità di adottare adeguate iniziative di carattere finanziario volte a sostenere l'imprenditoria femminile e giovanile, anche attraverso il riconoscimento per le persone di età inferiore ai 35 anni che intendano avviare l'esercizio di attività di impresa, per i primi tre anni dalla data dell'inizio dell'attività, di potersi avvalere del regime di fiscalità agevolato di cui all'articolo 1, commi 96-117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, (ovvero il cosiddetto forfettone).
(1-00544)
«Borghesi, Cimadoro, Porcino, Cambursano, Donadi, Evangelisti, Di Pietro, Barbato, Di Giuseppe, Di Stanislao, Favia, Aniello Formisano, Messina, Monai, Mura, Leoluca Orlando, Paladini, Palagiano, Palomba, Piffari, Rota, Zazzera».