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Atto a cui si riferisce:
C.1/00515 [Esercitare ogni forma possibile di pressione politica e diplomatica sugli Stati e i Governi che non garantiscono la libertà religiosa]



La Camera,
premesso che:
l'ultimo gravissimo attentato terroristico, verificatosi in Egitto, contro la comunità cristiana copta, nel quale sono morte ventuno persone, ricorda ancora una volta il dramma degli attacchi massicci di cui i cristiani sono bersaglio in numerosi Paesi a maggioranza religiosa diversa, per lo più musulmana, ma anche induista;
con motivazioni religiose o pseudoreligiose, questi attacchi continui rinnovano e aggravano le persecuzioni ideologiche già subite dai cristiani nel Novecento ad opera dei regimi comunisti e che ancora oggi perdurano in un contesto gravemente segnato da violazioni sistematiche dei diritti umani come quello cinese;
la lista funerea delle azioni anticristiane ha motivazioni oggi dichiaratamente religiose e va dai Paesi africani al Medio Oriente e all'India, fino a ricollegarsi alla storia drammatica di Timor Est, dove un intero popolo a maggioranza cattolica stava per cadere vittima di un genocidio fermato all'ultimo momento dall'intervento della comunità internazionale al quale prese parte anche un contingente militare italiano;
non è da passare sotto silenzio che in più casi i mezzi di informazione vengono meno alla loro funzione informativa, rubricando questi fenomeni sotto la denominazione tendenziosa di «scontri religiosi», quando invece nell'attentato egiziano, come negli altri casi di cristiani colpiti da accuse precostituite o da veri e propri linciaggi, non vi è alcuno «scontro», a meno che non si intenda con ciò il semplice opporsi fisico di un corpo inerme agli strumenti scelti di volta in volta per eliminarlo. Oramai gli attacchi anticristiani rappresentano un sottofondo costante delle cronache relative a vaste aree del pianeta;
ciò è motivo di riflessione e dovrebbe coinvolgere credenti e non credenti: una consapevolezza maggiore sulle origini culturali delle nostre idee e istituzioni democratiche non può che rafforzarne la tenuta; del resto, la stessa laicità democratica ha tratto linfa vitale dall'esplicito riconoscimento biblico ed evangelico dell'autonomia del mondo storico e umano, così come dall'attenzione verso i deboli e gli emarginati che caratterizza il messaggio cristiano. Per questo anche in Occidente va ricordato sempre l'innegabile ruolo storico e culturale svolto dal Cristianesimo;
tutto ciò conferma l'urgenza di un problema che, oltre che culturale e morale, è strettamente politico: l'opinione pubblica e la classe politica devono destarsi da un torpore che sconfina nell'indifferenza, quasi queste fossero cose che non riguardino tutti;
la storia dimostra che la libertà religiosa è il pilastro portante di tutte le libertà, così come l'intolleranza religiosa porta inevitabilmente non solo alla violazione dei diritti umani fondamentali, ma a conflitti cruenti e devastanti: se l'attuale processo di espulsione dei cristiani e del Cristianesimo, iniziato in Medio Oriente già nei primi decenni del XX secolo, andasse avanti, ciò significherebbe la destabilizzazione di Paesi strategici per gli equilibri mondiali, oltre che di primaria rilevanza per gli interessi europei e italiani. Paesi come l'Egitto e la Turchia, per non parlare dell'Iraq o della stessa Palestina, rinnegherebbero la loro storia e conoscerebbero una deriva fondamentalista che potrebbe avere conseguenze devastanti per la pace nel mondo;
lo spettro tanto paventato ed esorcizzato a parole dello «scontro di civiltà» si potrebbe materializzare sotto l'aspetto mostruoso di una guerra di religione munita di armi di distruzione di massa;
in definitiva, la persecuzione in atto contro i cristiani nel mondo non è un

evento lontano, ma una minaccia diretta alla sopravvivenza della nostra stessa democrazia, per non dire della stessa umanità come noi oggi la si conosce,


impegna il Governo:


ad esercitare ogni forma possibile di pressione politica e diplomatica sugli Stati e i Governi che oggi impediscono o comunque non garantiscono la libertà religiosa, perché mettano in atto misure efficaci di contrasto ad ogni forma di persecuzione religiosa, con particolare riguardo alle comunità cristiane oggi tra le più colpite, insieme a misure di prevenzione dell'intolleranza, attraverso la messa al bando di ogni forma di incoraggiamento del fanatismo e dell'odio religioso, sia in ambito educativo e culturale, sia attraverso i mezzi di comunicazione di massa;
a promuovere in sede Onu una conferenza internazionale sulla libertà religiosa, finalizzata a dar vita ad un monitoraggio permanente delle persecuzioni religiose e ad impegnare gli Stati nel contrasto e nella prevenzione dell'intolleranza e del fanatismo religiosi;
ad assumere iniziative affinché alla base delle relazioni internazionali e delle collaborazioni economiche sia posto il rispetto dei principi di cui agli articoli 8 e 19 della Costituzione così come costantemente applicati nel nostro Paese, e affinché la violazione di tali principi sia considerata sanzionabile da parte degli organismi internazionali.
(1-00515)
«Fioroni, Veltroni, Realacci, Gentiloni Silveri, Benamati, Berretta, Bobba, Bocci, Cardinale, Cavallaro, D'Antona, D'Incecco, Farinone, Ferranti, Fogliardi, Garavini, Gasbarra, Genovese, Giachetti, Ginoble, Grassi, Merloni, Pedoto, Mario Pepe (PD), Portas, Rubinato, Sanga, Sarubbi, Schirru, Servodio, Strizzolo, Tullo, Vico, Viola, Coscia, Zampa, Siragusa».