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Atto a cui si riferisce:
S.1/00369 [Diagnosi e trattamento dell'insufficienza venosa cerebrospinale cronica ]



MARINO Ignazio, PORETTI, TOMASSINI, RIZZI, BOSONE, BIONDELLI, BASSOLI, CHIAROMONTE, SCANU, PERDUCA, DI GIOVAN PAOLO - Il Senato,

premesso che:

la sclerosi multipla è una malattia altamente invalidante che colpisce in Italia circa 58.000 persone;

l'insufficienza venosa cerebrospinale cronica (CCSVI) potrebbe essere una condizione clinica in cui stenosi congenite o di altra natura che colpiscono le vene giugulari e altre vene del tronco determinerebbero un alterato deflusso del sangue dal cranio al torace;

la CCSVI sarebbe da inserire tra le malformazioni venose di tipo trunculare, ovvero fra quelle che si sviluppano fra il terzo ed il quinto mese di vita intrauterina;

la CCSVI, per la quale il professor Paolo Zamboni ed altri studiosi sarebbero intenzionati ad ottenere un riconoscimento clinico includendo i protocolli inseriti nella "Consensus conference" mondiale dei chirurghi vascolari e votate dai rappresentanti di 47 Paesi, all'unanimità, nel settembre 2009, a Monaco;

la CCSVI potrebbe essere spesso associata, secondo autorevoli studi scientifici, con la sclerosi multipla;

l'angioplastica dilatativa è una procedura consolidata da 25 anni, mininvasiva, con rischi minimi;

in diversi Paesi sono stati avviati studi clinici per verificare l'efficacia e l'appropriatezza della angioplastica dilatativa nella cura della CCSVI,

considerato che la correlazione individuata tra le due patologie non poteva non suscitare un comprensibile interesse tra i malati di sclerosi multipla per il possibile beneficio derivante dall'accesso al trattamento di eventuali anomalie nel sistema venoso extracranico, interesse accentuato da passaparola via Internet e poi anche da trasmissioni televisive;

considerato, altresì, che:

la teoria dell'associazione tra le due malattie ha prodotto enorme attenzione nella comunità scientifica internazionale e in molti Paesi è già stata avviata la sperimentazione clinica sui malati di sclerosi multipla;

in Italia ci sono centri pubblici e privati dove viene eseguito l'esame con ecodoppler per la diagnosi della CCSVI, nonché l'angioplastica dilatativa che cura questa condizione;

tali operazioni sono state autorizzate dal Ministro della salute con la circolare del 27 settembre 2010, indicando anche un codice, generico e non specifico per la CCSVI, da utilizzare per le operazioni: ICD-9-CM codice 3950 "angioplastica o aterectomia di altro/i vaso/i non coronarico/i";

il professor Zamboni ha sostenuto, anche in sede di audizione dinnanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale del Senato, che la durata dell'esame e il metodo con cui questo viene realizzato siano parametri necessari affinché l'esito sia affidabile;

in detta circolare viene più volte indicato uno studio diagnostico della Fondazione italiana sclerosi multipla quale studio finalizzato a testare l'eventuale correlazione con la sclerosi multipla, senza considerare che il professor Zamboni stesso è uscito dal gruppo di lavoro di questo studio denunciandone le gravi carenze,

impegna il Governo:

affinché il Ministero della salute si adoperi nel chiarire come e dove possa essere effettuata la diagnosi, nonché il trattamento, della CCSVI, e in base a quali parametri, anche con la consulenza dello scopritore di questa patologia, il professor Zamboni;

a monitorare la raccolta dati di correlazione tra CCSVI e sclerosi multipla e predisporre controlli adeguati sulla correttezza delle sperimentazioni in atto e quindi istituire modalità di studio che consentano sicura tracciabilità dei dati;

affinché il Consiglio superiore di sanità fornisca il parere già richiesto da mesi;

affinché il Ministero della salute, attraverso i suoi organi di consulenza istituzionale, realizzi un censimento e una mappatura di tutti i luoghi e i centri, pubblici e privati, in cui vengono realizzati diagnosi con ecodoppler e trattamenti con angioplastica, omogeneizzando la raccolta dei dati affinché dalla loro lettura si possa verificare l'efficacia terapeutica della dilatazione venosa mediante angioplastica, sulla base dell'urgenza e della responsabilità nonché del rigore scientifico che la procedura richiede.