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Atto a cui si riferisce:
C.1/00527 [Estradizione di Cesare Battisti]



La Camera,
premesso che:
tra l'Italia ed il Brasile esiste un trattato di estradizione firmato a Roma il 17 ottobre 1989 ed entrato in vigore il 1o agosto 1993;
l'articolo 1, comma 3, del trattato stabilisce che «l'estradizione non sarà concessa se la Parte richiesta ha fondati motivi per ritenere che la persona sarà oggetto di atti di molestie e discriminazioni basate su razza, religione, sesso, nazionalità, lingua, opinione politica, condizione sociale o situazione personale, o la sua posizione potrebbe esser aggravata da uno degli elementi di cui sopra»;
in data 29 dicembre 2010 i media internazionali lasciano trapelare la decisione del Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva di non concedere l'estradizione dell'ex brigatista dei Proletari armati per il comunismo Cesare Battisti, condannato all'ergastolo in contumacia dalla magistratura italiana per l'omicidio di quattro persone fra il 1978 e il 1979, malgrado il parere favorevole alla stessa già espresso dal Tribunale supremo federale in data 16 aprile 2010;
in data 31 dicembre 2010 il Presidente Lula da Silva, al suo ultimo giorno di mandato, ha concesso lo status di rifugiato politico a Battisti, ufficializzando la mancata estradizione attraverso una nota diramata dal Ministro degli esteri brasiliano, Celso Amorim, evidenziando come la decisione del Governo brasiliano non rappresenti un affronto verso un altro Paese nel momento in cui si creano situazioni particolari che possono generare rischi per la persona, nonostante il carattere democratico dei due Stati, giustificando in tal modo l'orientamento;
il parere dell'Avvocatura dello Stato al Presidente brasiliano sottolinea che Battisti «agitatore politico operò negli anni difficili della storia italiana, sebbene condannato per crimini di matrice comune, potrebbe subire conseguenze negative dalla sua estradizione. Ci sono ponderate ragioni per ipotizzare che il detenuto potrebbe soffrire forme di aggravamento della sua situazione»;
tale tesi - basata sulle motivate richieste di estradizione di esponenti istituzionali e politici italiani e dalla quale l'Avvocatura deduce che «è abbastanza chiaro che la vicenda di Battisti scontenta settori della destra e della sinistra (...) mentre ciò non dovrebbe avere conseguenze sul caso in esame» - rappresenta evidentemente un esplicito giudizio negativo sul rispetto, da parte dello Stato italiano, dei diritti e delle garanzie dei detenuti;
le reazioni di alcune delle massime autorità italiane, additate come «impertinenti» dallo stesso Ministro Amorim nella sopra indicata nota, non sono tardate ad arrivare, sebbene alle proteste verbali non siano finora seguite azioni specifiche sul piano del diritto internazionale e dei rapporti bilaterali;
tra l'Italia ed il Brasile esiste una solida relazione di partenariato commerciale e diplomatico, da ultimo rafforzata

dalla manifesta amicizia tra il Presidente del Consiglio dei ministri italiano e il Presidente uscente Lula, come hanno dimostrato i reciproci attestati di stima espressi in occasione del vertice bilaterale Italia-Brasile del mese di giugno 2010, che evidentemente contrasta con l'approccio di chiusura e scarsa collaborazione usato dal Governo brasiliano nei confronti di una legittima istanza formulata dalle autorità italiane nel caso Battisti;
la vertenza tra i Governi non può essere affrontata attraverso il ricorso a ritorsioni commerciali, né a forme di ostruzionismo in materia di cooperazione internazionale, azioni che produrrebbero i loro effetti dannosi sul sistema delle imprese e dei consumatori italiani e brasiliani;
a differenza di quanto evidenziato a più riprese dal Presidente brasiliano uscente Lula, secondo il diritto internazionale, qualora tra due Paesi viga un accordo bilaterale in materia di estradizione, la concessione della stessa non è da considerarsi un atto sovrano dello Stato in cui lo stesso risiede, non soggetto a censura da parte dello Stato richiedente l'estradizione,


impegna il Governo:


a promuovere ogni opportuna iniziativa presso il Tribunale supremo federale del Brasile, la Commissione di conciliazione, istituita ai sensi del vigente accordo bilaterale tra Italia e Brasile, presso la Corte internazionale di giustizia Onu dell'Aja e in ogni altra sede istituzionale o giurisdizionale competente, affinché si possa pervenire all'estradizione di Cesare Battisti.
(1-00527)
«Bocchino, Barbareschi, Barbaro, Bellotti, Bongiorno, Briguglio, Buonfiglio, Consolo, Giorgio Conte, Cosenza, Della Vedova, Di Biagio, Divella, Granata, Lamorte, Lo Presti, Menia, Moroni, Angela Napoli, Paglia, Patarino, Perina, Proietti Cosimi, Raisi, Ronchi, Rosso, Ruben, Scalia, Toto, Tremaglia, Urso».